Economia

Robot e inclusione, arrivano le protesi su misura con stampante 3D

Francesca Marmaglio
L’azienda bresciana Poliortopedia grazie alle sue 11 stampanti e al suo progetto inclusione, aiuta i pazienti a ritrovare un’ottima qualità di vita
Le protesi in 3D di Poliortopedia
Le protesi in 3D di Poliortopedia
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Il mondo protesico degli arti sta vivendo una rivoluzione tecnologica che integra robotica, materiali avanzati e chirurgia. Innovazioni che non solo permettono alle aziende sostenibilità ambientale, ma soprattutto consentono agli utenti finali – e quindi alle persone prima di tutto – di vivere una difficoltà con meno problematiche.

A raccontarlo la storia di Poliortopedia, azienda bresciana che ha sede in via Eritrea in città, che grazie alle sue 11 stampanti 3D e al suo progetto inclusione, aiuta i pazienti a ritrovare un’ottima qualità di vita. «Sono due anni che abbiamo inserito la tecnologia digitale nella nostra azienda – ha detto il titolare Marco Zucchini – ci permette di fare cose con più velocità, più precisione e quindi più qualità. Migliorie che ricadono su di noi, ma anche su paziente che può avere il meglio possibile».

Su misura

La progettazione della protesi di Poliortopedia
La progettazione della protesi di Poliortopedia

Tecnologia a servizio di chi vive una fragilità, quindi: «L’invasatura, che è la parte che si interfaccia fra la protesi e il moncone – ha continuato Zucchini –, è interamente costruita su misura. Grazie ad uno scanner di altissima precisione, ottico con software 3D di disegno e con sensore con interfaccia aptica, il tecnico ortopedico non tocca nemmeno il paziente e nel caso si debba intervenire su una persona anziana, non c’è rischio che debba stare troppo tempo in piedi per il calco in gesso».

Tecniche

La tecnica, prima che arrivasse il 3D, infatti era quella del calco in gesso e della struttura costruita in laboratorio a mano. «Non tutto si può fare ancora con il 3D, quindi qualcosa abbiamo mantenuto il metodo classico – ha spiegato Zucchini –. Noi costruiamo l’invasatura e, per chi la vuole, la parte estetica della protesi, il piede o il ginocchio sono parti meccaniche costruite da aziende specializzate. Noi prendiamo le misure al paziente, le ordiniamo e le assembliamo».

Qualcuno quindi preferisce avere una protesi il più simile ad un arto naturale, altri invece (soprattutto giovani) lasciano solo il ferro: «Ogni caso è a sé – ha detto il titolare –. Noi valutiamo ogni volta cosa è meglio per quella persona. C’è stato un periodo curante il quale, soprattutto i giovani, lasciavano il ferro della protesi a vista, ora con il fatto che il 3D permette estetiche molto accattivanti, il fenomeno si sta riducendo».

I costi

Poliortopedia, la creazione della protesi su misura
Poliortopedia, la creazione della protesi su misura

La protesi in 3D non costa più di una protesi costruita con il metodo tradizionale: «Assolutamente vero – ha concluso Zucchini – ricordiamo che i costi sono a carico del sistema sanitario. Il paziente paga solo nel caso voglia inserire ad esempio un ginocchio o un piede elettronico. Solo se l’arto è stato perso a causa di un infortunio sul lavoro è l’Inail ad intervenire e in quel caso anche tecnologie più elevate sono gratuite. Ogni 3 anni la protesi può essere cambiata: l’usura, ma anche i cambiamenti fisici della persona abbisognano di revisioni».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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