Pavimento pelvico: «Molte donne migliorano senza chirurgia»

Daniela Affinita
Un aspetto ancora poco conosciuto, ma fondamentale è la fisioterapia specialistica: se n’è parlato a Obiettivo Salute con la fisioterapista Elena Gamba
Un esercizio per il pavimento pelvico
Un esercizio per il pavimento pelvico
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Non sempre serve un intervento chirurgico, in molti casi, i disturbi del pavimento pelvico possono essere affrontati con percorsi riabilitativi mirati, capaci di migliorare in modo significativo i sintomi e la qualità della vita.

Un aspetto ancora poco conosciuto, ma fondamentale è la fisioterapia specialistica. Se n’è parlato a Obiettivo Salute con Elena Gamba, fisioterapista esperta nella riabilitazione del pavimento pelvico.

Dottoressa Gamba, in quali casi la riabilitazione del pavimento pelvico può essere utile?
La riabilitazione può aiutare in molte situazioni, spesso già nelle fasi iniziali del disturbo, parliamo, ad esempio, di incontinenza urinaria lieve o moderata, dei sintomi che possono comparire nel postpartum o durante la menopausa, ma anche di prolassi iniziali o sintomatici quando si sceglie una gestione conservativa. È indicata anche nei casi di dolore pelvico o disfunzioni del pavimento pelvico e può essere utile sia in preparazione sia nel recupero dopo alcuni interventi chirurgici.

Una paziente
Una paziente

Come si svolge una valutazione fisioterapica in questi casi?
La prima fase è l’ascolto: è fondamentale capire quali sono i sintomi e quanto incidono sulla vita quotidiana della paziente. Segue poi una valutazione clinica e funzionale, che ci permette di individuare la causa del problema. Non tutti i disturbi sono uguali: possono dipendere da debolezza muscolare, da una scarsa coordinazione, da un eccesso di tensione oppure anche da abitudini scorrette, ed è proprio qui che si gioca la differenza perché non esiste un esercizio uguale per tutte: prima bisogna capire il tipo di problema e poi costruire un percorso su misura.

Una volta fatta la diagnosi, in cosa consiste il percorso riabilitativo?
Il trattamento è sempre personalizzato e può includere diversi elementi, ci sono esercizi specifici per il pavimento pelvico, ma anche un lavoro sulla consapevolezza: molte donne, infatti, non conoscono questi muscoli e non sanno come attivarli correttamente. A questo si affianca una rieducazione comportamentale e minzionale, cioè imparare a gestire correttamente le abitudini quotidiane legate, ad esempio, alla minzione. Non solo, quando necessario lavoriamo anche su respirazione, postura e muscolatura addominale, perché tutto è collegato. In alcuni casi si possono utilizzare anche tecniche strumentali di supporto.

Quanto conta la partecipazione della paziente?
È determinante, la riabilitazione funziona meglio quando la paziente capisce il problema e partecipa attivamente al percorso. La costanza è fondamentale: non si tratta di una soluzione immediata, ma di un lavoro progressivo che, se seguito correttamente, può dare risultati molto importanti.

Qual è il messaggio che sente di dare alle donne?
Di non aspettare e di non considerare questi disturbi come qualcosa di normale, prima si interviene, più è facile ottenere miglioramenti significativi con terapie conservative. E soprattutto: non bisogna affrontare il problema da sole, perché oggi esistono percorsi efficaci e mirati.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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