Christian Burns inizia a ragionare da «capitano in pectore». Maks Klanjscek promette effervescenza nella metà campo offensiva. Mihail Naumoski - al momento infortunato, sta lavorando a parte - morde il freno, e assicura di poter essere un vero jolly. Santiago Cabodevilla è pronto a dare qualsiasi cosa, anche in pochi minuti. Al PalaLeonessa è stata la volta dell’ultima tranche di interviste con i nuovi protagonisti della A2A Leonessa Brescia, che questo sabato, alle 17, debutta in amichevole a Treviglio.
Le parole
Burns, centro, 41 anni il prossimo 4 settembre, alla terza esperienza nella nostra città (la prima nel 2016-2017, la seconda tra il 2020 e il 2023), è un totem biancoblù. E la possibilità che sia nominato capitano della squadra non è affatto remota. «Ne ho parlato con coach Calvani - ammette il lungo, che lo scorso anno "aveva i gradi" in serie A, a Cremona -. È un ruolo che accetterei molto volentieri». Da molti punti di vista, è come se Chris non se ne fosse mai realmente andato. Almeno, negli ultimi anni. Dato che nel corso della sua militanza a Cantù e Cremona è stato visto (ed è stato acclamato dai tifosi) molto spesso al PalaLeonessa, in veste di spettatore. «Mi sento molto vicino a questa piazza, ho sempre desiderato tornare». Le circostanze che hanno portato al suo nuovo arrivo a Brescia sono state senza dubbio particolari.
«È stata un’estate strana - ricorda -. Col passare del tempo ho capito che c’era una possibilità». Burns non vede l’ora «di giocare con Vencato, a lungo avversario», ed è felice di ritrovare Eric Lombardi, col quale ha vinto un campionato di A2 a Napoli. E la squadra? «Sappiamo tutti che siamo qui per vincere, non ci sono altri obiettivi - conclude Burns -. E non vediamo l’ora di iniziare. Sperando di avere un palazzetto pienissimo. Farebbe davvero la differenza».

Klanjscek, guardia slovena, 27 anni il prossimo 15 dicembre, è uno degli acquisti di maggior peso. A lui il compito di essere tra i principali fari dell’attacco di Calvani. «La scelta di venire a Brescia è stata difficile? Dal momento in cui ho parlato con il coach la decisione è stata una cosa facile. Mi ha raccontato che qui l’obiettivo è tornare in serie A. La società ha assemblato una rosa adeguata a questo target».
Lo sloveno si descrive dal punto di vista tecnico e tattico. «Sono uno che gioca con passione - afferma -. Mi piace portare energia in attacco. Nella metà campo difensiva devo invece ancora migliorare, e punto a farlo già quest’anno».
Giovani
Naumoski, 23 anni, macedone con cittadinanza italiana, ala grande, figlio di Petar, playmaker di altissimo livello tra gli Anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, si sta ancora allenando a parte per un problema al ginocchio. Potrebbe unirsi al gruppo tra circa due settimane. «Non vedo l’ora di cominciare - afferma -. Mio papà? È stato una leggenda, e il nome che porto sulle spalle mi mette un po’ di pressione».

Formalmente ala grande, Naumoski si mette a totale disposizione: «Posso marcare giocatori dall’uno al quattro. Sono un jolly, posso aiutare la squadra in tanti modi».

L’ala piccola Santiago Cabodevilla, italo-argentino, diciannovenne, è pronto... a farsi trovare pronto. «Contribuendo con cinque minuti di difesa dura, con due minuti di sacrificio, con un tiro. Posso dare fisicità nel tre, essere cambio del quattro. La mia dote offensiva migliore? I movimenti senza il pallone».




