Salute e benessere

Animali pericolosi: come difendersi da vipere, ragni violino e zecche

Giuseppe Bacis, direttore del Centro antiveleni di Bergamo, e la tossicologa Gallo spiegano come prevenire i rischi delle passeggiate all’aria aperta: «In caso di morsi e punture no ai rimedi improvvisati da film»
Una vipera
Una vipera

Con l’arrivo della bella stagione, cresce la voglia di trascorrere più tempo all’aperto, nella natura. Tuttavia, questa libertà porta con sé anche dei pericoli: vipere, api, ragni violino e zecche sono tra i rischi più comuni con i quali ci si può scontrare durante le passeggiate nei boschi, nei prati o anche nel giardino di casa.

Come e quando contattare il Centro antiveleni

In caso di dubbi o emergenze, il Centro antiveleni di Bergamo è sempre pronto a fornire una consulenza. Situato all’interno dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, è uno dei tre centri attivi in Lombardia e tra i dieci in Italia, ed è disponibile 24 ore su 24 per rispondere alle chiamate relative a punture e morsi, ma anche a intossicazioni da farmaci o detersivi.

Ogni giorno il numero verde (800-883300) riceve telefonate da cittadini, guardie mediche, operatori del soccorso e personale ospedaliero, non solo dalla Lombardia (Brescia compresa), ma anche da altre regioni e perfino dall’estero. Un supporto importante per chi, spesso in preda al panico, ha bisogno di una guida esperta.

Come spiegano il direttore Giuseppe Bacis e la tossicologa Mariapina Gallo, il fenomeno non è marginale. Tra il 2023 e il 2025 il Centro antiveleni ha gestito 617 consulenze legate a morsi e punture di animali velenosi. Di queste, 33 hanno riguardato casi bresciani.

Regole per difendersi dalle vipere

In sette episodi il responsabile era una vipera. La prevenzione resta l’arma principale: «È iniziata la stagione delle camminate in montagna e raccomandiamo di attenersi ad alcune regole di sicurezza - spiegano Bacis e Gallo -: indossare pantaloni lunghi, calzettoni e scarponi, non uscire dai sentieri, evitare di infilare le mani nelle cataste di legna e non camminare nell’erba alta».

Le vipere vivono dalla pianura ai duemila metri di quota
Le vipere vivono dalla pianura ai duemila metri di quota

Accorgimenti semplici, ma preziosi per ridurre il rischio di incontri indesiderati. Anche perché le vipere, ricordano dal Centro antiveleni, possono trovarsi dalle basse quote fino ai duemila metri di altitudine. In caso di morso, la prima regola è non farsi prendere dal panico: «Va gestito come una frattura - spiegano-: se il morso è al piede non bisogna camminare, se è alla mano è bene immobilizzare il braccio».

L’obiettivo è limitare i movimenti e raggiungere il prima possibile i soccorsi. Da evitare invece i rimedi improvvisati da film d’avventura: «Non vanno applicati lacci, non si devono praticare tagli e non si deve tentare di succhiare il veleno». Non tutti i morsi, inoltre, sono uguali: «Possono essere secchi, senza inoculo di veleno, oppure con inoculo. Nel primo caso restano visibili i due segni del morso, ma non compaiono reazioni locali o sintomi generali. Diversa la situazione se il veleno viene iniettato: oltre al gonfiore, possono manifestarsi dolori addominali, diarrea, vomito e anche problemi cardiovascolari».

Fortunatamente, precisano gli esperti, le conseguenze gravi sono rare: «È difficile riportare effetti severi per i morsi di vipere europee» e, nella maggior parte dei casi, una corretta gestione clinica è sufficiente. Anche il ricorso al siero resta circoscritto: «Si rende necessario circa una volta su dieci».

Scorpioni, vespe e api

Una vespa
Una vespa

I casi di puntura da scorpione sono ancora più rari e, spiegano gli esperti, vanno affrontati senza allarmismi: «Si gestiscono come le punture d’ape: la prima cosa da fare è applicare ghiaccio». Proprio sulle api arriva un richiamo pratico importante. A differenza di vespe e calabroni, infatti, lasciano conficcato il pungiglione con il sacco velenifero: «Va rimosso e la zona va disinfettata».

A fare la differenza, però, è soprattutto l’eventuale allergia agli imenotteri, che può esporre al rischio di shock anafilattico: «Chi ha avuto reazioni gravi viene preso in carico dagli allergologi, si sottopone a percorsi di desensibilizzazione e, quando esce di casa, deve portare sempre con sé la dose autoiniettabile di adrenalina».

Ragno violino

Meritano un approfondimento anche ragni e zecche, spesso meno temuti ma non per questo da sottovalutare. In tre anni il Centro antiveleni di Bergamo ha gestito 317 consulenze per morsi di ragno, 15 delle quali riferite al Bresciano. Cento i casi attribuiti al ragno violino, cinque nella nostra provincia.

Un ragno violino - Foto www.animalia.bio
Un ragno violino - Foto www.animalia.bio

«Nel 95% dei morsi da ragno violino – spiegano gli esperti –, difficile da riconoscere per un occhio non esperto, il problema si risolve in pochi giorni. Solo in una quota limitata si rendono necessari trattamenti di due o tre settimane e, più raramente, il ricovero».

Un richiamo utile anche a ridimensionare timori spesso amplificati: «A incidere, infatti, non è tanto il veleno, che nel caso del ragno violino agisce a livello cutaneo e non sul sistema nervoso, quanto le possibili complicanze infettive successive al morso. Si può formare, infatti, una bolla che, in alcuni casi, tende a ulcerarsi». È su questo aspetto, più che sul morso in sé, che va concentrata l’attenzione, monitorando l’evoluzione della lesione.

Come rimuovere le zecche

Infine le zecche: tra marzo e aprile l’équipe del dottor Giuseppe Bacis ha ricevuto numerose chiamate, soprattutto dal Trentino, meta abituale anche per molti bresciani.

«Per l’uomo il problema non è tanto tossicologico, quanto infettivologico – spiegano gli esperti –. Le zecche possono trasmettere malattie infettive, come la malattia di Lyme o la meningoencefalite virale».

Il rischio, quindi, non è legato al morso in sé, spesso quasi impercettibile, ma alle possibili infezioni veicolate dal parassita. Per questo anche la rimozione richiede attenzione: «Vanno usate pinzette e bisogna afferrare la testa dell’animale, non l’addome». Un gesto apparentemente semplice, ma decisivo: una rimozione scorretta può aumentare il rischio di infezione. È sempre necessaria una terapia di profilassi con antibiotico per 7-10 giorni.

Anche in questo caso, dunque, la prevenzione passa da piccoli comportamenti corretti, dalla prudenza durante le escursioni fino al controllo della pelle una volta rientrati a casa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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