Rizoartrosi, Marcoccio: «Ecco le diverse soluzioni»

Daniela Affinita
L’artrosi alla mano colpisce soprattutto le donne dopo la menopausa, compromettendo le attività quotidiane. Dall'utilizzo dei tutori alle soluzioni innovative, il dottore spiega come preservare la funzionalità articolare
Un tutore per il pollice
Un tutore per il pollice
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La rizoartrosi è una patologia della mano ancora poco conosciuta ma molto diffusa, soprattutto tra le donne in età post-menopausale. Può compromettere il movimento del pollice e rendere difficili anche le attività quotidiane più semplici. A spiegare cos’è e come si cura è il dottor Ignazio Marcoccio, responsabile del Centro di chirurgia della mano e microchirurgia dei nervi periferici dell’Istituto Clinico Città di Brescia, ospite della trasmissione Obiettivo Salute.

Dottor Marcoccio, che cos’è la rizoartrosi?

«Il termine rizoartrosi indica l’artrosi della radice del pollice, cioè dell’articolazione trapezio-metacarpale, come tutte le articolazioni sottoposte a movimenti continui e ripetuti, anche questa può andare incontro a usura e deterioramento della cartilagine, che purtroppo una volta persa non si rigenera. Nel tempo la cartilagine si assottiglia fino a scomparire, lasciando le ossa a contatto diretto: questo provoca dolore, gonfiore e deformazione articolare».

Chi colpisce più frequentemente?

«Colpisce soprattutto le donne in età post-menopausale, ma dopo i 60-65 anni l’incidenza aumenta anche negli uomini. Un ruolo importante lo ha anche il lavoro: attività manuali e ripetitive che sollecitano il pollice favoriscono lo sviluppo dell’artrosi».

Quali sono i sintomi principali?

«I sintomi più comuni sono dolore, gonfiore articolare, riduzione del movimento e perdita di forza. Il pollice è fondamentale per la presa della mano e quando la sua funzione è compromessa diventa difficile svolgere attività quotidiane come aprire un barattolo, girare una chiave o afferrare oggetti».

Il dott. Marcoccio, chirurgo della mano
Il dott. Marcoccio, chirurgo della mano

Come si cura la rizoartrosi?

«Esiste una classificazione molto utilizzata, quella di Eaton-Littler, che distingue quattro stadi della malattia. Nei primi stadi si interviene con trattamenti conservativi, come tutori notturni o diurni per mantenere il pollice in posizione corretta e ridurre il dolore».

Quando il tutore non basta cosa si può fare?

«Si può ricorrere alla fisioterapia, con laser, tecar e terapie antinfiammatorie locali, e alle infiltrazioni, le più conosciute sono quelle con cortisone, ma esistono anche infiltrazioni con acido ialuronico. Negli ultimi anni sono allo studio infiltrazioni con cellule derivate dal tessuto adiposo che potrebbero stimolare processi riparativi».

Quando si arriva alla chirurgia?

«Quando il trattamento conservativo non è più sufficiente a controllare il dolore e a garantire una buona funzione della mano si prende in considerazione l’intervento chirurgico».

Quali sono gli interventi più utilizzati?

«Il più diffuso è la trapeziectomia con teno-sospensione: si rimuove l’osso trapezio e si utilizza un tendine per creare un sostegno che mantenga stabile il metacarpo. Garantisce un buon movimento, ma può ridurre un po’ la forza».

Esistono altre tecniche?

«Sì, la seconda tecnica è l’artrodesi, cioè la fusione delle due ossa dell’articolazione, in questo modo si elimina lo sfregamento e quindi il dolore, mantenendo la forza, ma con una riduzione del movimento, è una soluzione spesso indicata nei lavoratori manuali».

La protesi del pollice è davvero una novità?

«La protesi trapezio-metacarpale rappresenta oggi una soluzione innovativa perché permette di conservare sia la forza sia il movimento, superando in parte i limiti delle altre tecniche. I risultati sono incoraggianti: circa l’88% dei pazienti controllati a 10 anni non presenta problemi».

La protesi dura per sempre?

«No, come tutte le protesi ha una durata limitata, se dovesse fallire, è possibile eseguire un intervento di revisione oppure ricorrere alla trapeziectomia con teno-sospensione, che rappresenta il piano B».

Che messaggio vuole dare ai pazienti?

«È importante non sottovalutare il dolore al pollice e rivolgersi allo specialista ai primi sintomi. Oggi abbiamo diverse soluzioni terapeutiche, dalla fisioterapia alla chirurgia, e intervenire precocemente permette di preservare la funzionalità della mano e migliorare la qualità della vita».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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