Certificato di disabilità, alla vigilia della svolta cresce l’incertezza: «Si posticipi l’avvio»

Sulla carta tutto bene, nella pratica no. Tutti sono d’accordo nel sostenere i buoni propositi della Riforma sulla Disabilità che sarà sperimentata nel 2025 a Brescia e in altre otto province italiane: dovrebbe semplificare le procedure e mettere al centro i desideri e le aspettative delle persone. A una decina di giorni dalla svolta, però, sono più i dubbi delle certezze, con il risultato che sia tra i medici sia tra i pazienti si respira disorientamento.
Nuova procedura
La questione riguarda la procedura di accertamento della disabilità. Dal primo gennaio, infatti, a far partire la pratica in capo solo all’Inps sarà il nuovo certificato medico introduttivo emesso dai medici certificatori (per lo più medici di base) che hanno partecipato a un corso obbligatorio. Peccato, però, che il corso non c’è stato. Cosa succederà quindi? I medici che sono già certificatori potranno continuare ad esserlo anche dal prossimo anno pur in assenza di nuova formazione specifica?
E ancora: «Ammesso che lo si riesca a organizzare e non sia proibitivo in quanto a tempi (si parla di cinque giornate) e sede - osserva Angelo Rossi, presidente provinciale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) -, il corso ridurrà la platea di chi potrà certificare lo stato di invalidità civile. Quindi, almeno nel breve-medio periodo, si assisterà alla contrazione della possibilità di inoltrare le domande e diminuirà quindi anche il numero di richieste stesse. Ci sarà inoltre una maggiore complessità nella compilazione del certificato. E un aumento dei costi a carico dei pazienti».
Dario Palini, medico di base a Rodengo Saiano neoeletto consigliere dell’Ordine dei Medici di Brescia, conferma le criticità emerse: «I presupposti della legge sono buoni, è evidente che chi l’ha pensata ha a cuore un tema complesso come quello della disabilità.
Restano, però, alcune preoccupazioni: non sono stati organizzati corsi per i medici certificatori e, soprattutto, c’è l’impressione che le novità riducano il lavoro della commissione Inps e facciano crescere quello dei medici di base chiamati a rilasciare il certificato medico introduttivo e quello dei pazienti. Non si esclude, inoltre, che le spese a carico dell’utenza possano aumentare». Da qui l’auspicio riferito da Rossi e condiviso da molti colleghi bresciani affinché l’avvio della sperimentazione venga posticipato nell’attesa che le incertezze vengano chiarite.
Della nuova procedura «non sappiamo molto e siamo tutti preoccupati per il carico burocratico prevedibile con conseguente disagio dei cittadini che faranno la richiesta nel 2025 - aggiunge Giovanni Gozio, medico di famiglia a Rezzato e consigliere dell’Ordine -. Per ora il sito dell’Inps si limita ad avvisarci che dal primo gennaio dovrà essere utilizzata la nuova modulistica, ma nessuno l’ha ancora vista».
Come fare
A tal proposito, facendo riferimento a quanto si legge sullo stesso portale, il Patronato Acli di Brescia ricorda che tutti i certificati classici emessi quest’anno, quelli che in teoria valgono 90 giorni, dovranno essere trasformati in domanda ufficiale entro fine anno. Dal primo gennaio, infatti, non varranno più nulla.
Complici le feste, il tempo stringe. Il Patronato che tramuta in domanda quei certificati, però, chiuderà solo nei «giorni rossi» del calendario per offrire risposte concrete ai cittadini.
Le Acli avranno un ruolo importante anche in futuro: «Ottenuto il certificato medico introduttivo - spiega il direttore Fabio Raggi - le persone dovranno venire da noi in Patronato per inviare all’Inps i loro dati socio-economici. Dopo la visita dell’équipe Inps potranno, inoltre, tornare per ottenere informazioni sul certificato finale. E capire se si rende necessario ricorrere contro il giudizio espresso»
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