Mauro Ferrari, amministratore delegato di Germani Spa, è assente alla festa al PalaLeonessa, cui prendono parte centinaia di tifosi. Al suo posto la presidente Graziella Bragaglio, sul palco, per l’intervento istituzionale: «Vi porto i saluti di Ferrari – afferma – che è di ritorno dal Piemonte e non riesce ad arrivare per tempo».
Bragaglio chiama in scena la squadra, invita i tifosi ai cori e loda gli sforzi di tutti. La festa che chiude l’annata ha luogo in un mix tra orgoglio e malinconia. L’assenza di Ferrari rientra nella penombra che ha caratterizzato questi giorni della Pallacanestro Brescia, con voci poco rassicuranti sul futuro del club – poi in parte smentite.
La società, con coach Cotelli in testa, sta progettando il futuro tecnico dei biancoblù, caratterizzato dalla nascita di un nuovo ciclo. «Cercheremo di essere più atletici e versatili – le parole dell’allenatore –. Abbiamo comunque una base da cui ripartire».
Addii e arrivederci
Dalle bocche dei giocatori arrivano addii, possibili arrivederci e segnali di ottimismo. «La mia prossima destinazione? Il Giappone – afferma Rivers –. È un po’ dolceamaro. Questo gruppo è stato speciale». «Vedrò dove soffierà il vento», le parole quasi filosofiche di Ndour. «Posso dire che il mio prossimo futuro non sarà a Brescia – commenta Ivanovic – È un addio o un… ci vediamo dopo. Da me stesso pretendo il massimo per me stesso». «Di certo non tornerò il prossimo anno – afferma Burnell – Brescia, però, resterà sempre casa».
Le voci circa il futuro della società avevano spaventato tanti. A partire da Bilan, perno della ripartenza insieme a Della Valle. Il centro croato non nasconde la preoccupazione, ma si definisce «ottimista» dopo un incontro personale con Mauro Ferrari. L’intervento del capitano Della Valle è invece più criptico: «La mia sesta stagione alla Germani? Io mi trovo bene qua – afferma –. Le cose dipendono da tanti fattori».
Quando gli si chiede se le voci poco rassicuranti non si siano spente: «Non so, faccio quello che mi dicono di fare…». Canestro, di solito? La risposta è un sorriso.




