Pedro Mariani è il classico giramondo con un pezzetto di Brescia nel cuore. Tre stagioni in biancazzurro alla fine degli anni Ottanta, di fatto 100 partite con la V sul petto e un legame che unisce i tifosi delle rondinelle a lui e viceversa. Ieri è stato l’ospite della Linea Diretta, la trasmissione di Teletutto e radio Bresciasette condotta da Fabrizio Valli e in onda dalle 13.05.
Dalla parte del mister
Mariani ha condiviso due stagioni con Eugenio Corini, è legato a lui, segue le vicende dell’Union Brescia con doppio affetto. «Credo che la sua squadra e il Trento siano tutto sommato in linea con la stagione – commenta – mentre è il Cittadella ad assere andato oltre ogni aspettativa, trasformando l’eccezionalità dei risultati in normalità. Per quanto siano passate dieci partite si è ancora in fase di assestamento, sia per quanto riguarda la classifica sia per la struttura delle squadre, quindi spero che venga dato a tutti ancora un po’ di tempo».
Non sempre fattibile quando si parte con l’idea di vincere il campionato. «Ripeto, credo che in questo momento serva un po’ di serenità che fa del bene a tutti».
Carenze
Secondo Mariani però qualcosa che non va c’è e sta alla...base. «Il problema è che se si fa male Crespi, come successo, e ci si mette le mani nei capelli perché manca un sostituto adeguato. La squadra è buonissima, ma a mio parere l’organico non è completo. Manca qualcuno in tutti i reparti, specialmente in attacco, che adesso è sotto osservazione. Io non credo che il Cittadella possa tenere sempre questo passo spedito, così come sono convinto che l’Union Brescia si riprenderà. Se poi a gennaio verrà apportato qualche ritocco grazie al mercato, allora sono certo che il vento cambierà. Tornando all’oggi, mi pare davvero troppo azzardato un cambio di allenatore».

Passato
Mariani lo dice con cuore, «da quel rapporto speciale che ho con i bresciani. Gente tosta, territorio bellissimo: mi trovai bene proprio perché ci sono delle similitudini tra il mio carattere e il vostro». La stagione della svolta, per lui, fu la ‘88-’89, la penultima in biancazzurro. «Arrivò Varrella in panchina, uno che aveva delle idee in linea con il calcio che stava cambiando. Mi cercavano Ascoli e Pisa, lui mi disse al raduno: “Provo a farti giocare più indietro, un 2 mascherato da 7”. In ritiro provammo, andò benissimo e si aprì per me una seconda vita calcistica. A Varrella e alle rondinelle posso solo dire grazie perché è grazie a quella intuizione che ho potuto allungare la mia carriera».




