Massimo Cellino ha fatto la sua mossa. La richiesta di riattivazione della matricola 7810 al Crl ha un obiettivo preciso: evitare il crac. Per farlo, non si può prescindere dall’iscrizione del Brescia Calcio – quello «vecchio» – a un campionato dilettantistico. La Terza categoria, in questo caso, perché il titolo sportivo che un anno fa avrebbe garantito all’imprenditore sardo l’approdo in C (dopo la retrocessione a tavolino) gli è ormai scivolato dalle mani.
La sopravvivenza della matricola comporterebbe, tra le altre cose, la possibilità di «continuare a beneficiare dell’incasso dei crediti maturati e maturandi relativi al contributo di solidarietà di Tonali e di altri calciatori che hanno militato nel Brescia Calcio». Lo scrive l’avvocato Eugenio Bissocoli, l’esperto nominato per seguire la procedura di composizione negoziata (la trattativa con i creditori, in soldoni) di Cellino.
Il contributo di solidarietà
Ma in base a quale norma un Brescia Calcio regolarmente iscritto a un campionato avrebbe diritto a incassare denaro per la cessione di suoi ex tesserati? Si chiama «contributo di solidarietà», ed è previsto dalla Fifa: per ogni trasferimento internazionale, il club che acquista un calciatore deve corrispondere una somma (il 5% del valore complessivo dell’operazione) alle società formatrici, vale a dire quelle in cui il giocatore ha militato dai 12 ai 23 anni.
L’importo specifico per ogni squadra è parametrato alla durata della permanenza del calciatore in quella fase della sua carriera. La quota va versata alla Fifa, che a sua volta distribuisce il denaro ai club coinvolti. In molti casi il pagamento viene dilazionato, motivo per cui – ad esempio – Cellino non ha ancora incassato tutte le rate della prima cessione di Tonali in Inghilterra.
Non solo Sandro

L’avvocato Bissocoli fa riferimento ad «altri calciatori», oltre a Sandro, in maniera non casuale. Chiunque aderisca a questi parametri può infatti garantire nuove entrate a Cellino. Pensiamo ad Andrea Cistana, di proprietà dello Spezia. O ad Andrea Papetti, oggi alla Reggiana. O ancora a Patrick Nuamah, in forza al Catanzaro.
Calciatori (questi sono solo alcuni esempi) che il Brescia ha cresciuto in casa, e che in caso di trasferimento a titolo definitivo porterebbero nuova liquidità nelle casse del vecchio Brescia. Per i trasferimenti interni, a livello nazionale, la percentuale è più bassa (3%), ma il meccanismo è essenzialmente lo stesso. E poco importa se parliamo, sulla carta, di cifre molto più modeste di quelle che può generare l’affare Tonali.
Tre milioni

L’ex centrocampista biancazzurro è in odore di trasferimento al Tottenham: lo vuole De Zerbi, che con gli Spurs ha appena conquistato la salvezza ed è al lavoro per allestire una rosa che punti alla qualificazione in Champions nel prossimo campionato. L’operazione, ben impostata, potrebbe valere tra i 70 e gli 80 milioni di euro. Se tutto andasse in porto in quest’ordine di grandezza, Cellino incasserebbe un tesoretto da circa 3 milioni, tra vecchie e nuove rate.
Avrebbe diritto, secondo un calcolo approssimativo, al 2,5% dell’importo complessivo dell’affare che sta maturando tra Newcastle e Tottenham (il Milan all’1%, mentre il restante 1,5% andrebbe alla Federazione, visto e considerato che il vecchio Piacenza, cui spetterebbe quella fetta, è fallito nel 2012). E pure al 10% sui premi che andrebbe a incassare lo stesso Milan. La portata principale è questa, il resto sarebbe contorno. Ma per Cellino conterebbe anche quello, eccome. E conterebbero pure le eventuali percentuali sulle rivendite pattuite con altri club per cessioni passate. Tanti buoni motivi per riattivare la matricola.




