Allenatore (anche del Basket Brescia Leonessa, tra il 2012 e il 2014) e dirigente, il sessantenne Alberto Martelossi è tra gli uomini di basket più interessanti da ascoltare. E ci saranno anche ottime occasioni di vederlo al PalaLeonessa, dato che ha preso casa a Salò. Il coach prova a fare le carte al campionato di serie B Nazionale e alla A2A Leonessa Brescia, iniziando dai complimenti a vecchi e nuovi soci e dirigenti, «sia perché è stato portato a termine un progetto in tempi rapidissimi, dopo una "botta" pesante, sia perché la formula consociativa che è stata scelta per la rinascita è davvero interessante: sono sicuro che la città sarà rappresentata al meglio».

Tecnicamente, la rosa è considerata tra le migliori della categoria...
«Brescia e Virtus Roma hanno attinto più dalla serie A e dalla serie A2 che dalla B. La qualità è garantita e sono le due squadre più pericolose, insieme a Livorno. Pensare alla divisione in gironi serve relativamente, alla fine le migliori finiranno per incontrarsi comunque, nella post-season. Restando comunque nel raggruppamento della Leonessa, attenzione innanzitutto alle conterranee Orzinuovi e Lumezzane. E naturalmente a San Vendemiano e Agrigento, che ricominciano da un’ottima base. Ma la B1 è davvero difficile. Quando ho allenato in quella categoria, a volte, sono rimasto stupefatto da prestazioni di alcuni giocatori che conoscevo a malapena. Insomma, in una singola gara, in teoria, tutti possono mettere in difficoltà tutti».
Nel dettaglio, al di là di blasone ed esperienza di molti giocatori, cosa la incuriosisce del roster?
«La qualità del pacchetto lunghi e la varietà che può offrire. Burns ha energia indomabile. Da Ros è un semplificatore, un passatore pazzesco, un playmaker aggiunto. In realtà diversi giocatori di Brescia hanno ottime doti di passaggio. Vencato ha mani d’oro, Sabatini ha l’istinto del coinvolgimento dei compagni. Avere elementi che sanno vedere il gioco e far circolare il pallone è prodromo di una stagione vincente. C’è molto da dire: Nikolic è un ottimo collante, Bazan, fortemente voluto da coach Calvani, è un giovane che saprà rivelarsi un grande valore aggiunto, Klanjscek è una guardia "vera", che può prendersi la squadra sulle spalle e che offre, tra le varie cose, anche dinamismo e contropiede».
Quali doti umane e morali saranno necessarie per arrivare fino in fondo a una stagione che si presenta formato maratona?
«È un termine un po’ abusato e di moda, ma mi viene in mente "resilienza". Brescia dovrà resistere nei momenti di difficoltà. In questo, giocare tante partite e tornare in campo dopo poco tempo può aiutare. Altro elemento secondo me fondamentale, la suddivisione delle responsabilità. La Leonessa ha tanti giocatori che possono essere protagonisti, ma non tutti lo potranno essere sempre. In tanti dovranno sapersi prendere la squadra sulle spalle. E sarà utile che i giocatori più forti si presentino nelle migliori condizioni nei momenti decisivi della stagione».
Brescia riparte dal basso, ma riparte. Dopo una sparizione che ha comunque lasciato una ferita aperta. Questo sarà un fattore?
«Innanzitutto, credo che il PalaLeonessa e il suo pubblico saranno fondamentali. Forse in tutta la B Nazionale solo Livorno può contare su un ambiente veramente caldissimo. Le altre squadre, come si diceva, sono pericolose, ma non hanno un seguito paragonabile. A Brescia servirà questo pathos. Che, appunto, può essere alimentato anche dalla voglia di rinascita dopo la "sottrazione" del precedente club».




