Mille Miglia, Tonconogy vede il traguardo ma la copertina è targata Brescia

Sogni, famiglie e rivalità: Vesco guida una pattuglia di quaranta piloti e navigatori bresciani
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Andrea Vesco e Fabio Salvinelli
Andrea Vesco e Fabio Salvinelli

Patti non rispettati. «A Vesco la Mille Miglia e alla mia Argentina i Mondiali di calcio», aveva detto all’esordio Juan Tonconogy che invece spezza il dominio del campione bresciano e che oggi, salvo colpi di scena, trionferà sulla pedana di viale Venezia.

«Ormai ci sono poche prove ed è praticamente impossibile riuscire a ribaltare il verdetto. Tonconogy ha meritato la vittoria», le parole di Andrea Vesco che con Fabio Salvinelli resta alla guida dell’esercito dei 40 piloti e navigatori bresciani che tengono duro in una gara sempre più internazionale. Dove domina l’inglese e una parola in dialetto ha un piacevole «effetto casa».

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Emozioni

«È una gara che mi regala ogni anno emozioni diverse ed è qualcosa che non si riesce a spiegare. Prendete la gente che ad ogni ora del giorno aspetta le auto a bordo strada. Come fai a non emozionarti?» si chiede Andrea Costa, che con Michele Cibaldi ha perso il conto delle partecipazioni. «Sono un romantico e mi manca la gara su tre giorni giovedì sera-venerdì-sabato sera di qualche anno fa. Però ogni volta è come se fosse la prima» racconta Cibaldi. «L’obiettivo? Arrivare prima di Piona e Battagliola. Non sopporterei l’idea di arrivare dopo». E i rivali, pure loro bresciani e pure loro abbonati alla corsa più bella del mondo? «Chiudere a Brescia davanti a Cibaldi-Costa. Il nostro orsetto portafortuna che teniamo in auto ci premierà».

La Mille Miglia è anche questo: una sfida tra amici-nemici, tra parenti, soci d’affari o concorrenti. «Ancora adesso durante le lunghe giornate in auto penso a quando da ragazzino arrivavo in città per ammirare le vetture storiche e non sempre mi rendo conto di essere riuscito a coronare il sogno di poter partecipare» svela Osvaldo Peli quest’anno in gara con il figlio Andrea. «La prima volta – racconta il ragazzo – avevo solo il foglio rosa. Ora ho la patente ma guida sempre papà perché devo ancora imparare cosa vuol dire correre una Mille Miglia».

E a proposito di sogni c’è un signore di 83 anni che insegue la vittoria prima di dover abbandonare – per regolamento – la regolarità. È Mario Turelli, copilota del figlio Lorenzo. «L’edizione del centenario sarà l’ultima: festeggiando il compleanno a febbraio nel 2028 non potrò più partecipare, perché avrò 85 anni e le regole non me lo permetterebbero. Ma punto ad una deroga» sorride Mario Turelli, che rischia di arrivare in città oggi sul terzo gradino del podio.

Parenti stretti

È affare di famiglia anche l’equipaggio 168 con le sorelle Marta e Monica Bonomi, figlie di Aldo, presidente di Aci Brescia, il 189 con i cugini Rudy Zucca e Andrea Borno, con le loro aziende sponsor di Union Brescia, e il 19 con i fratelli Arici che, uno alla prima esperienza e l’altro alla terza, ad ogni arrivo di tappa si sono presentati con un bandierone di Brescia.

Ci sono poi i giovani Cesare Foresti, che corre con l’auto del padre scomparso nei cieli di Los Roques-Caracas a gennaio 2013, e Mattia Colpani, la cui passione per le auto d’epoca è in verità un lavoro. E ci sono pure i sei equipaggi della Scuderia Salò, tre dei quali sono esordienti. Tutti bresciani che resistono, lottando in tanti tra l’altro per la classifica, all’onda internazionale di Mille Miglia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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