Nidi aziendali, concorsi, innovazione: Asst Garda cerca (e trattiene) personale

Mancano infermieri, tecnici di radiologia e di laboratorio, ostetriche, pediatri, radiologi, ginecologi e internisti. E la Asst Garda (che ha sede a Desenzano e garantisce prestazioni ospedaliere e socio-sanitarie ai cittadini di 76 comuni di Garda, Valsabbia e Bassa) sta attivando «ogni tipo di procedura o iniziativa» per colmare le carenze e... trattenere i suoi talenti.
A parlarne sono la direttrice generale Roberta Chiesa, il direttore amministrativo Piero Canino, il direttore sociosanitario Paolo Schiavini e il direttore sanitario Pietro Imbrogno: possono contare su 2.700 dipendenti e stimano una carenza di un centinaio di persone (30 medici e 70 figure del comparto).
Bandi e welfare
«Il problema è che molte professionalità mancano proprio - osserva Canino -. Al concorso per reclutare 50 infermieri che abbiamo indetto da poco hanno risposto in 163 e se ne sono presentati 90. Di questi 78 sono risultati idonei e vorremmo assumerli tutti».
Non basta però: «Nell’ottica di rendere più attrattivo il lavoro nella nostra azienda - aggiunge Chiesa - da maggio offriamo ai dipendenti un servizio di nido aziendale a prezzo calmierato dalle 6.30 alle 22.30 grazie a un accordo con il Comune di Desenzano e gli Elefanti Volanti. Vi aderiscono una ventina di famiglie. La nostra intenzione è quella di esportare il modello anche a Manerbio e Gavardo con la collaborazione dei sindaci». E ancora: «Abbiamo nominato alcuni primari - ricorda Imbrogno -, cerchiamo di assicurare l’avanzamento di carriera dei nostri dipendenti, diamo visibilità alle eccellenze e investiamo nell’innovazione».

Fino a quando in Lombardia è stato possibile anche l’Asst Garda ricorreva ai gettonisti pagando alla cooperativa anche 1.400 euro per un turno di 12 ore. Ora, per far pronte alle carenze, «pubblichiamo concorsi e avvisi - precisa il direttore amministrativo -, conferiamo incarichi libero professionali e stipuliamo convenzioni con altre aziende pubbliche. Cerchiamo, insomma, di utilizzare ogni canale disponibile e, per quanto possibile, di venire incontro alle richieste del personale in termini di conciliazione vita-lavoro, concedendo ad esempio il part-time a chi ne fa richiesta».
Case di comunità
Di questi tempi l’Asst Garda sta anche cercando di «costruire una risposta di base ai principali bisogni della comunità» direttamente sul territorio. Lo sottolinea Chiesa accennando a quanto sia importante, per vincere questa sfida, l’intesa con gli amministratori locali «che conoscono i bisogni espressi e inespressi dei cittadini». Questa operazione passa dalla creazione degli ospedali di comunità (già attivati a Leno e, in sede provvisoria, a Prevalle) e delle case di comunità (aperte a Leno, Nozza di Vestone e Verolanuova e da aprire a Desenzano, Montichiari, Gargnano e Gavardo). Cantieri importanti che vedranno l’Asst «riempire di attività le nuove strutture attingendo alle risorse di cui disponiamo».
Per ora i servizi territoriali già attivi fanno ben sperare: «A Leno - racconta Schiavini - gli utenti hanno smesso di dire che si recano nel vecchio ospedale: la definizione "casa di comunità" è entrata nel lessico corrente. E la struttura è già un punto di riferimento per il territorio. Dispone, tra le altre cose, di un punto unico di accesso che dà una risposta chiara in termini di presa in carico del paziente e può contare su una équipe multidisciplinare». Fondamentale, in questo contesto, è il ruolo degli infermieri di famiglia: «Per evitare smarrimento tra i pazienti facciamo in modo che li conoscano ancora prima di essere dimessi».
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