Il cane, ormai, per molte famiglie è a tutti gli effetti uno di casa e questo vale anche quando si parte per le vacanze. Organizzare un viaggio insieme a lui, però, non è sempre così semplice, l’offerta sulla carta sembra essere sempre più ampia, ma quando si va a verificare davvero che cosa viene offerto, le realtà che accolgono il cane in modo completo sono ancora poche e la ricerca non riguarda soltanto l’hotel in cui soggiornare. Ci si chiede: dove posso andare con il mio cane? Ci sono ristoranti in cui posso entrare con lui? Ci sono spiagge, passeggiate, aree verdi? Posso partecipare a qualche attività insieme a lui? E se durante la vacanza ho bisogno di un veterinario, di un dog sitter o di un altro servizio?
Sono domande molto concrete, che raccontano quanto sia cambiato il modo di viaggiare e anche il rapporto con i nostri animali. Non basta più, quindi, essere semplicemente pet friendly, perché accettare un cane è una cosa, accogliere davvero una famiglia che viaggia con lui è un’altra. HoliPet, piattaforma made in Brescia, nasce proprio con questo obiettivo: mettere insieme turismo, ospitalità e competenze cinofile e costruire un modello nel quale il cane non sia semplicemente tollerato, ma diventi parte dell’esperienza di viaggio. A raccontarci il progetto è Margherita Gaspari, educatrice cinofila, esperta di riabilitazione comportamentale e co-founder di HoliPet.
Margherita, partiamo dall’inizio: come nasce HoliPet?
«Nasce osservando un cambiamento che è già sotto gli occhi di tutti: la famiglia è cambiata e il cane ne fa sempre più parte, di conseguenza è cambiato anche il modo di viaggiare. Sempre più persone vogliono partire con il proprio cane, ma spesso si trovano davanti a una serie di difficoltà. Non basta trovare una struttura che lo accetti, bisogna capire che cosa c’è intorno, quali servizi sono disponibili, quali attività si possono fare insieme e se il territorio è davvero preparato ad accogliere una Pet Family».
Voi dite che «pet-friendly non è più abbastanza». Cosa significa?
«Essere pet-friendly significa, in sostanza, accettare il pet, essere petfull significa invece accogliere la pet family. La differenza sta nell’attenzione a tutta l’esperienza: accoglienza, comfort, sicurezza, servizi, attività e rapporto con il territorio. L’idea è trasformare una semplice vacanza con il cane in una vera esperienza di viaggio».

Qual è oggi la difficoltà maggiore per chi parte con un cane?
«Una delle difficoltà è sicuramente trovare informazioni complete e affidabili, non sempre è facile capire quali strutture siano realmente organizzate, quali servizi siano disponibili, dove si possa andare con il cane e quali attività si possano fare. E spesso bisogna cercare ogni informazione separatamente, noi vogliamo invece contribuire a creare un sistema più semplice e collegato».
Come funziona concretamente HoliPet?
«Partiamo dalla realtà che abbiamo davanti, perché ogni struttura e ogni territorio sono diversi e non può esistere una soluzione uguale per tutti. Analizziamo la struttura, i servizi, gli spazi e l’organizzazione e, sulla base di queste caratteristiche, possiamo intervenire sulla formazione del personale, sulle informazioni da fornire agli ospiti e sulla costruzione di servizi dedicati.».
Quindi non si tratta soltanto di indicare dove dormire?
«No, anzi, il soggiorno è solo una parte dell’esperienza, l’idea è accompagnare la famiglia dal momento dell’arrivo fino alla partenza. Anche una camera può essere pensata in modo diverso, così come l’accoglienza, il cibo, la sicurezza, la cura e l’igiene e poi c’è tutto quello che si può fare fuori dalla struttura».
Parliamo proprio di questo: cosa può fare una famiglia insieme al proprio cane?
«Dipende naturalmente dal territorio, possono esserci passeggiate, trekking, attività all’aperto, percorsi in bicicletta, escursioni, tour in barca, spiagge, degustazioni, esperienze legate ai prodotti locali o anche itinerari culturali. Il punto è che la vacanza non deve finire davanti alla porta dell’hotel, il cane può essere coinvolto nella scoperta del territorio».
Nel progetto c’è anche una rete di professionisti. Perché è importante?
«Perché durante una vacanza possono esserci esigenze diverse, attraverso il network possono entrare in gioco dog sitter, pet taxi, veterinari, educatori cinofili, toelettatori, dog walker e altri professionisti. In questo modo anche la struttura ricettiva può diventare un punto di riferimento per la famiglia, non soltanto un posto dove dormire».
HoliPet si rivolge anche a Comuni e territori. Perché?
«Perché una vera destinazione petfull non può essere costruita da un solo albergo. Bisogna lavorare sul territorio e mettere in collegamento le realtà che già esistono, per questo ci rivolgiamo anche a Comuni, consorzi, Pro Loco, DMO ed enti territoriali. Il primo passo è conoscere quello che c’è: servizi, luoghi, operatori, accessibilità e regole. Poi si costruisce una rete e si individuano punti di forza e criticità».
In pratica, cosa significa mappare un territorio?
«Significa fotografare quello che oggi viene offerto a chi viaggia con un animale, capire cosa funziona, cosa manca e dove ci sono possibilità di miglioramento. Poi bisogna mettere in relazione le singole realtà, una destinazione diventa davvero petfull quando territorio, operatori e servizi non sono più elementi separati, ma diventano parte di un’unica esperienza».
C’è però anche un aspetto che va oltre il turismo. Nel vostro progetto parlate di un modo diverso di vivere il viaggio.
«Sì, per noi il cane non deve essere visto soltanto come un nuovo consumatore, viaggiare con un cane può anche significare rallentare, camminare, cercare la natura, stare all’aperto e condividere gli spazi. Può diventare un’occasione per vivere un territorio in maniera diversa e più consapevole. Per questo parliamo anche di rispetto dell’ambiente, degli animali e delle altre persone».

Quindi il turismo con gli animali può essere anche un’occasione per riscoprire il territorio?
«Assolutamente sì, una famiglia che viaggia con il cane cerca spesso esperienze all’aria aperta e luoghi nei quali poter stare insieme. Se il territorio è organizzato, questa esigenza può diventare un’opportunità anche per le attività locali e per le strutture ricettive».
Il lago di Garda viene indicato come un territorio particolarmente interessante. Perché?
«Il Garda ha caratteristiche che si prestano molto a questo tipo di turismo: natura, acqua, percorsi, attività all’aperto e una forte vocazione turistica. La possibilità è quella di mettere in rete ciò che già esiste e costruire un’offerta più chiara e organizzata per chi arriva con il proprio cane».
Quanto può diventare importante il pet tourism anche dal punto di vista economico?
«È un mercato che sta crescendo e che può rappresentare un’opportunità per strutture e territori, se una destinazione riesce a rispondere in modo concreto alle esigenze della Pet Family, può differenziarsi e creare un’offerta che porta valore. Non significa semplicemente aggiungere un servizio, ma pensare a un modo diverso di accogliere».
E allora che cosa significa davvero diventare una «petfull destination»?
«Significa fare in modo che una persona che arriva con il proprio cane non debba sentirsi dire soltanto “qui il cane è ammesso”. Deve trovare una destinazione che sappia indicargli dove andare, cosa fare, quali servizi utilizzare e quali esperienze vivere insieme al proprio animale. In poche parole, una destinazione che non si limita ad accettare il cane, ma che sa davvero accogliere la famiglia che viaggia con lui».



