Il lavoro al tempo dell’AI: i comprensibili timori e le opportunità

Molti temono le grandi capacità di calcolo che stiamo sviluppando possano finire con il prendere sopravvento sulla nostra intelligenza, ma l’intelligenza artificiale può aiutare su tanti fronti
Alcune app di AI generativa
Alcune app di AI generativa
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Come spesso capita, anche l’introduzione di strumenti legati all’intelligenza artificiale, si lega al timore che questi possano modificare in negativo la nostra quotidianità. Molti temono le grandi capacità di calcolo che stiamo sviluppando possano finire con il prendere sopravvento sulla nostra intelligenza considerata meno efficace e potente.

Le paure non mancano per quanto riguarda il lavoro, celebrato con la Festa del Primo maggio all’inizio di questa settimana. È evidente che l'intelligenza artificiale stia trasformando in modo profondo il lavoro, sia modificando il modo di lavorare, quindi in un certo senso le professioni, sia rendendo evidente la necessità di nuove competenze in grado di dialogare e sfruttare al meglio con l’IA. Proviamo a sottolineare alcuni aspetti che, con la presenza di questi strumenti, già ora caratterizzano il mondo del lavoro. Ad esempio, gli algoritmi gestiti dall’IA aiutano a rendere più efficaci processi con automazioni molto più precise del passato, specie laddove si tratti di attività ripetitive che richiedono tempi veloci e regole chiare e predeterminate.

Questi contributi incidono e incideranno sempre più nel settore manifatturiero, nella logistica e in tutte quelle attività di servizio dove la relazione tra cliente e fornitore possa essere ricondotta a questioni ripetitive e non legate a situazioni di emergenza o eccezionali (i cosiddetti assistenti virtuali o chatbot).

Un altro aspetto un po’ sottovalutato è quello legato alla potenzialità di assistenza che l’AI genera offrendo suggerimenti o approfondendo analisi che aiutino a prevedere comportamenti o anche a immaginare relazioni automatizzabili in determinati compiti anche complessi. Ciò capita nel mondo della sanità ove l’intelligenza artificiale offre grandi supporti alla diagnosi mettendo in relazione un numero straordinario di informazioni che possono essere raccolte, selezionate e valutate in pochissimo tempo, così da aiutare chi deve svolgere una diagnosi a farlo in modo ponderato e, soprattutto, rapido.

Analogamente in campo commerciale la predizione quantitativa aiuta, attraverso la possibilità di analizzare in tempi rapidissimi dati in quantità straordinaria, a immaginare quelle che potrebbero essere relazioni tra domanda e offerta. In entrambi i casi citati, però, si tratta sempre di avere a disposizione elementi da valutare perché l’essere umano (sia in caso di malattia sia in relazione ai comportamenti di acquisto) non è una «macchina» cosicché l’interpretazione dei dati richiede valutazioni di natura non solo quantitativa ma anche qualitativa da parte dei medici o manager portandoli a decisioni che un algoritmo non riuscirebbe a proporre.

Riflettendo sui settori che, già adesso, sono coinvolti in modo importante dall’AI, oltre alla sanità e ai servizi, abbiamo evidenza del fatto che questi strumenti possono aiutarci nella formazione rendendo sempre più facile la possibilità di approfondire e personalizzare i processi formativi. Lo stesso vale anche in ambiti più specialistici, come ad esempio in campo finanziario, rendendo più facile correlare informazioni e ridurre i rischi connessi a scelte di natura finanziaria.

C’è anche da sottolineare che l’intelligenza artificiale può aiutare nel rendere più sano il rapporto tra macchine ed esseri umani. La necessità che queste tecnologie possano integrarsi efficacemente con competenze, valori e capacità delle persone diventa una sfida importante, sia per sfruttarne al meglio le potenzialità, sia per evitare il rischio che un’integrazione non efficace generi frustrazione o meccanismi simili a quelli ben rappresentati dall’addetto alla catena di montaggio celebrato da Chaplin.

Il rapporto tra lavoro e AI è anche importante laddove questa può ridurre il rischio per i lavoratori attraverso, ad esempio, attività di sorveglianza, analizzando attraverso sensori (video o altro) comportamenti pericolosi o violazioni di norme di sicurezza, oppure evidenziare anomalie e avvisando del pericolo imminente. Ciò vale anche per la cosiddetta manutenzione predittiva che può evitare rischi legati a eccessi di temperature o a macchinari inefficienti, potendo intervenire prima che i malfunzionamenti generino incidenti e infortuni. Sempre parlando di prevenzione in campo del lavoro, va ricordato che molto spesso gli incidenti nascono per carenza di attenzione, stanchezza, distrazione, stress o insorgenza di anomalie fisiche. Da questo punto di vista la possibilità di indossare dispositivi governati dall’intelligenza artificiale può intervenire laddove questi fenomeni dovessero manifestarsi. Naturalmente l’intelligenza artificiale può guidare robot e droni per lavori pericolosi sostituendosi completamente all’essere umano e ai rischi che queste attività comportino.

È bene sottolineare che queste potenzialità non solo vanno gestite riconoscendo la necessaria collaborazione tra essere umano e gli strumenti, ma devono essere valutate tenendo bene in considerazione i limiti nella gestione di queste tecnologie. Ad esempio, la creatività non potrà mai essere delegata ad una tecnologia, così come non si potrà trasferire all’AI la capacità di interpretare fenomeni e comportamenti non standardizzati, oppure si dovrà lasciare che le scelte imprenditoriali continuino a determinare investimenti ritenuti, da chi rischia, potenzialmente validi anche a prescindere da elementi «razionali». Così deve essere laddove è fondamentale una capacità di innovazione nei processi produttivi, nelle tecnologie a loro supporto, ma anche tutte le volte in cui l’innovazione porti a processi che modificano in modo radicale standard produttivi.

Infine, va anche ricordato che una gran parte del nostro pianeta è popolato da milioni di lavoratori ai quali mancano sia le competenze sia gli strumenti per gestire tecnologie, ancora in uso, il cui utilizzo efficace potrebbe già ora, a prescindere dalle novità dell’intelligenza artificiale, cambiare economie e relazioni sociali. Insomma, anche sul fronte del lavoro l’AI rappresenta una grande opportunità che dovremo saper sfruttare al meglio senza, per ora, assegnarle quel ruolo della bacchetta magica agognata da tanti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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