Pederzoli: «Ritorno a Brescia sfida eccitante, sento la responsabilità»

Il nuovo responsabile dell’area tecnica: «Intendo svolgere un lavoro in condivisione. Le pressioni? Un privilegio»
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Mauro Pederzoli - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
Mauro Pederzoli - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

Lo scopriremo solo vivendo e – possibilmente – vincendo tutto il potenziale di un ruolo che va ben oltre la definizione di responsabile dell’area tecnica dell’Union Brescia.

Quello che Mauro Pederzoli assumerà ufficialmente da sabato prossimo, l’11 luglio, quando inizierà a decorrere un contratto triennale, è un incarico operativo, strategico e istituzionale. Tutto insieme. Si tratta di progettare, ma anche di mettere a terra i piani di sviluppo di una società che tanto ha già fatto, ma che molto deve ancora fare tra patrimonializzazione e valorizzazione («l’arrivo di Pederzoli – sono state ancora parole di Pasini – va in una certa direzione e potrebbe non essere neanche finita qui»).

Tutto passa dalle infrastrutture, ma anche della crescita del vivaio, che passa anche dall’avere un’area scouting strutturata e codificata. E tutto ciò però passa anche dal conseguimento dei risultati sul campo da parte della prima squadra. Tutto passerà dunque anche dalla costruzione dei rapporti con chi per l’Union Brescia lavora già e nella creazione di una sintonia che sia totale e vera, che dalla teoria, si trasformi in pratica. Non ci si scappa.

«Sento forte l’orgoglio, l’onore e anche la grande responsabilità per questo incarico. Sento anche le pressioni di una piazza che conosco molto bene: ritengo tuttavia che le pressioni siano un privilegio e che per tutti noi dovranno essere vitamina e non un sonnifero».

Pederzoli, lei è bresciano: questo ritorno è anche una questione di cuore?

«Anche, certo. Ma è prima di tutto una sfida professionale: esaltante ed eccitante. Farò più del massimo per questo club e questo presidente».

Lei non conosce la serie C...

«Vero, ma la abbraccio con convinzione. A questo punto della mia vita, quella dell’Union Brescia è una sfida molto stimolante: ho sempre fame e passione. Di certo il mio ruolo non sarà tanto sulla quotidianità, quanto puntato sul futuro e sullo strutturarci».

Al Rigamonti la presentazione di Mauro Pederzoli, nuovo direttore dell'area tecnica dell'Union Brescia - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
Al Rigamonti la presentazione di Mauro Pederzoli, nuovo direttore dell'area tecnica dell'Union Brescia - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

Cosa porta della sua grande esperienza internazionale?

«Di certo lavorare fuori apre molto la mente, poi però ogni realtà ha le proprie esigenze. Questa società in un solo anno ha fatto passi da gigante e altri ne farà a partire dalla costruzione di un centro sportivo all’avanguardia che non è certo una cosa molto comune».

Il suo ruolo è molto ampio, sembra abbracciare tutte insieme le varie esperienza lavorative che lei ha avuto in precedenza...

«Punteremo molto sull’implementazione dell’area scouting e sul settore giovanile: interfacciarsi con tutti sarà fondamentale».

Sì, ma al di là delle parole, chi deciderà nel concreto di comprare Tizio o Caio?

«Voglio che tutto avvenga attraverso processi di condivisione. Poi se questa non dovesse esserci a dire l’ultima parola sarei io, ma non è quello che voglio. È lontanissimo anzi da come intendo io il funzionamento di un gruppo di lavoro. Agire in squadra e condivisione è il mio intendimento».

Anomalia: di solito è un direttore a scegliere le persone con cui lavorare. Lei invece arriva in una struttura già ben delineata...

«È vero, di solito funziona così. Però mi ritengo fortunato a vedere occupate le caselle chiave da persone che ben conosco. Da Corini, al direttore sportivo Ferretti al responsabile del settore giovanile Collauto. Di certo dovrò essere io a inserirmi e a far capire che sono qui per dare una mano e non per impormi per via del ruolo».

Lei in carriera ha fatto davvero di tutto, anche il giornalista. Poi con Corioni il salto.

«Non sarei qui se Corioni non avesse creduto in me. Nel sottoscritto vide qualcosa e mi fece diventare direttore sportivo. Mi cambiò la carriera. Da giornalista invece dovevo tutto a Giorgio Sbaraini (figura storica del giornalismo sportivo locale, ndr).

Lei lavorò anche con Cellino a Cagliari...

«Sì, quasi 25 anni fa. In quella città vissi una luna di miele perché i risultati arrivarono. Poi però da allora con Cellino ho progressivamente perso i contatti e non saprei nemmeno cosa dire di lui allo stato attuale».

Da dove si parte per vincere come chiede Pasini?

«Di certo come già è stato detto in qualche occasione da Ferretti, non ci sarà una rivoluzione. Si parte da una continuità tecnica tra allenatore e blocco squadra, per cui direi che questo non è poco».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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