Da una parte le imprese che cercano personale e non lo trovano, dall’altra migliaia di giovani che non studiano e non lavorano. Sono i cosiddetti Neet (sigla nata nel Regno Unito e sta per Not in education, employment or training). È il paradosso del mercato del lavoro bresciano, dove il mismatch tra domanda e offerta rischia di diventare una delle principali zavorre alla crescita. Il termine indica la mancata corrispondenza tra ciò che le aziende cercano e ciò che il mercato è in grado di offrire, sia in termini numerici sia per competenze.
L’indagine
Il fenomeno è ormai strutturale. L’ultima indagine sul tema, ancora molto attuale, realizzata dal Centro Studi di Confindustria Brescia su 284 imprese manifatturiere con oltre 28mila addetti fotografa una difficoltà estesa a tutto il sistema industriale. Tra le aziende che hanno cercato personale, ben il 90% ha incontrato in qualche modo problemi nel reperimento della forza lavoro. Una percentuale che, secondo lo studio, restituisce la dimensione delle tensioni che attraversano il mercato locale.
Il problema è particolarmente evidente per gli operai specializzati: il 92% delle imprese che ha cercato queste figure ha denunciato difficoltà. Seguono le professioni tecniche, con l’89%, i conduttori di impianti e conducenti di veicoli, con l’88%, e le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione, all’82%.
Non c’è, dunque, un solo profilo professionale risparmiato: per tutti i gruppi analizzati almeno la metà delle aziende segnala problemi di reperimento. Secondo Confindustria Brescia il mismatch non è soltanto quantitativo. In molti casi mancano contemporaneamente le persone e le competenze necessarie. Per i conduttori di impianti e conducenti di veicoli, ad esempio, nel 63% dei casi le imprese segnalano sia una disponibilità insufficiente di candidati sia competenze non pienamente coerenti con le necessità aziendali. Lo stesso accade per il 60% delle aziende alla ricerca di operai e artigiani specializzati e per il 56% di quelle che cercano professionisti tecnici.
I Neet
Ed è qui che entra in scena l’altro lato del paradosso: i giovani che dal mercato del lavoro restano fuori. A Brescia il tasso di Neet, cioè dei giovani tra 15 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione, è sceso dal 13,9% del 2018 all’8,5% del 2024. Un miglioramento significativo, ma che non cancella la dimensione del fenomeno: nel 2024 erano ancora 16.742 i giovani Neet bresciani, contro i 25.921 del 2018. In sei anni, dunque, il numero si è ridotto di oltre 9 mila unità, ma resta una platea tutt’altro che marginale.
Il dato assume un peso ancora maggiore alla luce dell’inverno demografico. La popolazione in età lavorativa si restringe e, contemporaneamente, le imprese hanno sempre più bisogno di nuove competenze. Riportare i Neet verso la formazione e l’occupazione non è quindi soltanto una questione sociale, ma diventa una necessità economica. La riduzione del bacino di lavoratori disponibili rende infatti ogni giovane che rimane ai margini una risorsa sottratta a un mercato che, soprattutto nella manifattura, sta già sperimentando una forte carenza di personale.
La risposta passa anche dalla formazione. Negli ultimi anni si sono fatti grandi passi avanti. Ma qui emerge un’altra contraddizione bresciana: secondo l’analisi di Confindustria Brescia solo il 52% delle imprese manifatturiere intervistate conosce gli Its Academy, percorsi pensati proprio per formare tecnici con competenze immediatamente spendibili nelle aziende.
Ancora più bassa è la presenza di diplomati Its negli organici: appena il 18% delle imprese ne ha uno. E solo il 3% di quelle che li hanno assunti ha previsto un inquadramento contrattuale superiore a quello di un diplomato tradizionale. Il paradosso, dunque, non si risolve semplicemente aumentando il numero degli ingressi nel mercato del lavoro. Occorre costruire un ponte più efficace tra giovani, formazione e imprese.



