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Franzoni, il primo maestro di sci: «Aveva un piede di un altro pianeta»

Michele Armani gli insegnò a sciare quando era ancora un bambino a Campiglio: «Era gracile, ma che sensibilità nei piedi. Ora può vincere»
Un giovanissimo Giovanni Franzoni in gara
Un giovanissimo Giovanni Franzoni in gara
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Non conta chi arriva per primo, conta chi resta a lungo. Tante volte si sentono queste storie nello sport e, in questo, Giovanni Franzoni non fa differenza. In lui ora tutti vedono una concreta speranza di medaglia alle Olimpiadi di Milano Cortina – il secondo tempo ieri nella prima cronometrata aumenta l’acquolina in bocca – dopo i successi storici di Wengen e Kitzbühel, eppure anche lui ne ha fatta di salita per arrivare fin lì a bussare sulla porta dell’Olimpo.

Il suo maestro di sci

«Era un bambino timidino, introverso e non vinceva mai contro il gemello Alessandro, perché era la metà di lui. Ma che sensibilità aveva nei piedi...». Le parole sono di Michele Armani, oggi 55enne di Riva del Garda e da tre decenni maestro di sci. Una ventina d’anni orsono, in uno dei tanti gruppetti di avviamento alla disciplina, ebbe la fortuna di trovare un ragazzo che qualche tempo dopo avrebbe fatto parlare parecchio di sé.

Michele Armani © www.giornaledibrescia.it
Michele Armani © www.giornaledibrescia.it

«Ho conosciuto Giovanni e Alessandro quando avevano 5-6 anni, li ho tenuti con me per due inverni, quando si inizia e poi si passa alle prima gare da Baby – racconta Armani –. Tutte le gare le vinceva Alessandro, ma al padre Osvaldo ho sempre detto che Giovanni era quello che sciava meglio. Poi mi ha detto che avevo ragione. Aveva un piede di un altro pianeta, ma il fisico non lo aiutava perché aveva un gap abissale. Pesava la metà, non andava. Crescendo si è fatto il fisico».

L’aneddoto

Proprio per inseguire il sogno sulla neve, d’inverno Giovanni Franzoni e il gemello Alessandro si sono trasferiti poi con mamma Irene nella casa di Carisolo, per essere più vicini alle piste dell’Agonistica Campiglio.

Giovanni Franzoni durante la cronometrata - Foto Epa/Michael Buholzer © www.giornaledibrescia.it
Giovanni Franzoni durante la cronometrata - Foto Epa/Michael Buholzer © www.giornaledibrescia.it

«Era bravissimo a scuola e lo ricordo come un bambino timido, introverso – dice ancora Armani – e mi è rimasta impressa una garetta sociale, il Trofeo del Bocia che si faceva a Spiazzo: vinse Alessandro, lui prese 6 secondi e si mise a piangere. Eppure guardate dove è arrivato con la sua mentalità e il lavoro duro...». Mai arrendersi, un mantra anche per lo stesso Franzoni che infatti della cultura del lavoro – da ragazzino allo Ski College Falcade e anche ora che è tra i big del Circo Bianco – fa il suo vanto.

«L’ho un po’ perso per strada – dice Armani – ma ogni tanto lo sento sui social e sono ancora in contatto con la famiglia e con Alessandro, che nei weekend fa l’istruttore di sci proprio qui a Campiglio. Non m’aspettavo arrivasse a questi livelli, è stato bravo e lo sono stati anche i genitori che l’hanno sostenuto. Non è da tutti. Probabilmente ci sarebbe arrivato anche prima, se non ci fosse stato quel grave infortunio a Wengen tre anni fa. Dopo aver vinto lì e anche a Kitzbühel, credo che una medaglia sia alla portata. Forse più in superG che in discesa, ma si gioca le sue carte perché la pista Stelvio la conosce come le sue tasche».

Era un bambino timido. È stato anche un ragazzo con delle insicurezze, l’ha raccontato lo stesso Franzoni. Ma nell’ultimo mese e mezzo ha trovato nuove consapevolezze. Una parte di storia l’ha già scritta, da sabato vuole quella con la «S» maiuscola.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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