Caso Rocchi, quando un assistente bresciano denunciò l’opacità dell’Aia

Tempi duri per la classe arbitrale italiana. Gianluca Rocchi, designatore dei fischietti di serie A e B, è indagato per concorso in frode sportiva. L’ipotesi è che abbia condizionato alcune scelte dei direttori di gara del massimo campionato, esercitando pressioni sul Var.
In un Udinese-Parma della stagione scorsa, ad esempio, Rocchi avrebbe indotto – secondo l’accusa – i «varisti» in sala a Lissone a invitare l’arbitro Maresca a un’on field review per un fallo di mano in area non ravvisato dall’arbitro, che lo assegnò dopo il controllo al monitor.
Tra le gare giunte all’attenzione di chi indaga ci sarebbe anche un Inter-Verona del gennaio del 2024, in relazione a una gomitata del nerazzurro Bastoni a Duda: in quella stessa azione l’Inter trovò il gol, e quel contatto non venne punito.
La lettera-denuncia
Rocchi si è dichiarato estraneo ai fatti, dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia, affermando di avere «piena fiducia nella magistratura». L’interrogatorio di garanzia è fissato per il prossimo giovedì. L’indagine, secondo quanto ricostruito dalla Gazzetta dello Sport, parte da una lettera-denuncia indirizzata alla Commissione arbitrale nazionale alla fine della scorsa stagione da Domenico Rocca, ex assistente arbitrale della sezione Aia di Catanzaro.
Secondo Rocca, scrive la rosea, sarebbe stato proprio Rocchi, durante quell’Udinese-Parma, ad «alzarsi rapidamente dalla postazione per “bussare” più volte sul vetro della stanza di Paterna Var e Sozza Avar per richiamare la loro attenzione». I due, a loro volta «chiameranno l’arbitro per un on field review». Quei frangenti sono documentati da un video diffuso dall’agenzia Agi, nella quale Paterna si gira verso la vetrata della stanza di Lissone e sembra chiedere a qualcuno «è rigore?». Va precisato che, da regolamento, non può esserci alcuna comunicazione tra la sala Var e l’esterno durante una partita.

Storie di assistenti
Quella denuncia, sempre secondo la rosea, venne archiviata sul piano sportivo, ma ha di fatto innescato questo nuovo filone sul piano penale. Non è la prima volta che un assistente denuncia presunte opacità nell’operato dell’Associazione italiana arbitri. Questa vicenda richiama quella che ebbe per protagonista Michele Lombardi, assistente bresciano che vanta ventuno presenze in serie A e quasi 100 in serie B.
È ancora un tesserato Aia, e per questo non può rilasciare interviste senza autorizzazione: «Quello che mi limito ad affermare – ci dice –, senza contravvenire a tale imposizione regolamentare, è che quanto è emerso negli ultimi mesi non è stato affatto motivo di sorpresa per il sottoscritto».
Le graduatorie
I fatti sono questi: Lombardi presenta ricorso davanti alla giustizia sportiva al termine del campionato 2022/2023, opponendosi alla dismissione (di fatto l’esclusione) dall’organico degli assistenti designabili per le partite di serie A e B. Il meccanismo prevede che arbitri e guardalinee vengano valutati per lo stesso numero di partite dalla Commissione (in questo caso Rocchi, che all’epoca era già designatore, e i suoi vice), e in ogni gara arbitrata da un osservatore. Sia l’organo tecnico che l’osservatore assegnano un voto alla prestazione dell’arbitro o dell’assistente. A fine stagione si ottiene un punteggio calcolando la media tra quelle dei voti di questi due soggetti.

La posizione di Lombardi
Lombardi, nei suoi ricorsi, contestava diversi punti. Uno dei più significativi riguardava il fatto che, stando all’ex assistente e ai suoi legali, il numero di gare arbitrate da chi si era salvato per pochi millesimi di punto, rispetto a chi non ci era riuscito, fosse sensibilmente più alto. La tesi era dunque che, nel caso di chi veniva escluso con un numero di gare più basso, un voto negativo pesasse inevitabilmente molto di più.
Lombardi contestava anche il meccanismo di modifica, a campionato in corso, del numero dei dismessi a fine anno. In sostanza, sempre secondo i legali dell’ex assistente, il numero degli esclusi veniva stabilito verso la fine del campionato (solitamente a marzo), quando le classifiche erano già delineate. Un po’ come se la serie A decidesse in primavera quante squadre debbano retrocedere. Come finì quella vicenda? Con il respingimento del ricorso di Lombardi. Stessa sorte, sul piano sportivo, toccata alla lettera inviata da Rocca. In questo caso, però, potrebbero esserci dei risvolti penali.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Sport
Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.
