Una sosta così lunga per le Nazionali è stata una novità per tutti, compresi i tifosi abituati a gestire i loro fine settimana in base alle partite di serie A. Ma l’Italia, che sia quella dei grandi o l’Under 21, ci lascia in eredità una sorta di «monumento» destinato a svettare, si spera, a lungo. Silvio Baldini, Pio Esposito e Cher Nodur formano infatti quel «Big Ben» che si erge al centro dei due gruppi.
Silvio Nazionale
Il tecnico degli azzurrini (in panchina a Brescia nella stagione ‘98-’99) chiude la lunga parentesi di settembre-ottobre mettendosi in tasca il pass per gli Europei di categoria. E lo ottiene non solo meritatamente, ma facendo giocare benissimo i suoi ragazzi. Che a Baldini vogliono bene come a un padre (più d’uno l’ha ripetuto dopo il 6-2 alla Polonia), perché lui è quello che li porta a cena in trattoria, tutti insieme, a fare gruppo. E quello dell’Under 21 è formato da ragazzi fantastici, dentro e fuori dal campo. Vederli giocare insieme è luce per gli occhi di chi ama il calcio, non a caso più di un milione di appassionati era davanti alla tv nel tardo pomeriggio di lunedì per il successo netto sulla Polonia.
Imprescindibile
Pio Esposito – ormai bresciano d’adizione – con la maglia dei più piccoli ci è cresciuto, ma adesso fa stabilmente parte della Nazionale di Mancini. Anzi, ne è un punto fermo. Sette gol in tredici presenze, numeri che fanno (giustamente) pensare come l’Italia abbia trovato quel bomber che andava cercando da anni.
E lui lo ha dimostrato anche a Bologna contro la Turchia: lasciato inizialmente a riposo da Mancini, è entrato con una voglia e una carica di chi è pronto a dare il 100% per la maglia azzurra, che giochi 1 o 90 minuti. E ha puntualmente lasciato il segno, facendosi trovare nel posto giusto al momento giusto.

Mancini parlando di lui ha ripescato figure come quelle di Vieri e Toni (l’attaccante, secondo il ct, che maggiormente gli assomiglia), intanto Pio macina numeri e record con la stessa facilità con cui trova la porta. L’ultimo è proprio quello dei gol realizzati in azzurro in «età precoce»: il bomber dell’Inter ne ha fatti sette (in 13 match) a 21 anni, meglio di lui soltanto Meazza che di anni ne aveva 20.
Con tutto il rispetto per Scamacca e per gli altri attaccanti a disposizione di Mancini, Pio Esposito ha dimostrato di avere qualità che non si trovano. E di meritarsi la maglia da titolare al centro dell’attacco. Magari condividendo il reparto con il fratello Sebastiano, un altro che ha saputo giocarsi al meglio la possibilità concessagli da Mancini.
Re di Pescara

Tra coloro che tornano dall’esperienza azzurra con il sorriso stampato in volto c’è anche il bresciano Cher Nodur. Baldini lunedì gli ha messo al braccio la fascia di capitano, lui è stato il trascinatore dell’Under 21. E poi quel gol, incredibile, da oltre settanta metri. Attenzione, assolutamente voluto, non casuale. È sì davanti alla sua area Ndour, ma alza la testa e lontano lontano riesce a scorgere il portiere polacco fuori dai pali. Il resto è già un pezzo di storia del calcio italiano, con quella parabola che si spegne in fondo alla rete mentre tutti corrono ad abbracciarlo.
Forse in pochi lo ricordano, ma ad inizio 1992 Luca Brunetti (poi passato in estate al Brescia) con la maglia del Taranto fece un gol simile proprio a Pescara. Era l’altra porta, non quella sotto la curva pescarese e in quel caso un rinvio a spazzare il limite dell’area si trasformò in tiro imprendibile per il portiere di casa. Qui invece ci sono pensiero, idea e quella sana follia che solo i fuoriclasse hanno. Di vedere ciò che gli altri non vedono. Così nasce la poesia del calcio.




