Vecchie glorie, gli anni in D, centro per tutti: 50 anni di Club Azzurri

Nacque da un’idea di ex giocatori del Brescia, vide il primo scudetto del femminile, ora è anche un lido: il mezzo secolo festeggiato alla grande
Fabio Tonesi

Fabio Tonesi

Giornalista

La festa per i 50 anni: al centro Ottavio Bianchi (in piedi) e il proprietario Davide Frugoni (primo da destra in basso) - © www.giornaledibrescia.it
La festa per i 50 anni: al centro Ottavio Bianchi (in piedi) e il proprietario Davide Frugoni (primo da destra in basso) - © www.giornaledibrescia.it

Una squadra nata dalla volontà delle vecchie glorie, un campo per accogliere gli allenamenti professionisti, un centro sportivo per tutti. Dici Club Azzurri e parli di mezzo secolo di sport bresciano, a tutti i livelli: dall’idea romantica di avere un’alternativa credibile alle rondinelle in città alle difficoltà dei primi anni 2000, da circolo privato a impianto fruibile per famiglie e giovani. È un’evoluzione su due piani, quello sportivo e imprenditoriale, quella vissuta dal Club Azzurri, il cui marchio ha appena tagliato il traguardo dei cinquant’anni.

Le vecchie glorie del Brescia in una foto d'epoca © www.giornaledibrescia.it
Le vecchie glorie del Brescia in una foto d'epoca © www.giornaledibrescia.it

Gli albori

Il Club Azzurri nasce cinquant’anni fa dalla volontà di ex giocatori del Brescia. Chico Nova e Dante Crippa sono tra i fondatori, insieme a Giancarlo Colombini, Umberto Ratti, Bruno Prandini e Costantino Bononelli, vulcanico uomo di sport, non solo di calcio.

Chico Nova, fu attaccante del Brescia a fine anni '50 © www.giornaledibrescia.it
Chico Nova, fu attaccante del Brescia a fine anni '50 © www.giornaledibrescia.it

«I nostri genitori facevano il campionato degli ex - ricorda Roberto Nova, figlio di Chico, indimenticato attaccante del Brescia e a lungo anche apprezzato opinionista per Teletutto - e noi figli, quasi per gioco, iniziammo a fare le partite prima della loro. Così partirono dal settore giovanile formando una squadra di Giovanissimi, si giocava a Campo Marte. Trovavamo chi c’era, non c’era scelta. Di anno in anno è stata formata tutta la filiera, ci spostammo poi a San Bartolomeo. La cosa bella è che eravamo allenati da ex calciatori che la sera, dopo il lavoro, curavano la tecnica individuale».

Il centro

Il centro Club Azzurri di via Garzetta, sotto la valle di Mompiano, però, nacque però un lustro dopo, all’incirca. Erano i primi anni ’80. «Papà – ricorda ancora Roberto Nova – aveva un’idea particolare, forse non ancora adatta per i tempi. Si desiderava che il centro sportivo fosse anche un club house per ritrovarsi, giocare a carte, magari dare i consigli ai più giovani, come accade in Inghilterra. Voleva essere una casa in cui gli ex giocatori professionisti potevano ritrovarsi: l’idea era bella, nella pratica non era così facile, suscitò anche delle invidie».

Il vulcanico presidente Costantino Bonomelli in panchina insieme a Podavini - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it
Il vulcanico presidente Costantino Bonomelli in panchina insieme a Podavini - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it

La squadra

In origine il Club Azzurri doveva essere una culla per talenti, una prima squadra non era nei piani. Ma si partì comunque dalla Seconda, ci fu una fusione con la gloriosa Falck Vobarno nel 1981, poi un’altra fusione, nei primi anni ’90 con un’Orceana in declino dopo gli anni della serie C, aprì le porte prima dell’Eccellenza, poi della serie D con il ripescaggio arrivato nell’estate del 1994.

La squadra al via del campionato nazionale dilettanti 1995/96 - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it
La squadra al via del campionato nazionale dilettanti 1995/96 - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it

In quel momento il Club Azzurri era la seconda realtà cittadina alle spalle del Brescia. Il presidente era sempre Costantino Bonomelli, che nello stesso periodo (dal 1982 al 2003) era anche numero uno dell’Atletica Brescia, sua altra grande passione. In panchina c’era il guru Franco Pasquetti, una vita al top nei dilettanti, la squadra in quei tre anni era anche formata da tanti bresciani: il portiere Gandini, Bachetti, Ballini, Sberna, Ennio Beccalossi, Borgo Palazzo, la bandiera Pagani.

Il tecnico Franco Pasquetti e il presidente Costantino Bonomelli nell'agosto 1995 - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it
Il tecnico Franco Pasquetti e il presidente Costantino Bonomelli nell'agosto 1995 - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it

La stella veniva però appena di là del confine: il giovane attaccante Christian Soave, veronese cresciuto nella Primavera del Brescia, di recente tecnico anche a Desenzano e Breno prima di portare il Caldiero alla storica promozione in serie C. Fece 4 gol il primo anno, 19 nel secondo in cui fu capocannoniere del girone prima di spiccare il volo verso Mantova.

L'ultimo campionato di serie D nel 1996/1997 - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it
L'ultimo campionato di serie D nel 1996/1997 - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it

Percorso

La squadra si salvò allo spareggio salvezza al primo anno, battendo 2-0 l’Argentana sul neutro di Legnago. Nella stagione seguente il miglior piazzamento di sempre nell’Interregionale con l’undicesimo posto a 40 punti, +3 sulla zona rossa. Il terzo anno, con tantissimi giovani, fu però complicatissimo e chiuso con una retrocessione annunciata al diciassettesimo posto.

Una delle formazioni storiche del Club Azzurri sul campo di via Garzetta © www.giornaledibrescia.it
Una delle formazioni storiche del Club Azzurri sul campo di via Garzetta © www.giornaledibrescia.it

Furono gli anni della crisi e della picchiata verso il basso, con Bonomelli che nel frattempo si sedette in panchina e una squadra giovanissima finita ben presto in Seconda e poi in Terza categoria, prima dello stop - almeno con questa gestione – nel 2003 dopo tante stagioni arrancando.

Il Lumezzane e il giovane Balotelli

Nuovi soci nel frattempo prendono la gestione del centro, che diventa sostanzialmente un circolo privato. Anche se non perde la propria vocazione sportiva perché in quegli anni su quel campo che ora non c’è più si allena il Lumezzane che sfiora più volte la serie B e ha nomi di livello per la C. Tra questi anche un giovane di cui si parlerà a lungo negli anni: Mario Balotelli, che esordì da teenager in serie C per poi andare all’Inter.

Lo scudetto del Brescia femminile

In seguito, quando la gestione era già passata di mano al commercialista Davide Frugoni, il Club Azzurri diventò anche la casa del Brescia femminile. Proprio su quel campo, l’11 maggio 2014, arrivò il primo storico scudetto delle leonesse: decisivo fu il 2-1 nello scontro diretto contro la Torres, le reti di Martina Rosucci ed Elena Linari su rigore.

Il primo scudetto del Brescia femminile conquistato al Club Azzurri l'11 maggio 2014 - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Il primo scudetto del Brescia femminile conquistato al Club Azzurri l'11 maggio 2014 - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

La nuova vita

Si diceva del passaggio di mano. Nel 2008 subentrò appunto Frugoni, che diede vita al piano industriale chiamato «Vacanze in città»: comprende non solo il Club Azzurri, ma anche il Brescia Golf di via Stretta dove ancora ci sono dei lavori da fare. Il centro così muta completamente: da circolo privato a vocazione sportiva a centro per tutti, dai giovani agli universitari fino alle famiglie. Dove un tempo c’erano le tribune e quel campo da calcio che tanto ha significato per lo sport bresciano, ora c’è un prato verde, degli ombrelloni, le piscine. I campi da padel, da tennis e le residenze di recente costruzione completano un’offerta ora rivolta a tutti.

«Il progetto è partito nel 2008 ed è ancora in corsa – racconta il titolare Frugoni -. Ci sono voluti 11 anni per le autorizzazioni, in quattro anni abbiamo eseguito buona parte dei lavori ma non abbiamo ancora finito: c’è l’ampliamento della zone piscine e del beach volley in ballo».

Giorni nostri: così si presenta ora il Club Azzurri a Mompiano © www.giornaledibrescia.it
Giorni nostri: così si presenta ora il Club Azzurri a Mompiano © www.giornaledibrescia.it

Ma come è venuta questa idea? «Nel momento in cui ho realizzato che il calcio professionistico era finito ho pensato a questo progetto. L’aspetto ludico-vacanziero è vincente secondo me, lo sport puro senza finanziamenti non va avanti – prosegue Frugoni –  . La vocazione sono i giovani e le famiglie, in estate faremo anche quattro settimane di camp del Milan per i ragazzini».

La festa

In 50 anni, insomma, il Club Azzurri ha avuto tante vite. E proprio nel club di via Stretta di recente c’è stata una festa per i cinquant’anni. Al fianco di Frugoni c’erano Roberto Nova e Massimo Crippa, figli dei fondatori. Con loro tanto calcio e non solo degli anni che furono: le ex rondinelle Egidio Salvi, Giancarlo Vasini, Stefano Bonometti, Domenico Casati e Ottavio Bianchi, che da tecnico portò poi il Napoli di Maradona al primo scudetto. Ma c’erano anche il Sebastiano Di Pasquale, presidente dell’Atletica Brescia 1950, e David Cornwall, gallese vincitore del tricolore con il Rugby Brescia nel 1975.

Insomma, per una notte s’è respirato lo spirito di un tempo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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