Il giorno dopo il primato italiano degli 800 metri la sveglia suona all’alba per Francesco Pernici. Treno da Nancy a Parigi, poi aereo fino a Linate. Appena sbarcato a Milano l’atleta camuno riaccende il telefono e scopre di avere ricevuto centinaia di messaggi.
Francesco, abbiamo appena parlato con Marcello Fiasconaro, il quale ci ha chiesto di salutarla. Le fa i complimenti, è felice che sia stato proprio lei a battere il record e auspica un vostro incontro di persona.
«Davvero? Sarebbe un onore. Mi farebbe davvero tantissimo piacere conoscerlo».
Ha letto la storia di Fiasconaro e del suo primato?
«Sì, mi ero informato su di lui, su come aveva costruito quel record e sulla gara in cui lo aveva ottenuto. È un pezzo importante della storia dell’atletica italiana».
Che valore ha per lei questo primato?
«Ero convinto di averlo nelle gambe, sentivo di essere in continua crescita. Per questo non ho avuto paura. Quando la lepre si è spostata ai 500 metri ho preso la gara in mano e sono andato fino in fondo. Vincere così dà ancora più valore al risultato».
Si aspettava l’1’43”60?
«Non sapevo quale sarebbe stato il tempo esatto all’arrivo, ma dagli allenamenti avevo sensazioni molto positive».
E adesso?
«Farò tre settimane di preparazione in altura a Sankt Moritz. Successivamente ci saranno i Campionati italiani Assoluti e poi il grande obiettivo della stagione: gli Europei».
Con quali ambizioni?
«Voglio andare a Birmingham per conquistare una medaglia. Oggi sono il secondo europeo dell’anno e questo dà fiducia, ma significa anche che bisogna continuare a lavorare duro. E poi ho un altro sogno».
Quale?
«Vorrei diventare il primo italiano della storia a scendere sotto il muro dell’1’43”. È un obiettivo che mi motiva tantissimo».
A chi dedica il record?
«Al mio allenatore Dalmazio Bersini, per il lavoro incredibile che ha fatto con me in tutti questi anni. E poi alla mia fidanzata Sara. È sempre al campo, non si perde un allenamento, mi trasmette un’energia incredibile».
Sente di essere entrato in una nuova dimensione?
«No, è solo un punto di partenza, non di arrivo. Bisogna restare con i piedi per terra e lavorare».



