Comunità Shalom, la difesa di suor Rosalina: «Pronti a farci sentire dal pm»

Dopo lo sfogo sui social, ora è passata alle vie formali. Suor Rosalina Ravasio ha scritto una lunga lettera per difendere la comunità Shalom di cui è responsabile dal 1986 e che è nuovamente finita sotto i riflettori.
Nel mirino dopo un esposto presentato in Procura a Brescia e soprattutto dopo la video inchiesta confezionata da Fanpage e trasmessa da Piazza Pulita su La7 con una giornalista che si è infiltrata fingendosi una volontaria. E ancora una volta si parla di presunti maltrattamenti nella struttura che si occupa di tossicodipendenti, pazienti psichiatrici o affetti da disturbi alimentari. Maggiorenni e minorenni. Vengono mosse accuse come quelle che avevano portato dieci anni fa la religiosa e altre 40 persone, tra volontari e ospiti più anziani, a processo. Conclusosi con l’assoluzione di massa tra primo e secondo grado.
«Il metodo educativo utilizzato non solo rispetta ovviamente la legge, ma è stato studiato da diverse università europee ed extra europee al fine di comprendere i grandi risultati ottenuti nel corso degli anni, pari a circa il 75% dei ragazzi recuperati dopo cinque anni di percorso» scrive suor Rosalina Ravasio, assistita dall’avvocato Massimiliano Battagliola. Ricorda che «il lavoro della comunità è in stretta collaborazione con le Unità ospedaliere di neuropsichiatria e psichiatria e con i servizi territoriali per le dipendenze» e rigetta ogni accusa, «tra cui quella mostrata in tv di un ragazzo che con molta probabilità è lo stesso accusatore presente nella prima inchiesta e già giudicato non attendibile nel corso del processo».
Spiega poi di aver incassato il sostegno «di molte famiglie che in questi 40 anni hanno recuperato i propri figli» e infine in merito al nuovo esposto per presunti maltrattamenti in comunità, ora sul tavolo del sostituto procuratore Iacopo Berardi, la religiosa bresciana, leader della Shalom di Palazzolo, annuncia: «I 250 attuali ospiti della comunità, nonché i medici e gli infermieri presenti sono disponibili ad essere ascoltati dalla Procura in caso lo ritenesse opportuno».
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