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Alphand: «Franzoni potrà vincere la Coppa del Mondo un giorno»

L’ex sciatore francese e vincitore della classifica generale nel 1997: «La sua miglior qualità è la fluidità: ha portato una ventata di freschezza»
Luc Alphand - © www.giornaledibrescia.it
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«Giovanni Franzoni un giorno può vincere la Coppa del Mondo generale, perché no?». Classe riconosce classe e se un parere così arriva da Luc Alphand, allora significa che il polivalente di Manerba del Garda ha davvero fatto breccia nel cuore dello sci alpino: il suo presente brilla, il futuro può essere ancora più luminoso perché non c’è un solo addetto ai lavori che creda che tutto ciò che ha raccolto sia solo l’abbaglio di una meteora. Anzi, i «like» si sprecano per il 24enne bresciano, considerato anche dall’ex sciatore transalpino uno dei volti più interessanti della nuova era sciistica.

Del resto, Alphand di velocità se ne intende. È stato uno dei più grandi interpreti di libera e supergigante negli anni ’90: ha vinto una Coppa del Mondo generale nel 1997, tre coppe di specialità di discesa ed una di superG, oltre ad un bronzo mondiale, poi ha assaporato l’ebrezza della velocità in tutte le sue forme, su due e quattro ruote, su strada o su offroad, vincendo anche una Parigi-Dakar. Oggi sessantenne, due figli in Coppa del Mondo (Estelle corre per la Svezia, il figlio Nils è stato protagonista di un grande rischio sabato nella discesa che ha portato Franzoni all’argento olimpico), sta seguendo i Giochi di Milano Cortina come commentatore per France Television.

Alphand, cosa pensa di Franzoni?

«C’est magnifique – dice con un francese che non necessita di traduzione – perché è uno di quelli che ha un ruolo nel cambio generazionale, molto importante per lo sci. Lui, von Allmen, sono degli atleti molti bravi tecnicamente perché hanno come base il gigante, ma accettano anche i rischi della velocità. Come diciamo noi, portano una ventata di freschezza, importantissima per lo sport. Quest’anno Franzoni ha una confidenza che si abbina alla fortuna, alla tecnica, ai buoni materiali. Con questa medaglia, dopo le vittorie a Wengen e Kitzbühel, sta vivendo un momento super».

Tra le chiavi dei risultati del polivalente gardesano c’è sicuramente il fatto di provenire dallo slalom gigante, concorda?

«Chiaramente, lo si può vedere. Come è stato negli ultimi anni per Cyprien Sarrazin. Sono dei buoni gigantisti che non hanno paura della velocità, come lo sono tutti i migliori in questo momento, a partire da Odermatt. Gigantisti che fanno le velocità, ora sono loro che comandano. La sua miglior caratteristica credo che sia la fluidità, perché non è enorme, ma ha la sensibilità sulla neve ed è quello che conta».

La sua vera forza, però, risiede nella tenuta mentale, non pensa?

«Ha superato una cosa molto pesante come la perdita di Matteo Franzoso, in Francia abbiamo provato lo stesso con la morte di David Poisson (nove anni orsono, ndr). Eppure ha mostrato le sue emozioni, vivendole insieme ad una squadra molto unità. Non è campione olimpico, ma ci è andato molto vicino: se pensiamo che l’unico italiano era stato Zeno Colò nel 1952, possiamo capire bene la portata del risultato fatto».

Abbassando i punti Fis, ora Franzoni partirà anche più avanti in gigante con la concreta possibilità di raccogliere molti più punti. Se mantiene questa costanza nella velocità e guadagna anche punti tra le porte larghe, inizia a diventare anche un uomo da classifica generale?

«È sempre possibile, ma deve continuare a lavorare così. È già molto forte in discesa e superG, chiaramente deve diventare molto più continuo in gigante perché in quella disciplina Odermatt vince. La sua possibilità è il lavoro, perché non può permettersi di concentrarsi solo sulla velocità, deve cambiare gruppo d’allenamento e fare molto più gigante. Ha bisogno di tempo, ma può farcela».

Intanto, da più voci, i confronti con gli altri sport si sprecano. Franzoni-von Allmen per la velocità del futuro potrebbe diventare come Senna-Prost nella Formula 1 oppure Sinner-Alcaraz nel tennis?

«È possibile – conclude Alphand – per le prossime stagioni ci potrebbe essere un duello così. Tra i due preferisco Franzoni perché regala più emozioni, ma von Allmen è veramente forte e mi fa pensare al norvegese Lasse Kjus, perché va sempre al limite».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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