Dietro la spaventosa crescita di Francesco Pernici c’è la mente sapiente di Dalmazio Bersini: cresciuto a Travagliato, ma residente a Mairano, geometra di professione e allenatore per passione, dal 2019 guida dell’ottocentista camuno.
Dalmazio, si aspettava un miglioramento così grande?
«Sì, è già da un po’ che Francesco vale meno di 1’43”. Bisognava trovare la gara giusta, tirata e riuscire ad azzeccarla. Naturalmente serviva anche che fosse in forma e stesse bene fisicamente. Dopo gli Europei aveva mollato un attimino di testa e infatti le due gare successive non erano andate bene. Quando abbiamo saputo che sarebbe stato dentro gli ho detto: dai, tieni duro, proviamo a fare bene. Lo ha fatto e il risultato è arrivato».
A Budapest ha corso la gara perfetta?
«La perfezione non esiste, ma è stato molto bravo. Alla corda dopo il contatto con Sedjati ha perso terreno e si è ritrovato a cominciare la volata indietro. Però le gambe c’erano e il risultato è arrivato».
Dove può arrivare?
«L’obiettivo sono le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Tutto quello che sta succedendo è una tappa di passaggio. Deve lavorare tanto per arrivare a correre a 1’41».
Dove esistono i margini maggiori?
«Bisogna migliorare un po’ tutto. Lavoreremo ancora di più sulla velocità e probabilmente anche sui 400 metri, cercando di abbassare il suo tempo sulla distanza».
Lei insiste da tempo proprio sui 400. Perché?
«Gliel’ho sempre detto: devi farli. Ma non riuscivamo mai a inserirli. Adesso sembra che finalmente ci siamo arrivati. Migliorare sui 400 può essere importante anche per continuare a crescere negli 800».
Avete già preparato il programma della prossima stagione?
«Non ancora nei dettagli. Gli ho detto: prenditi una o due settimane tranquille. Andrà in ferie con la morosa, quando tornerà ci siederemo e costruiremo tutto con calma».
Il primo grande obiettivo, però, è già individuato?
«Direi gli Europei indoor di Valencia. Adesso a Brescia hanno anche realizzato la pista interna e quindi Francesco avrà finalmente la possibilità di allenarsi al coperto vicino a casa. Prima avremmo dovuto andare a Padova, era complicato e praticamente non riuscivamo a farlo».
E agli Europei indoor con quale obiettivo andrete?
«Per vincere la medaglia d’oro. Visto dove si trova adesso, visto che è il primo europeo, secondo me bisogna partire con quell’obiettivo».
Budapest vi ha semplificato il cammino verso i Mondiali?
«Sì, perché con 1’42”67 ha ottenuto direttamente il minimo. Non dobbiamo pensare al ranking o andare a cercare prestazioni per qualificarci. Questo ci permette di lavorare tranquillamente, programmando la stagione per arrivare là al meglio della condizione».



