Franzoni, l’antidivo pigro: «Olimpiadi in casa, un sogno meritato»

Tutti cercano Giovanni Franzoni. Come Odermatt, forse anche più di Odermatt. Perché se lo svizzero è il dominatore (quasi) incontrastato di cui tutto si conosce, ora l’attenzione s’è spostata su Giovanni Franzoni, l’antagonista designato da scoprire piano piano. L’uomo che può dare l’assalto al trono, non solamente in futuro, ma già in queste Olimpiadi di Milano Cortina. I Giochi italiani iniziano oggi, quelli di «SuperGio» partono domani con la discesa libera in cui cercherà subito di rompere l’incantesimo per cui mai un atleta bresciano è riuscito a salire sul podio in un’edizione invernale.
Medaglia o no, Franzoni ha già fatto breccia, tanto che al parterre della pista Stelvio – al termine della seconda prova, chiusa al terzo posto – praticamente tutti i media delle grandi nazioni dello sci lo braccano: Svizzera, Francia, Usa, perfino una giornalista del Canada. Tutti cercano curiosità, tutti vogliono conoscere retroscena. Lui risponde fluentemente anche in inglese, cerca di mettere pressione sui campioni più affermati e con umiltà continua a definirsi «uno qualunque». Un tipo Pop, certo. Ma non un divo. Anzi, un anti divo pigro.
Prima volta ai Giochi olimpici. Per molti è un sogno, lo è anche per lei o è solo qualcosa di meritato visti il lavoro e i risultati?
«Un po’ tutti e due. Me lo sono guadagnato, di certo è stato sempre un sogno poter gareggiare alle Olimpiadi soprattutto in casa, quindi entrambe le cose».
Ha avuto un anno incredibile, cosa significa ora arrivare a giocarsi le Olimpiadi in Italia?
«È fantastico, è stato già duro qualificarsi perché abbiamo una grande squadra: sono orgoglioso di questo. È speciale fare le gare in Italia e su una pista di Coppa del Mondo, visto che alle scorse erano su un tracciato facile e non così tecnico. La mia attitudine viene dal gigante, in queste parti difficili posso fare la differenza».
È già stato anche ai Mondiali in casa a Cortina d’Ampezzo, cinque anni fa. Il tricolore sulla tuta pesa di più in queste circostanze?
«Ho iniziato da giovane, le Olimpiadi sono un’altra cosa e spero di vivermele bene. Voglio godermele e poi vedremo quale sarà il risultato. Se arriva bene, io ho fatto il possibile».
Già prima di Wengen era uno dei più ricercati dal pubblico, eppure con la faccia pulita è il perfetto antidivo. Come vive questa condizione?
«Non mi sembra il caso di fare il divo. Sono una persona semplice che fa cose semplici, a cui piace vivere gli amici, stare tranquillo. Porto la mia personalità anche in gara, non mi sembra il caso di cambiare ciò che sono solamente per i risultati».
Ricorda un po’ Lando Norris – vincitore del Mondiale di Formula 1 – il quale ha detto di essere un campione non spietato che ammette anche le debolezze. Non è un difetto?
«Assolutamente no, quando sei così le emozioni le vivi sempre in maniera amplificata, che siano belle o brutte. Credo sia importante far vedere a chi guarda, soprattutto ai ragazzini che hanno dubbi, che non tutti sono fenomeni invincibili con l’ego alle stelle, ma che anche con le proprie insicurezze si possono raggiungere grandi risultati».
Ora anche in Italia parlano tutti di lei, che effetto fa?
«È bello che lo sci sia tornato popolare, perché dopo Tomba, Innerhofer e Paris meno gente ci guardava. Con me spero che molte persone tornino a guardarci».
A proposito, tutti cercano curiosità. Ma è molto protettivo anche nella sua vita privata…
«C’è una ragazza sì, mi ha aiutato tanto in questi due anni ed è speciale, ma non voglio buttarla nel casino mediatico perché lei ha la sua vita. Poi sono sempre stato così, riservato».
In che senso?
«Quando vado a casa cambio, non mi rendo nemmeno conto di come ho fatto a fare certe cose. Nei giorni di gara sono focalizzato, a casa sono tranquillo e rilassato. È il mio posto sicuro per ricaricare le pile, anche perché sono un po’ pigro. Sono bianco o nero: o mi alleno fino a morire, o proprio sto sul divano e dico subito no se mi chiedono di fare una camminata. Mi piace molto dormire».
Eppure dopo qualche delusione l’anno scorso ha rinunciato ad una settimana di vacanza per programmare questa stagione…
«Quest’anno credo che invece farò qualche giorno in più, a luglio avevo già avuto una botta di sovraccarico. Di certo non sono uno che sta sul lettino in spiaggia nemmeno in vacanza, farò surf o kite, mi rilasso divertendomi».
In prova il parterre era vuoto, domani ci sarà il pienone compresa la sua famiglia. Percepisce l’emozione?
«In realtà non ancora, in gara probabilmente la sentirò. A voler vedere c’è meno gente rispetto alla Coppa del Mondo per le cronometrate, è un po’ tutto diverso, tranquillo. Poi sicuramente la notte prima della discesa il cuore pomperà un po’ più forte, ma vedremo di gestirlo come abbiamo sempre fatto».
Anche a casa c’è una grande attesa per lei: il Comune di Manerba addirittura ha organizzato un maxischermo.
«Mi mette un po’ d’ansia questa cosa, anche più di tutto il resto. Sapendo che i miei compaesani mi guarderanno, ci tengo a fare una bella figura. Speriamo si divertano anche loro. Intorno a quel palazzetto faccio di solito gli allenamenti di corsa o in bicicletta».
Indossa sempre questa collanina, chi gliel’ha regalata?
«È il portafortuna di un amico. Ne ho tre-quattro conosciuti da piccolo tra Campiglio e lo Ski College Falcade. Ne ho pochi, ma buoni e mi sento super fortunato per questo».
Nell’ultimo periodo di emozioni ce ne sono state tante, dal primo podio in Val Gardena alla vittoria a Wengen fino al trionfo di Kitzbühel. Ha metabolizzato il tutto?
«A Crans-Montana è scesa un po’ tutta la tensione e sono arrivato a casa stanchissimo. Ho ritardato di un giorno la partenza perché ero veramente estenuato, dal punto di vista fisico e mentale. Però sono arrivato a Bormio con la carica giusta per l’esordio alle Olimpiadi: so di essere competitivo, bisogna raschiare il barile il più possibile in queste due settimane».
Farà anche l’ultima prova quest’oggi o tiene le energie?
«Io spero che la saltino tutti, perché se gli altri la fanno la mia mente malata mi dice di farla. Vediamo, in base a come sto in queste ore. Se gli altri provano, non resisterei alla tentazione di confrontarmi ancora e provare qualcosina. Non so, credo sia meglio riposare. Sto bene, ma sono due settimane lunghe di gare e bisogna sapersi gestire».
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