Maria Beatrice e l’anoressia: la malattia che consuma l’essere umano

Daniela Affinita
La testimonianza di Arianna, la madre, che attraverso il libro «Se bastasse l’amore. Una storia vera di anoressia e speranza» racconta di quanto il cibo fosse diventato un nemico per sua figlia
Arianna e la figlia Maria Beatrice
Arianna e la figlia Maria Beatrice
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I disturbi alimentari colpiscono sempre più giovani e sempre più precocemente, ma spesso i primi segnali sono difficili da riconoscere. Per Arianna tutto è iniziato con un gesto semplice: un’arancia nascosta in un cestino, quella che doveva essere la merenda della figlia Maria Beatrice. «Doveva essere la sua merenda – ricorda – non era un semplice “non mi piace”, in quel gesto c’era qualcosa di diverso, di più profondo. In quel momento ho capito che stavamo affrontando qualcosa di serio».

I primi segnali

La vita di Maria Beatrice comincia a ruotare intorno a rituali rigidi. Non è ancora sottopeso in modo drammatico, ma la malattia ha già preso spazio nella sua mente. «Era un mostro che dominava ogni pensiero – dice la mamma – io ero sfidata, ma non impotente». A scuola qualcuno nota che non mangia più come prima, ma la gravità non viene riconosciuta e Arianna si sente dire che sta esagerando, che è ansiosa. «Io sentivo dentro che qualcosa non andava e per una mamma le sensazioni contano, anche quando nessuno ti crede».

Maria Beatrice aveva appena dodici anni quando il lockdown ha chiuso il mondo dentro le case, amplificando fragilità adolescenziali che già esistevano. «Atti ingiustificati di bullismo in una classe dove dagli altri ero amata hanno contribuito a farmi cadere nel baratro – racconta oggi Maria Beatrice, che a 18 anni, riesce a guardare a quel periodo con la lucidità di chi ha attraversato l’inferno ed è riuscita a uscirne – mi prendevano in giro, mi ferivano e io mi sentivo costantemente sbagliata, inadeguata».

Quella sensazione di non essere mai abbastanza si è trasformata lentamente in un bisogno ossessivo di controllo: prima sul cibo, poi sul peso, infine sull’intero corpo. I cambiamenti iniziali sono stati quasi impercettibili: porzioni sempre più ridotte, carboidrati eliminati, calorie contate con precisione maniacale. La bilancia è diventata un giudice implacabile, fino a segnare 31 chili: un numero che racconta quanto l’anoressia possa consumare un essere umano. Da tempo era ormai in cura in un centro privato e invano si attendeva un letto libero negli ospedali per un ricovero.

Le cure

È iniziata così una corsa contro il tempo tra psicologi, nutrizionisti e dietiste. «Il sistema pubblico, spesso lento e sovraccarico, non garantiva interventi tempestivi, anche a causa dei letti occupati per persone affette da Covid». Poi finalmente il ricovero, tra rianimazione e neuropsichiatria infantile al Civile, all’ospedale Niguarda e all’Auxologico di Piancavallo, durato un anno e non privo di difficoltà. Eppure, in un sistema che spesso incontra degli ostacoli, Arianna ha incontrato professionisti ai quali va la sua eterna gratitudine per il lavoro quotidiano che svolgono per le persone affette da anoressia, in un contesto sanitario che spesso non va di pari passo con la portata dell’emergenza.

«Non mi sono mai sentita impotente verso mia figlia, anche quando la sua mente era totalmente annebbiata dal mostro dell’anoressia – precisa Arianna – ma davanti a un sistema sanitario frammentato sì». La sua è una denuncia chiara: serve la certezza dell’accesso alle cure, un sostegno innanzitutto al personale medico sanitario, che si abbiano reparti specializzati, équipe multidisciplinari stabili e percorsi strutturati. Oggi Maria Beatrice ha 18 anni e il cibo non è più un nemico. «Ho imparato a distinguere me stessa dalla malattia: io non sono l’anoressia, sono molto di più. La cosa che mi fa più male, guardando indietro, è non aver capito cosa mi stesse succedendo. È come se vivessi in un mondo parallelo».

Mamma e figlia

Ricorda un episodio che oggi fa sorridere entrambe. «Una sera durante il ricovero ospedaliero dissi a mia mamma: ti vedo stanca, secondo me non stai bene». Durante l’intervista Arianna e Maria Beatrice si guardano e ridono, ricordando quel momento: un ricordo durissimo, ma pieno di vita. Da una parte una madre disperata, che dormiva su un lettino d’ospedale accanto alla figlia con la paura quotidiana di perderla. Dall’altra il volto di Maria Beatrice oggi: solare, pieno di vita, capace perfino di scherzare con la mamma. «Ma come ho fatto a non accorgermi di tutto quello che stavi facendo per me?», le dice sorridendo.

Il libro «Se bastasse l'amore»
Il libro «Se bastasse l'amore»

Da questa esperienza è nato anche un impegno civile. Arianna oggi porta la sua testimonianza nelle scuole, incontrando studenti e genitori per parlare, dal punto di vista di madre e di pedagogista, della necessità di rivolgersi subito agli specialisti, in un’ottica di prevenzione, ascolto e segnali da non sottovalutare, illustrando anche quali sono stati i suoi stessi errori.

La testimonianza

Lo fa anche attraverso il libro «Se bastasse l’amore. Una storia vera di anoressia e speranza», un racconto diretto e senza filtri che trasforma il dolore in consapevolezza. Il volume sarà presentato anche alla Camera dei Deputati giovedì 19 marzo. Un passaggio simbolico che trasforma una vicenda privata in una questione pubblica: i disturbi alimentari non sono un problema individuale, ma una responsabilità collettiva. La loro storia racconta di una battaglia vinta, ma anche di una guerra ancora in corso. L’anoressia colpisce sempre più giovani e in età sempre più precoce. Il lockdown ha accelerato un’emergenza che il sistema sanitario fatica ancora a gestire.

Maria Beatrice e Arianna hanno scelto di raccontarsi perché altre famiglie non si sentano sole, perché altre madri si fidino del loro istinto, perché altre ragazze capiscano che dall’anoressia si può uscire. La battaglia contro i disturbi alimentari si combatte ogni giorno, nel silenzio di troppe case, ma storie come questa dimostrano che la speranza non è un’illusione: è una conquista possibile.

Maria Vittoria e la dottoressa Pagani saranno ospiti il 13 marzo della trasmissione TT Racconta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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