Una delle riforme che caratterizza questo anno scolastico è quella dei tecnici. Un percorso partito nel 2022 e che quest’anno mette radici. Si parte dalla prima e, quindi, i frutti si potranno raccogliere (meglio: verificarne l’efficacia) solo tra quattro anni. Ma in alcuni casi anche tre. Andiamo con ordine allora: viene riorganizzato il curricolo che si struttura in un’area di istruzione generale nazionale e in un’area di indirizzo flessibile articolate su un primo biennio, un secondo biennio e un quinto anno.
Il 4+2
Laddove attivato il percorso introduce il modello della filiera formativa tecnologico-professionale (modello 4+2). Per dirla semplice ci si diploma un anno prima per poi proseguire con un biennio di specializzazione tecnologica superiore.
Non tutti i tecnici possono attivare questa modalità, tra le poche scuole che cominceranno questo cammino c’è il Tartaglia-Olivieri: «Alla fine dell’anno scolastico ’24-’25, dopo un’indagine nel collegio docenti, è stato creato un gruppo di lavoro – ripercorre la dirigente Cristina Fontana –; si è lavorato con l’ufficio scolastico per verificarne la sostenibilità delle risorse e limare le incongruenze orarie come non superare il monte ore di certe discipline, poi abbiamo presentato il progetto e ottenuto l’autorizzazione nel gennaio 2026. Fondamentale anche la partnership con Its». E aggiunge: «Non è una scorciatoia per finire prima, ma un percorso per alunni autonomi e capaci con una propensione alla creatività perché saranno proposte didattiche laboratoriali che prevedono competenze non solo teoriche. Chi ha bisogno di tempi distesi per l’apprendimento è meglio che scelga un percorso tradizionale».
È necessario, dunque, molto impegno anche perché viene richiesta anche una frequenza pomeridiana. Il diploma, poi, è equivalente a quello del percorso quinquennale: «Lo sbocco naturale è l’Its, con il quale si approcciano anche durante i quattro anni di studi per diventare Tecnici superiori per la sostenibilità dell’edilizia, ma nulla vieta che possano andare all’università» dice Fontana.
Il nuovo curricolo
Le linee guida attese da mesi dagli istituti sono arrivate dal Ministero in «zona Cesarini», il 3 settembre, nel frattempo si è navigato a vista. Quest’anno si parte «poi speriamo di non dover riscrivere i curricoli» dicono alcuni dirigenti. La riforma, infatti, prevede un ritocco dei programmi che gli istituti hanno affrontato per arrivare al nuovo anno preparati: «L’istruzione tecnica resta quel che è - dice la dirigente dell’istituto tecnico industriale Castelli, Simonetta Tebaldini -, ma vengono anticipate alcune materie tecniche del terzo anno. In prima e seconda, quindi, abbiamo una nuova materia, Scienze sperimentali, che unisce chimica, fisica e scienze».
Ogni istituto, quindi, ha dovuto mettere mano alla didattica scegliendo cosa fare, che argomenti trattare e da che docente dato che ne sono coinvolti tre, ognuno per la propria materia. Ed è prevista un’unica valutazione.
Per dirla con le parole del dirigente del Pastori, Augusto Belluzzo, «sono gli insegnanti a costruire il sapere».
«Siamo pronti, ma non sono mancate le difficoltà» dice il dirigente dell’agrario. Ed essendo arrivate pochi giorni fa le linee guida anche i testi per i nuovi curricoli non sono aggiornati: «Abbiamo consigliato di rimandare a settembre l’acquisto dei libri, ma le case editrici – dice Belluzzo – non sono riuscite a costruire i libri». E aggiunge: «Si vuol creare in Italia un modello di Technical vocational school. Se resta così la riforma ci sarà la possibilità per le scuole di differenziare i percorsi e quindi di avere un certo monte ore per valorizzare il territorio». Quindi, per fare un esempio, di potrà, al nord, «costruire un percorso maggiormente improntato verso la zootecnia e, al sud, alla frutticoltura». In base alla vocazione territoriale, per soddisfare le sue necessità.
Prevista anche maggiore flessibilità e, in quarta e quinta, la possibilità di scegliere alcune materie in vista del percorso post diploma: «questa personalizzazione fa sì anche che debba cambiare il concetto di classe – sottolinea Belluzzo – e una maggiore difficoltà di organizzazione per le scuole nella gestione degli orari e degli spazi».
Resta il tema occupazionale: «Per il momento gli organici restano quel che sono – spiega il dirigente dell’Abba-Ballini Giovanni Scolari –, ma ci sarà da risolvere il problema contrattuale» relativo ai nuovi insegnamenti e del monte ore a discrezione degli istituti. Insomma, quest’anno sarà di rodaggio e la «riforma si applicherà gradualmente e in itinere» conclude Scolari.




