L’Invalsi ci consegna una scuola con alcune eccellenze e molte mediocrità. Nei consigli di classe e nei collegi docenti ce lo diciamo da sempre. Lo diciamo anche ai genitori. Tutti sanno, insomma, ma questo non cambia la sostanza. Il Covid ha fatto la sua parte, perché le scuole non erano preparate ad affrontare la pandemia: avevano a disposizione l’apparato tecnico, ma il personale non era pronto per la Dad. All’inizio tutti sono partiti allo sbaraglio, provando e riprovando: sono serviti mesi prima di trovare una linea comune. Intanto il tempo passava.
Da solo, però, il Covid non basta a spiegare questa situazione. È la scuola che non funziona, perché non è riuscita a stare al passo coi tempi: dovrebbe fare da traino, da fucina di nuove idee. Invece gioca di rincorsa.
Guardate la fotografia di una classe di 50/60 anni fa: c’erano i banchi di legno, la cattedra sulla predella e la lavagna nera. Confrontatela con una fotografia di oggi: i banchi non sono più di legno, non c’è la predella e al posto della lavagna c’è la Lim. Ma, tranne qualche scuola all’avanguardia o qualche docente illuminato, lo schema (e la sostanza) sono gli stessi. Il mondo è cambiato, la scuola no. È un enorme dinosauro che fatica a muoversi, figurarsi a cambiare.
Le famiglie non sono esenti da responsabilità: 4 studenti di prima generazione su 5 non raggiungono il livello previsto in Italiano. Non c’è da stupirsi: molti bambini parlano italiano solo a scuola o con gli amici (se ne hanno). I corsi di alfabetizzazione sono utili, ma sono poco più di un palliativo. Eccellono, invece, in Inglese e Francese. Stupisce, semmai, il fatto che i loro compagni italiani siano carenti in Italiano. Sono i nativi digitali, che fanno un uso istintivo di computer e social: considerano la tecnologia parte della vita e la usano come lingua madre. Non potranno mai andare d’accordo con una scuola che ancora (e giustamente) venera Dante e Manzoni. Provate a chiedere ad uno giovane quanti libri ha letto…
Capitolo Matematica. Essendo nativi digitali i nostri giovani dovrebbero essere bravissimi, invece… La situazione non può che peggiorare con l’Ai. Fino ad oggi, di fronte ad un problema di algebra o geometria i ragazzi cercavano la soluzione. Ora caricano i dati su Gemini: tre secondi ed ecco la risposta.



