Rette Alzheimer nelle Rsa, appello alla chiarezza e cause legali

«Servono atti concreti subito, non altre promesse». A chiederlo è Miriam Cominelli, consigliera regionale del Partito democratico, che sollecita la Regione a fare chiarezza sulla questione delle rette nelle Rsa. Il tema è di grande attualità dopo alcune sentenze che stabiliscono come, nei casi in cui l’ospite di una casa di riposo necessiti di cure prevalentemente sanitarie (ad esempio per Alzheimer o altre patologie neurodegenerative) il costo dell’assistenza debba essere a carico del Ssn.
«Su questo problema – ricorda Cominelli – siamo intervenuti formalmente come gruppo regionale del Pd già nella scorsa primavera, poi a settembre con un question time e a dicembre in sede di bilancio, con un ordine del giorno approvato che impegnava la Regione, tra le altre cose, nelle more dell’intervento legislativo nazionale, a emanare proprie linee guida per definire con chiarezza la ripartizione degli oneri. In tutte le occasioni la Giunta ha riconosciuto il problema e si è impegnata ad affrontarlo entro la fine del 2025. Ma oggi dobbiamo prendere atto che non è stato fatto ancora nulla».
Cosa dice la Regione
Durante una visita a Brescia nelle scorse settimane l’assessore al Welfare Guido Bertolaso aveva annunciato che avrebbe sottoposto il tema – insieme ad alcune proposte – alla Conferenza degli assessori regionali alla Salute. Regione, fanno sapere dalla Direzione generale Welfare, «sostiene la necessità di un chiarimento normativo a livello nazionale che garantisca uniformità di applicazione sul territorio e certezza per famiglie e gestori».
Nel frattempo è al lavoro per definire «un modello di valutazione in grado di identificare in modo oggettivo i bisogni delle persone, stratificare la fragilità e le compromissioni delle autonomie e del funzionamento, individuare i diversi livelli di complessità assistenziale e, conseguentemente, rimodulare i setting e le tariffe in modo coerente con i reali bisogni rilevati.
L’obiettivo a tendere è anche quello di modificare il sistema tariffario attraverso la valorizzazione differenziata dei bisogni socio-assistenziali e di quelli socio-sanitari e sanitari e una modulazione della quota tariffaria da Fsr più coerente con l’eventuale maggiore rilevanza delle necessità cliniche rispetto a quelle puramente assistenziali».
Lo studio sui ricorsi in Lombardia
Uno studio eseguito dall’Osservatorio settoriale delle Rsa della Liuc Business School in collaborazione con Uneba Lombardia ha cercato di indagare quanto il problema sia sentito. Vi hanno aderito 274 enti rappresentativi di 33.895 posti letto autorizzati dei quali 32.923 accreditati e 30.513 anche contrattualizzati.
Un campione – di tipo volontaristico e non selezionato su basi statistiche – che ha permesso di restituire una fotografia del fenomeno complessivo al giorno di compilazione del questionario anonimo (periodo 9 settembre - 24 ottobre 2025). Nella nostra provincia vi ha partecipato una struttura su tre in rappresentanza del 51% dei posti letto totali. Emerge che in 119 dei 274 enti lombardi aderenti sono state presentate richieste di informazioni sulla possibile gratuità del ricovero da parte di ospiti presenti in struttura. Il dato riferito al territorio di Ats Brescia (1,16 richieste ogni 100 posti letto) è in linea con la media del campione; quello di Ats Montagna è leggermente sopra.
Considerando tutte le casistiche indagate (sospensione del pagamento della retta con o senza richiesta di rimborso e richieste di rimborso relative agli ospiti già dimessi o deceduti) si arriva a 152 ospiti di 84 enti sparsi in tutta la Lombardia. In 54 casi è stato sospeso il pagamento della retta e per 13 di questi ospiti è stata presentata anche una richiesta di rimborso senza azione giudiziaria; per altri 9 con azione giudiziaria. In 98 dei 152 casi, invece, la richiesta riguarda ospiti deceduti o dimessi. Nei territori di Ats Brescia e Ats Montagna intercettati dal campione emerge che le richieste di rimborso non riguardano ospiti presenti nelle strutture, ma solo persone decedute o dimesse.
La simulazione di un caso
«Lo studio – spiega il direttore dell’Osservatorio Antonio Sebastiano – aveva lo scopo di richiamare l’attenzione istituzionale sulla sostenibilità economico-finanziaria delle Rsa. Sostenibilità, già difficile da raggiungere soprattutto per gli enti non profit e ora minata da questo problema che necessita di una soluzione veloce a livello legislativo».
Nell’indagine, a tal proposito, viene fatta una simulazione di un eventuale rimborso della retta per l’ipotetico caso di una persona ricoverata in Nucleo Alzheimer il 4 febbraio 2020 e deceduta il 1 luglio 2025: tra rette (173.650), interessi (12.962) e spese legali (41.415) il rimborso totale ammonterebbe a 228.077 euro.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
