Nella storia della pallacanestro bresciana e nella scalata che portò la Leonessa in serie A Sandro Santoro ha ricoperto un ruolo importante. È stato general manager di Brescia dal 2015 al 2021. Poi il passaggio a Cantù, col medesimo ruolo, prima di diventare responsabile dei progetti strategici del club canturino.
È sempre interessante sentire la sua voce. Anche perché è rimasto indissolubilmente legato alla piazza biancoblù. E proprio a Brescia ha portato ben due volte – nel 2016 e nel 2020 – Christian Burns (lo ha avuto anche a Cantù), tornato poi la scorsa estate per ricoprire il ruolo di capitano del club espressione della nuova società, la A2A Leonessa Brescia.

La cessione
«Le voci relative alla cessione della Pallacanestro Brescia si erano diffuse, ma a chiunque mi chiedesse rispondevo che non ci credevo – racconta il pugliese di Mesagne, 61 anni il prossimo 1 dicembre, riguardo ai fatti della scorsa estate –. Mi verrebbe da citare Aza Nikolic: "I giocatori erano come la mucca che faceva molto latte, ma con i movimenti della gamba rovesciava il secchio". È un po’ un esempio per capire cosa è accaduto in questi anni e cosa è successo in questo ultimo atto. Mauro Ferrari ha evidentemente pensato solo da imprenditore, mentre lo sport ragiona su logiche diverse. Lo sport poi insegna a cadere e a rialzarsi e molto dipende dal tempo che passa tra quando cadi e quando ti rialzi. In questo, Brescia ha dato un segnale di ripartenza molto importante».
Bandiere
La nuova Brescia si è affidata a due giocatori diventati ormai delle bandiere: Christian Burns in campo e David Moss in panchina. Entrambi sono stati portati qui da Santoro. «Per me le bandiere valgono sempre. Christian è una persona eccellente. È un giocatore integro dal punto di vista fisico nonostante l’età. Potrebbe tranquillamente fare il cambio in A e il protagonista in A2. Attenzione però, la serie B è rognosa e avere di fronte giocatori come Burns può stimolare ancora di più gli avversari».

Brescia ha proseguito anche il rapporto con Moss in panchina, un’altra bandiera bresciana dal 2016. Era difficile immaginare che si sarebbe creato un legame del genere al suo arrivo... «Con quella scelta abbiamo messo nelle mani di Moss il futuro della pallacanestro a Brescia, da quel momento fino a oggi. David, tra le persone con cui ho lavorato, è una di quelle con le quali ho un legame più forte. È un professionista come pochi, il primo a entrare in palestra e l’ultimo a uscire. Può insegnare molto ai giocatori perché ha una mentalità vincente».
E se parliamo di uomini che hanno contribuito alla storia cestistica di Brescia è difficile non pensare a Marco Abbiati, ex dirigente scomparso pochi giorni fa. «Credo che non ci siano parole che descrivano quello che è stato Abbiati. Una persona speciale, quello che ha fatto professionalmente è una piacevolissima conseguenza di quello che era come persona. Credo che non fosse di questo mondo e forse è questo il motivo per cui... è stato portato via».



