I canestri e i 18 punti nell’esordio vincente dell’A2A Leonessa Brescia a Vicenza, domenica scorsa. La passione per la pizza che fa in casa. L’amore per i libri e la lettura. L’approccio alla pallacanestro, orientato alla caccia di sfide personali. Le considerazioni sul concetto di squadra. Matteo Da Ros, 37 anni compiuti lo scorso 25 settembre, milanese, di ruolo ala-centro, arrivato a Brescia dopo un triennio a Udine (l’ultima stagione in serie A, con un impegno medio di 12 minuti), non è solo il fulcro tecnico della Leonessa. È, probabilmente, il giocatore più forte del girone A di serie B Nazionale. Forse, dell’intera categoria.
Ma è pure figura tutt’altro che banale. E ieri è stato ospite negli studi di Teletutto per la puntata settimanale di Basket Time.
«La cosa più importante della vittoria di Vicenza è che... ci siamo tolti un peso - afferma -. Ne parlavamo anche col nostro club manager Giacomo Carrera. Dopo il terremoto estivo, la cosa più importante era cominciare». Scendere di due categorie può essere stato un piccolo shock, «ma tutti dobbiamo abituarci - fa notare il lungo -, e dobbiamo seguire l’esempio che ci dà la società, fatta di persone umili e che ci tengono tantissimo».
Da Ros è arrivato a Brescia «perché Matteo Bonetti mi ha cercato subito - racconta -. Mi aveva offerto un contratto nel 2008 quando, giovanissimo, uscivo dalla Virtus Bologna. Mi voleva a Soresina, presi un’altra strada, ma con lui e con Graziella Bragaglio sono di fatto in contatto da sempre».
La forza interiore
Ciò che ha spesso dettato le scelte di carriera del trentasettenne è poi «la motivazione e la ricerca delle sfide - prosegue -. E in questo progetto ho visto la voglia di rivalsa, lo spirito d’unione. C’è un aspetto umano, oltre a quello sportivo».
Da Ros è esperto in promozioni. Dalla serie A dilettanti alla LegaDue con Treviglio. Dalla serie A2 alla serie A con Trieste prima e Udine poi. «Il grande dispiacere è quello di non essere riuscito a contribuire al ritorno nella massima categoria di Cantù», ammette. Ci ha giocato dal 2021 al 2023. Il salto è arrivato non prima del 2025.
La passione per la pallacanestro è un affare di famiglia. «Mia madre ha giocato in serie A, mio padre in categorie minori. Ho respirato il loro tifo per l’Olimpia Milano. Ho cominciato da giovane. Con il passaggio alla Virtus Bologna nel 2007 ho capito che forse il basket poteva diventare la mia professione. Che poi, più che professione, è una specie di stile di vita. Tutt’oggi mi piace allenarmi, arrivare prima e fermarmi più a lungo».
Lavoro
Da Ros ha un diploma di grafico pubblicitario, «ma non l’avrei mai fatto di lavoro. Se non fossi stato un giocatore mi sarebbe piaciuto diventare un critico d’arte o una guida nei musei. Nel futuro? Non mi spiacerebbe fare qualcosa nel settore pubblico. Seguire progetti legati allo sport e al coinvolgimento dei più giovani».
Le passioni più grandi però sono «la pizza fatta in casa e la lettura. Niente batte il risveglio mattutino, una tazza di caffè, un buon libro e la mia gatta Porchetta accanto a me». In spogliatoio non ha mai mancato di consigliare letture ai compagni di squadra («con alterne fortune»), e se dovesse scegliere il titolo di un libro che potrebbe abbinarsi bene alla stagione dell’A2A Leonessa Brescia punterebbe su «Il bar delle grandi speranze» di J. R. Moehringer.
Secondo lui i giocatori di Brescia «stanno imparando a conoscersi. Credo che non siamo a un cattivo punto del percorso che porta un gruppo di persone a essere una squadra».
Di questo processo fanno parte anche scherzi e ironia. «I miei compagni - racconta - mi dicono che passo troppo poco il pallone e che tiro molto spesso». Non è vero, in realtà. Da Ros ha già fatto vedere di essere un raro esempio di lungo con le mani d’oro in grado di essere playmaker aggiunto in mezzo all’area avversaria, ma non solo.
Domenica, alle 18, al PalaLeonessa è in programma l’esordio casalingo contro Agrigento. «È una squadra più consapevole di noi per quanto riguarda il campionato di serie B Nazionale. Da anni i siciliani giocano in modo simile. Il roster è giovane, composto da giocatori energici e che corrono moltissimo. Dobbiamo giocare con l’attenzione che questa gara merita. E dobbiamo ricordarci anche dell’importanza dell’esordio casalingo».



