Riforma della Disabilità un anno dopo: tempi lunghi, 8mila pratiche ferme
Pensata per semplificare il percorso burocratico e garantire un accesso più rapido ai diritti, la Riforma della Disabilità è ancora alle prese con ostacoli strutturali. A un anno dall’avvio della sperimentazione, all’Inps di Brescia risultano inevase circa ottomila pratiche; un altro migliaio sono in fase di lavorazione, mentre undicimila sono state completate.
Il nodo
A rallentare il sistema è soprattutto la carenza di medici legali, figure fondamentali per la composizione delle commissioni incaricate di effettuare la valutazione di base di ogni singolo caso. Una criticità che incide sui tempi di risposta e sull’accesso a misure preziose per persone fragili e famiglie, come l’anticipo pensionistico, le maggiorazioni contributive e i permessi riconosciuti dalle Leggi 104 e 106.
«Stiamo facendo il massimo - commenta il direttore dell’Inps Francesco Cimino -. Il carico di lavoro che abbiamo non è indifferente: oltre ad espletare le pratiche di riconoscimento della disabilità, continuiamo a fare, con grande sforzo, tutte le attività previdenziali che ci competono».

Da ottobre l’Inps può contare su una convenzione che vede il Dipartimento medico legale territoriale (trasversale alle quattro Asst bresciane, con Spedali Civili capofila) mettere a disposizione medici legali per venti ore a settimana. Sempre nell’ambito dello stesso accordo altro personale (igienisti, medici del lavoro e geriatri) può essere richiesto dall’Istituto ad Ats Brescia e ad Asst Valcamonica. «Questa convenzione ci ha consentito di tamponare la situazione - osserva il direttore -, ma la difficoltà rimane: i medici legali sono comunque pochi. L’auspicio è che la normativa venga modificata e che le commissioni possano essere costituite anche senza queste figure difficili da trovare». Anche perché il concorso nazionale lanciato mesi fa dall’Inps per reperire nuovi medici non si è ancora concluso e nella migliore delle ipotesi «dovrebbe portare in Lombardia, esclusa Milano, una ventina di professionisti».
Per ora le sedi di commissione sono soltanto tre: Brescia, Chiari e Desenzano. La Valcamonica è ancora scoperta: «La sede di Esine, prevista negli spazi dell’ospedale, non è ancora operativa per problemi informatici che non competono alla Asst - chiarisce Cimino -. Contiamo di risolvere la situazione il prima possibile».
Il punto
La Riforma - che sarà in vigore in tutta Italia del 2027 - è stata avviata in via sperimentale nel Bresciano e in altre otto province il primo gennaio 2025; ulteriori nove province si sono aggiunte a settembre.
Dove l’Inps aveva già in capo la gestione delle domande per il riconoscimento dell’invalidità civile non ci sono stati grossi problemi. Da noi, invece, si è creato un imbuto Inps che rallenta le pratiche e l’accesso ai diritti e scoraggia i bresciani a presentare nuove domande. L’ostacolo iniziale, di natura tecnica, relativo alla stesura e all’invio dei certificati medici introduttivi (che fanno partire la pratica e sono a cura perlopiù dei medici di famiglia) è stato invece superato da tempo con l’aiuto del Ministero.
Attenzione alta
L’Ordine dei Medici di Brescia ha seguito da vicino, da subito, e in maniera attiva, l’evolversi della situazione. Alla luce degli ultimi dati forniti dall’Inps il segretario Bruno Platto esprime preoccupazione: «Non è solo una questione di tempi - sottolinea -, ma di bisogni inascoltati. Tra le domande ancora bloccate potrebbero esserci anche casi gravi, con necessità urgenti». Platto riconosce l’impegno dell’Istituto: «Sappiamo che l’Inps sta facendo il possibile con le risorse disponibili. Come Ordine siamo in contatto con il Ministero per le Disabilità e continuiamo a ribadire la necessità di intervenire sul piano normativo per superare le criticità emerse. Su questo tema caldo - conclude Platto - la nostra attenzione resta alta».
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