Forse perché strisciano, forse perché alcuni sono velenosi, sta di fatto che i serpenti sono molto temuti. Ma questi animali sono molto utili e ingiustamente maltrattati, probabilmente anche perché poco conosciuti. Quanti di noi, infatti, sanno distinguere una biscia da un serpente? Proviamo a fare chiarezza con Rolando Bennati, erpetologo del Centro studi naturalistici bresciani.
Quali sono i caratteri distintivi che differenziano la vipera dal colubro?
La persona che incontra un serpente, per capire se si tratta di una vipera (velenosa) o un colubro (non velenoso) deve mantenere un atteggiamento rilassato e osservarlo con attenzione, atteggiamento che manca nella maggior parte di chi osserva, perché intrappolati da una atavica paura. La vipera raggiunge una lunghezza di 70 centimetri, ha la pupilla ellittica e sul capo sono presenti piccole squame irregolari e la coda è corta. Nei colubridi invece la lunghezza può raggiungere i 200 centimetri, la pupilla è rotonda e ha grandi squame sul capo, mentre la coda è decisamente più lunga.

Quali sono le loro abitudini territoriali?
I serpenti hanno habitat di vita diversi, vi sono esemplari arrampicatori che prediligono vivere in ambienti ecotonali (cioè di transizione tra due ecosistemi diversi) con presenza di vegetazione ad alto fusto, altri in ambienti ben soleggiati, altri ancora sono amanti di zone d’acqua e vivono anche nei laghi di pianura. La Vipera berus vive in montagna, anche fino a 2.800 metri di altitudine, mentre la Vipera aspis predilige le zone collinari e la montagna fino a 2.000 metri, quota raggiunta anche dai Colubridi. Essendo specie a sangue freddo (vertebrati eterotermi) devono termoregolarsi esponendosi al sole per accumulare calore per poi, raggiunta la temperatura ottimale, ritirarsi e nascondersi tra la vegetazione o andare a caccia. Questo è il momento più pericoloso, in cui possono cadere vittime dei predatori.
Cosa mangiano?
Le vipere si alimentano soprattutto di micromammiferi, anche se non disdegnano uccelli e rettili. Le bisce d’acqua frequentano le pozze, le torbiere e i laghi alla ricerca di anfibi e pesci, mentre nel periodo terrestre si nutrono anche di lucertole e piccoli roditori. Gli altri colubridi si nutrono di micromammiferi, rettili e uccelli.
Sono molto prolifici?
I serpenti maturano sessualmente all’età di 3-4 anni. I colubridi sono ovipari, cioè la riproduzione avviene con la deposizione di 8-9 uova, mentre le vipere e la Coronella (colubro non velenoso) sono ovovivipare, cioè trattengono le uova nel proprio corpo fino a maturazione per poi depositare da 6-8 piccoli già autosufficienti. La riproduzione delle femmine di vipera avviene ogni 3 anni. Possono vivere fino ad un’età di 20-25 anni.

Sono utili i serpenti?
I serpenti fanno parte della catena alimentare, nutrendosi mantengono calmierata la crescita numerica delle prede, specie che possono creare problemi sia alla vegetazione sia alla salute umana. Generalmente predano esemplari deboli mantenendo le popolazioni sane e adatte alla sopravvivenza.
Quali sono i problemi legati ai contatti con l’uomo?
Purtroppo le persone che frequentano i sentieri di pianura, di collina e di montagna incontrandoli li uccidono indiscriminatamente anche se sono protetti dalla legge (Direttiva Habitat 92/43/CEE (allegato IV) - Regione Lombardia, Legge regionale 31 marzo 2008, n. 10). Lo stesso avviene anche nei giardini e nelle vicinanze delle abitazioni di campagna.
Come comportarsi se ci si trova di fronte ad una vipera?
La vipera, come del resto tutti i serpenti, non attacca se non minacciata: è sufficiente non disturbarla deviando il percorso o aspettando che se ne vada.
Nel remoto caso in cui si venisse morsi cosa fare?
Prima di tutto bisogna essere sicuri che il morso sia dalla vipera e non di un colubro innocuo. Non sempre i segni sono indicativi, ad esempio gli innocui hanno l’abitudine di restare attaccati alla parte colpita e lacerarne la carne con movimenti laterali della testa prima di fuggire, mentre le vipere possono colpire anche con un solo dente. Di solito le vipere non svuotano completamente le ghiandole velenifere, contenenti il veleno, perché servono per difesa e per procurarsi il cibo. La parte colpita, se è stato iniettato il veleno, porta i segni di tumefazione. Il tessuto non deve essere inciso perché il veleno ha tra i suoi componenti l’emorragina che provoca emorragie.
Non bisogna succhiare la ferita per estrarre il veleno perché potrebbe creare, se penetra nei vasi sanguigni a causa di piccole lacerazioni, un restringimento delle vie respiratorie. La velocità di distribuzione del veleno nell’organismo dipende dalla zona colpita, se in un’area periferica servita da capillari o direttamente in vena. In ogni caso non bisogna correre per chiedere aiuto, onde evitare l’aumento della sua distribuzione nel corpo. Bisogna recarsi in ospedale per ricevere le cure adeguate. Se l’evento avviene in una zona montana chiedere l’intervento del numero di emergenza.
Tornando ai serpenti, sono soggetti a malattie?
Tra le patologie che mietono vittime tra i serpenti vi è un agente patogeno fungino emergente, Ophidiomyces ophiodiicola, che è letale. Vi sono anche molti parassiti debilitanti che li colpiscono, come zecche e acari.
Abbiamo parlato dei pericoli della viabilità per i rospi in passato. Per i serpenti è lo stesso?
Anche i serpenti si spostano in cerca di cibo o di una femmina nel periodo degli accoppiamenti, per questo il rischio è che, quando si trovano ad attraversare le strade, finiscano anche loro schiacciati dalle auto.




