«Lana Merino» e «Mago Merino» sono ormai tra i titoli più gettonati. D’altronde i numeri dello spagnolo Mikel, quello col numero 6 sulle spalle, sono impressionanti: 11 i minuti giocati contro Portogallo e Belgio, ma se le Furie Rosse sono in semifinale lo devono a lui. Contro Cristiano Ronaldo è entrato al minuto 85 realizzando la rete dell’1-0 al 91’. Con i Diavoli Rossi de La Fuente lo ha inserito all’86 e lui due minuti dopo ha firmato il 2-1. Più decisivo di così è dura...
Impatto devastante
Ogni Mondiale deve avere un attore non protagonista che poi si prende la scena: ok Haaland, Messi, Mbappè, Kane, ma tutti nella Spagna si aspettavano Yamal. E invece ecco spuntare, spesso dalla panchina, il fresco 30enne dell’Arsenal, centrocampista con il vizio del gol, ma che nessuno in Spagna si aspettava potesse diventare un simbolo. D’altronde chi durante Italia 90 pensava che sarebbe stato Totò Schillaci a trascinare gli azzurri fino alla semifinale con l’Argentina e poi al terzo posto?

Come tutte le storie particolari anche quella di Merino ha un qualcosa di «fiabesco» da raccontare. A partire dal fatto che lui, la porta, non la vedeva molto. Prima che Arteta, allenatore globale, gli facesse capire che i suoi tempi di inserimento non erano da centrocampista compassato, ma da uno che può diventare attaccante aggiunto.
Merino ci ha lavorato, prima di fermarsi per infortunio lo scorso gennaio: frattura da stress all’osso del collo del piede destro. Più unica che rara. Per settimane non cammina, resta al palo febbraio, marzo e aprile. Rientra a fine maggio, giusto per festeggiare con i Gunners la vittoria della Premier League, spera nella convocazione mondiale, ma nulla più.
La svolta
Paradossalmente a crederci davvero è il ct della Spagna che se lo porta e lo schiera all’inizio anche titolare, senza però i risultati sperati. Così, partita dopo partita, de La Fuente matura l’idea che Merino possa essere uno da ultimi minuti e lui lo ripaga segnando gol decisivi. Ora nel mirino c’è la Francia, ultimo ostacolo che può spalancare le porte della finale. Mikel è lì, pronto a sedersi panchina e a scaldarsi da inizio ripresa. C’è un’intera nazione che gioca al suo fianco.




