Prendersi cura di un animale non significa soltanto dargli da mangiare, portarlo fuori o riempirlo di coccole. Significa imparare a conoscerlo davvero, riconoscere i suoi bisogni, accorgersi quando qualcosa cambia e rispettare il suo modo di comunicare. Significa esserci quando sta bene, ma soprattutto quando qualcosa non va, mettendo in conto tempo, attenzioni, cure e anche un impegno economico. Perché vivere con un animale significa assumersi una responsabilità verso un altro essere vivente, con una personalità, delle emozioni e bisogni che non possiamo ignorare. Perché cani, gatti, conigli e tutti gli animali che vivono con noi non sono oggetti né semplici compagni di casa: sono esseri viventi con una propria personalità, bisogni e un modo tutto loro di comunicare.
Di benessere animale ne abbiamo parlato a Teletutto Racconta, insieme a Paola Viviani, presidente Enpa Brescia, a Margherita Gaspari, etologa comportamentalista, e Alessandra Mattei, tecnica veterinaria, partendo proprio dalla domanda più semplice: sappiamo davvero prenderci cura dei nostri animali? «Bisogna avere consapevolezza: quando si accoglie un animale in famiglia bisogna sapere che ci sarà un impegno economico, ma anche di tempo e di energie, è una responsabilità». Una responsabilità che significa innanzitutto osservare, perché gli animali non possono dirci con le parole che hanno dolore o che qualcosa è cambiato.
«Ci sono tanti piccoli aspetti che, se conosciuti e inseriti nel contesto in cui vive l’animale, possono darci informazioni importanti – spiega Margherita Gaspari – quando mi chiamano le famiglie per intraprendere un percorso, parto anche da cose molto semplici: quanto dorme il cane, come respira, cosa succede quando esce di casa, sono segnali che dobbiamo imparare a leggere». E proprio qui sta una delle chiavi del rapporto con i nostri animali: conoscere il loro comportamento per capire quando quel comportamento cambia.
Non aspettare che il problema diventi grande
La cura passa naturalmente anche dal veterinario e in questo senso è importante ricordare che dietro ogni visita, ogni esame e ogni intervento ci sono costi che non sempre sono facili da sostenere. Le associazioni si trovano spesso a gestire situazioni molto complesse e le cliniche veterinarie cercano, quando possibile, di dare una mano. «Cerchiamo di andare incontro alle associazioni nelle situazioni più difficili – racconta Alessandra Mattei – possiamo offrire alcune prestazioni, coprire determinati costi o fornire farmaci, la manodopera, per quanto ci riguarda, è completamente gratuita». Un aiuto che può diventare fondamentale soprattutto quando arrivano animali con problemi importanti, recuperati dopo maltrattamenti, abbandoni o situazioni di forte disagio.
Anche il benessere psicologico conta
Curare un animale, però, non significa occuparsi soltanto del suo corpo, un cane recuperato da una situazione di maltrattamento può avere paura, diffidenza, difficoltà a relazionarsi. Anche in questi casi non basta pensare che «con tanto amore passerà tutto – ricorda Paola Viviani – gli animali hanno una personalità e hanno vissuto delle esperienze. Quando arrivano da situazioni particolari bisogna lavorare, fare un percorso insieme, non è semplicemente accoglierli: bisogna imparare ad ascoltarli». Un concetto che vale per qualsiasi animale: il comportamento è comunicazione.
Il cane non va accarezzato per forza
Una delle situazioni più comuni è anche una di quelle che sottovalutiamo maggiormente, vediamo un cane e, perché ci sembra simpatico, pensiamo che sia naturale accarezzarlo. «In generale sarebbe bene non accarezzare i cani che non conosciamo – spiega Margherita Gaspari – sono spesso legati, quindi non hanno la possibilità di scegliere e magari nemmeno il proprietario sa qual è la condizione emotiva del suo cane in quel momento». Come comportarsi allora? «Prima di tutto chiediamo al proprietario, se vogliamo entrare in relazione con il cane, non dobbiamo andare direttamente verso di lui. Possiamo metterci leggermente di lato, in una posizione meno minacciosa, allungare la mano e aspettare, deve essere il cane a decidere se venire verso di noi». Perché anche un gesto che a noi sembra affettuoso può essere vissuto dall'animale come un'invasione.
Il problema degli abbandoni
La cura degli animali passa anche dalla capacità di non considerarli più una volta che diventano anziani, malati o più impegnativi. «Oggi nella nostra provincia è raro trovare un cane legato a un cancello o abbandonato per strada – spiega la presidente di Enpa Brescia – è più facile che venga lasciato dal veterinario, portato in associazione o che arrivino richieste di cessione». E spesso si tratta di animali che hanno vissuto per anni nella stessa famiglia. «Parliamo tendenzialmente di animali anziani, che hanno vissuto quasi tutta la loro vita con quella famiglia e che proprio nella fase più delicata vengono abbandonati». Un paradosso che dice molto sul nostro rapporto con gli animali: li vogliamo quando sono cuccioli, sani e facili da gestire, ma la cura vera si vede soprattutto quando arrivano le difficoltà.
Prendersi cura significa esserci
Alla fine, il benessere animale non è fatto di una sola cosa, è alimentazione, prevenzione, controlli veterinari, movimento, rispetto, attenzione ai segnali, conoscenza del comportamento, ed è anche sapere quando chiedere aiuto. E soprattutto è ricordarsi che chi abbiamo davanti non è un oggetto che possiamo sostituire quando non corrisponde più alle nostre aspettative. «Un animale è un essere vivente – ha ricordato più volte la Mattei – dobbiamo avere rispetto e consapevolezza di quello che significa prenderci cura di lui». Forse è proprio da qui che dovrebbe partire ogni relazione con un animale: non dalla domanda “cosa può dare a me?”, ma da una molto più semplice: “di cosa ha bisogno lui?”.



