Cinema

Record assoluto per «Buen Camino»: incasso più alto di sempre in Italia

Cristiano Bolla
Il film con Checco Zalone ha scritto una nuova pagina di storia del box office, superando il totale del primo «Avatar» nella classifica degli incassi italiani (ma non ancora in quella delle presenze)
Gennaro Nunziante e Checco Zalone sul set di Buen camino
Gennaro Nunziante e Checco Zalone sul set di Buen camino
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Il cinema italiano deve registrare un nuovo primato e lo fa grazie ad un nome che, nel bene e nel male, è diventato sinonimo di «evento». «Buen Camino» è ufficialmente il film con il maggior incasso di sempre in Italia e consegna a Checco Zalone un record assoluto che va oltre il dato economico. È il segnale di un fenomeno che continua a ripetersi con puntualità quasi matematica: quando esce un film di Zalone, il pubblico risponde in massa e il box office si prepara a scrivere una nuova pagina della sua storia.

Il sorpasso storico è arrivato sabato 17 gennaio, giornata in cui «Buen Camino» ha incassato 1.325.629 euro, portando il totale complessivo a 68.823.069 euro. Una cifra che ha permesso al film diretto da Gennaro Nunziante di superare il primato di «Avatar» di James Cameron (che tra prima uscita del 2009 e riedizione del 2022 ha raccolto 68.681.465 euro) e di consolidare quello già conquistato nei giorni precedenti come film italiano di maggior incasso di sempre, dopo aver lasciato alle spalle «Quo vado?». Uscito il 25 dicembre, «Buen Camino» ha impiegato poco più di tre settimane per raggiungere la vetta della classifica storica, un tempo brevissimo se rapportato alla portata del risultato.

Il successo

Per comprendere un successo di questa portata, però, è necessario andare oltre i numeri. Checco Zalone rappresenta un unicum nel panorama cinematografico italiano contemporaneo. Cinque dei dieci film con i maggiori incassi di sempre in Italia portano il suo nome: oltre a «Buen Camino» – e «Quo vado?», che nel 2016 aveva chiuso la sua corsa a 65.365.676 euro – nella Top 10 ci sono anche «Sole a catinelle», capace nel 2013 di arrivare a 51.9 milioni di euro; «Tolo Tolo», che nel 2020 ha incassato 46.2 milioni; e «Che bella giornata», che nel 2011 aveva raggiunto i 43.4 milioni. Un dato che racconta una continuità impressionante e che spiega perché ogni sua uscita venga percepita come un appuntamento fisso, quasi obbligato, per una parte molto ampia del pubblico. I suoi film funzionano perché riescono a parlare a spettatori diversi, dai più giovani alle famiglie, fino a chi frequenta il cinema quasi esclusivamente durante le feste natalizie.

«Buen Camino» non fa eccezione e si inserisce in una linea narrativa ben riconoscibile. Il film racconta ancora una volta un personaggio rozzo, politicamente scorretto, spesso fuori luogo, che nel corso della storia viene progressivamente «addomesticato» da una serie di incontri e situazioni. È un meccanismo che richiama quello dei cinepanettoni classici, dove il protagonista può permettersi di dire e fare cose eccessive, salvo poi rivelare, nel finale, un fondo umano e sentimentale. Questo schema consente al pubblico di ridere senza sentirsi messo sotto accusa e di riconoscersi in un racconto che non pretende di impartire lezioni, ma piuttosto di rassicurare.

Un film conservatore

Proprio questo aspetto ha alimentato molte discussioni sul carattere conservatore del film. In «Buen Camino», come già in altri lavori di Zalone, i personaggi che incarnano posizioni progressiste o intellettuali finiscono spesso per risultare rigidi, ipocriti o antipatici, mentre il protagonista, pur partendo da atteggiamenti discutibili, viene progressivamente riabilitato. È una dinamica narrativa che sembra pensata per parlare in modo diretto a un pubblico conservatore e dichiaratamente di destra, che si riconosce in una comicità basata sul rovesciamento dei ruoli e sulla messa in ridicolo di certi riferimenti culturali percepiti come «dominanti».

Un esempio che ha fatto discutere riguarda uno dei personaggi più discussi e discutibili del film, l’amante palestinese della moglie del protagonista, tratteggiato in modo volutamente caricaturale e accompagnato da battute provocatorie, tra cui «È l’unico palestinese che occupa un territorio a Gaza, Gaza mia». È un tipo di umorismo che divide, ma che contribuisce a definire il tono del film e a rafforzare il legame con una parte di pubblico refrattario ad andare in sala, storicamente richiamato da una comicità diretta, identitaria e poco incline ai filtri del politicamente corretto.

Una scena di Buen Camino
Una scena di Buen Camino

La distribuzione

A incidere in modo decisivo sul risultato finale è stata anche la distribuzione. «Buen Camino» ha occupato fin dall’uscita una quota di mercato altissima, diventando il titolo dominante del periodo natalizio e contribuendo in modo determinante alla crescita complessiva degli incassi. Questa presenza massiccia ha però generato anche polemiche. In diverse città, alcuni esercenti hanno contestato le condizioni necessarie per programmare il film, che prevedevano una lunga tenitura e limitavano la possibilità di alternare altri titoli.

Il caso del cinema di Bellano, nel Lecchese, è uno degli esempi più eclatanti di questa tensione ed è stato raccontato in modo esplicito dal quotidiano «Il Giorno». Il piccolo cinema del paese ha deciso di non programmare «Buen Camino» spiegando pubblicamente le proprie ragioni: per ottenere il film, secondo quanto dichiarato dai volontari che gestiscono la sala, sarebbe stato necessario accettare una tenitura prolungata e vincolante, che avrebbe di fatto impedito per settimane la normale rotazione dei titoli e la possibilità di offrire una programmazione alternativa al pubblico. Una scelta considerata incompatibile con il modello di una sala di comunità, che vive su equilibri economici fragili e su una proposta culturale più varia. Il caso di Bellano non è stato isolato e ha riportato al centro del dibattito il rapporto di forza tra grandi distributori e piccoli esercenti, soprattutto nei periodi di massimo affollamento come le festività natalizie, quando un solo titolo-evento può arrivare a occupare una quota dominante del mercato e degli schermi disponibili.

I prossimi traguardi

La corsa di «Buen Camino», in ogni caso, sembra tutt’altro che conclusa. Il traguardo dei 70 milioni di euro appare ormai alla portata e potrebbe essere raggiunto a breve. Resta però un dato significativo: il film detiene il record di incassi, ma non quello di presenze, ancora molto distante sia dai più recenti film di Zalone che da titoli storici ormai incomparabili al netto dell’inflazione. Un elemento che racconta un cambiamento profondo del mercato cinematografico, segnato dall’aumento del prezzo medio del biglietto e da un pubblico complessivamente più ridotto. Anche per questo il successo di «Buen Camino» non parla solo di un film, ma di un modo di andare al cinema che, almeno durante le feste, continua a resistere e a trasformare ogni uscita di Checco Zalone in un evento nazionale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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