Giovanni Franzoni: la nuova stella azzurra e quella lacrima sul viso

Giovanni Franzoni è il quarto azzurro ad aver trionfato sulla Streif. Il primo, nel 1998 fu Kristian Ghedina, gli altri due sono Peter Fill e Dominik Paris (tre volte).
Il polivalente di Manerba in una settimana ha riscritto le gerarchie della velocità: primo in SuperG a Wengen, terzo nella discesa libera del Lauberhorn, vincitore sabato di quella dell’Hahnenkamm, dopo aver dominato anche le prove. Una consistenza che potrebbe essere preludio di continuità. Per la quale oltre al talento dimostrato, ci vorrà anche la giusta dose di fortuna.
La discesa libera del resto è parente stretta dell’azzardo: a Kitzbühel si gioca anche al casinò, i sette centesimi con cui Franzoni ha preceduto Odermatt valgono il jackpot.
Franz Klammer era incredulo dinnanzi al fatto che per la prima volta da quando esiste la Coppa del Mondo (1967), nessun austriaco è riuscito a piazzarsi fra i primi dieci sulla pista dove lui negli anni Settanta vinse per tre volte di fila. La prima precedendo Gustavo Thoeni di tre millesimi di secondo, un distacco che venne calcolato in 28 centimetri.
I sette centesimi, grazie ai quali Franzoni ha respinto l’assalto finale di Odermatt, equivalgono invece a poco più di due metri. A Tokyo, i centesimi che premiarono l’altro gardesano famoso, Marcell Jacobs, furono 4: Fred Kerley finì a poco meno di mezzo metro.
Domare la Streif non è solo un esame di laurea, è come regalarsi il Premio Nobel della neve. Davanti a una platea di vip: sabato, ad assistere al successo dell’azzurro, nel parterre e sulle tribune c’erano fra gli altri Bernie Ecclestone, Arnold Schwarzenegger, Jurgen Klopp, l’allenatore che con il Liverpool ha vinto la Champions League.
La Streif è una sfida con l’ignoto, oltre tre chilometri di precipizio, con pendenze a tratti superiori all’80%. Quando i discesisti si affacciano sullo Ziel Schuss, i quarantacinquemila spettatori assiepati al traguardo ne accompagnano la picchiata finale con crescenti ovazioni. È come precipitare dentro il Maracanà, a 140 all’ora. Prima di buttarsi a capofitto verso valle Franzoni sabato ha pensato all’amico Matteo Franzoso, scomparso quest’estate per colpa di una brutta caduta in allenamento i Cile. Una tragedia.
«L’anno scorso eravamo, qui, in camera insieme», ha raccontato Giovanni, con gli occhi umidi. Ma è sceso senza pensare ai rischi di una pista che toglie il fiato: subito dopo il via, si viaggia già a 100 all’ora e alla Mausefalle, la «Trappola per i topi», manca letteralmente il terreno sotto i piedi con una pendenza intorno al 70%. Tanti anni fa sul muro finale, Erwin Stricker uno dei famosi personaggi dell’allora «Valanga azzurra», perse uno sci ma non provò nemmeno a rallentare. Cercò di proseguire su una gamba sola e incappò in un capitombolo spettacolare. Rimproverato dalla madre che lo aveva visto in televisione disse: «Mamma, è Kitzbühel, della mia caduta parlerà tutto il mondo».
Oggi il mondo parla di Franzoni, capace di disegnare linee palladiane. È nata una stella, con una lacrima sul viso.
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