Non sono soltanto compagni di vita, ma alleati preziosi per conquistare autonomia e sicurezza, i cani guida accompagnano le persone cieche negli spostamenti quotidiani, aiutandole a muoversi nell'ambiente con maggiore indipendenza. Dietro il loro lavoro c'è un percorso lungo, che comincia da cuccioli e coinvolge famiglie affidatarie, istruttori e, infine, la persona alla quale saranno affidati. A spiegare come nasce questo legame e quali comportamenti adottare quando si incontra un cane guida è Sandro Vestri, esperto cinofilo in area comportamentale, ospite di Teletutto Racconta nella puntata dedicata alla vista, all'ipovisione e all'autonomia delle persone con disabilità visiva.
Partiamo da una distinzione: che cosa differenzia un cane guida dagli altri cani d'assistenza?
«I cani guida fanno parte della più ampia famiglia dei cani d'assistenza, nella quale rientrano anche quelli addestrati per aiutare persone con disabilità motorie o per segnalare determinate condizioni mediche, come alcune alterazioni della glicemia. Sono però specializzati in un compito preciso: accompagnare le persone cieche o con gravi disabilità visive negli spostamenti, aiutandole a individuare ostacoli e a muoversi in sicurezza. Esistono poi gli interventi assistiti con gli animali, un ambito diverso, nel quale la relazione con l'animale viene utilizzata all'interno di percorsi con specifici obiettivi terapeutici, educativi o assistenziali».
Come si crea cane guida? È sufficiente scegliere un cane intelligente e addestrarlo?
«No, il percorso è molto più articolato, la selezione tiene conto di caratteristiche genetiche, temperamento e predisposizione alla collaborazione con l'essere umano. Alcune razze, come il Labrador, il Golden Retriever e il Pastore Tedesco, sono spesso impiegate per questo tipo di attività, ma non basta appartenere a una determinata razza per diventare un buon cane guida. Contano molto il carattere, l'equilibrio, la capacità di affrontare situazioni nuove e la disponibilità a lavorare in collaborazione con la persona».
Che cosa succede nei primi mesi di vita del cucciolo?
«La crescita e la socializzazione sono fasi fondamentali, nelle scuole per cani guida i cuccioli vengono spesso affidati a famiglie volontarie, che li accolgono in casa e li accompagnano nella scoperta del mondo. È un lavoro prezioso, perché permette al cane di conoscere ambienti, rumori, persone, mezzi di trasporto e situazioni differenti. La famiglia affidataria contribuisce a farlo crescere in un contesto sereno, mentre la scuola segue il percorso e prepara le fasi successive».
A che età comincia l'addestramento vero e proprio?
«Dopo il periodo trascorso con la famiglia affidataria, il cane rientra nella scuola per affrontare una fase di formazione più specifica. Impara a riconoscere gli ostacoli, a seguire percorsi, a fermarsi in presenza di pericoli e a collaborare con il conduttore. È un lavoro progressivo, che richiede tempo, competenza e continuità. La preparazione complessiva può svilupparsi nell'arco di diversi mesi e, a seconda del programma, anche di alcuni anni».
Una volta terminato l'addestramento, come viene scelto il cane da affidare a una persona cieca?
«L'abbinamento è una fase delicata, non si tratta semplicemente di consegnare un cane addestrato, ma di individuare la coppia più adatta. Bisogna considerare le esigenze della persona, le sue abitudini, il ritmo di vita, gli spostamenti che affronta abitualmente e le caratteristiche del cane. Anche la preparazione del futuro conduttore è fondamentale: la persona deve imparare a collaborare con l'animale, a interpretarne i segnali e a gestire insieme a lui le diverse situazioni».
Il rapporto tra il cane guida e la persona nasce spontaneamente oppure deve essere costruito?
«La relazione si sviluppa attraverso la conoscenza reciproca e l'esperienza condivisa, il cane ha una naturale predisposizione a osservare l'essere umano e a interpretarne i comportamenti, ma questo non significa che tutto avvenga automaticamente. La socializzazione, la formazione e il lavoro degli istruttori preparano entrambi a collaborare. Con il tempo si costruisce un rapporto basato sulla fiducia, sulla comunicazione e sulla capacità di affrontare insieme le situazioni quotidiane».
Il cane guida non offre soltanto un aiuto pratico. Quanto conta la componente affettiva?
«È un aspetto importante, il cane d'assistenza permette alla persona di affrontare determinate attività con maggiore autonomia, ma con lui si instaura anche una relazione affettiva. Il legame non sostituisce la funzione specifica per cui l'animale è stato preparato, ma rappresenta una componente significativa della vita insieme. La relazione deve comunque rispettare le esigenze del cane, il suo benessere e il suo bisogno di riposo e di una vita equilibrata».

Arriviamo a una situazione molto comune: incontriamo per strada una persona cieca accompagnata dal suo cane guida. Come dobbiamo comportarci?
«La prima regola è la naturalezza, accompagnata dal rispetto, non bisogna considerare la presenza del cane come un evento eccezionale né attirare continuamente l'attenzione su di lui. Se desideriamo avvicinarci, è opportuno rivolgerci alla persona che lo conduce e chiedere il permesso, senza dare per scontato di poterlo accarezzare».
Quali sono, invece, i comportamenti da evitare assolutamente?
«Non bisogna chiamare il cane, fischiare, battere le mani o cercare di attirare la sua attenzione mentre sta lavorando. Anche un gesto che sembra innocuo può distrarlo dal compito che sta svolgendo, è particolarmente pericoloso cercare di richiamarlo da lontano o dal lato opposto della strada, perché si rischia di interferire con la sicurezza della persona che accompagna. Se il cane è in servizio, la cosa migliore è lasciarlo concentrato sul proprio lavoro, perché anche lui può sbagliare se distratto».
E se vediamo una persona cieca che sembra avere bisogno di aiuto?
«Possiamo rivolgerci direttamente a lei, chiedendo con discrezione se abbia bisogno di assistenza. È importante non prendere iniziative senza aver prima chiesto, per esempio afferrando il cane o il suo guinzaglio, la persona deve poter decidere se e come desidera essere aiutata. Rispettare la sua autonomia significa anche non sostituirsi a lei, ma offrirle una possibilità di supporto».
Qual è il messaggio più importante da trasmettere a chi incontra un cane guida?
«Riconoscere il lavoro che svolge e rispettare la coppia formata dal cane e dalla persona. Dietro ogni cane guida c'è un lungo percorso di selezione, socializzazione e addestramento, ma anche un rapporto che si costruisce nel tempo. Basta seguire alcune semplici regole: non distrarre l'animale, chiedere prima di avvicinarsi e rivolgersi sempre alla persona che lo conduce. Sono piccoli gesti che possono fare una grande differenza nella vita quotidiana».



