Mia, l’intelligenza artificiale che può aiutare i medici di famiglia

Un nuovo strumento di intelligenza artificiale sta entrando negli studi dei medici di famiglia. Si chiama Mia e si propone di affiancare i camici bianchi nel loro lavoro quotidiano. Ovviamente senza sostituirli, ma supportandoli in operazioni che vanno dalla lettura automatica dei referti alla proposta di esami da effettuare e indicazioni su percorsi terapeutici. La sperimentazione inizia in questi giorni in 1.500 ambulatori italiani tra i quali anche alcuni bresciani.
Due obiettivi
L’obiettivo è duplice: alleggerire il carico burocratico che pesa sulla professione e rafforzarne l’efficacia clinica. Il progetto è promossa da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) nell’ambito della Missione 6 «Salute» del Pnrr. Tre sono le aree nelle quali Mia dovrebbe fornire un supporto concreto: attività diagnostica di base; gestione della cronicità (offrendo strumenti per il monitoraggio personalizzato dei pazienti con patologie croniche); prevenzione e promozione della salute.
Come? Supportando il medico, ad esempio, nell’identificazione dei pazienti idonei a programmi di screening e vaccinazione, e fornendo suggerimenti personalizzati in base ai fattori di rischio individuali. I vantaggi ipotizzati da Agenas vanno dalla riduzione del tempo medio per attività diagnostica di routine al miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva e dell’aderenza terapeutica; dalla riduzione delle ospedalizzazioni evitabili all’aumento dell’adesione ai programmi di screening.
Le testimonianze
Tra i bresciani che aderiscono alla sperimentazione c’è Angelo Rossi, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale): «Meglio esserci, anche per evitare che ci arrivi tra capo e collo una cosa calata dall’alto. Vedremo come andrà. Intanto c’è da dire che in parte alcune di queste funzionalità le usiamo già. Ricorriamo, ad esempio, ad OpenEvidence perché fa riferimento alla letteratura. Ai colleghi del corso per medici di medicina generale che coordino per le Asst Spedali Civili e Franciacorta proponiamo inoltre dei seminari sull’intelligenza artificiale».
L’AI è già entrata anche nello studio di Giovanni Gozio, medico di famiglia e vicepresidente Snami Brescia, che sta sperimentando un dispositivo in grado di trasformare la visita in una scheda digitale al computer, con motivo della consultazione, anamnesi, terapia e altri dati clinici. Il funzionamento è semplice: al paziente viene chiesta l’autorizzazione alla registrazione, poi un microfono collocato sulla scrivania intercetta ogni parola, escludendo ciò che non riguarda l’incontro medico. Al termine, sullo schermo compare una griglia compilata, che il medico può correggere o integrare. In questo caso, l’intelligenza artificiale non fornisce suggerimenti, ma restituisce esclusivamente quanto ascoltato durante la visita. «A mio avviso – osserva Gozio – è questo l’utilizzo corretto dell’AI: sollevarci dalla burocrazia e permetterci di concentrarci sulla parte clinica del nostro lavoro».
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