Vlad Secara, classe 1991, è medico di famiglia a Lonato: punto di riferimento per 560 pazienti, è al terzo e ultimo anno del corso regionale che gli consentirà di continuare a esercitare quella che per lui è sempre stata la professione dei sogni. Una professione che, però, sta cambiando al punto tale da fargli mettere in dubbio quale sarà il suo futuro: «Se mi imponessero di passare al "ruolo unico" farei ricorso. O mi dimetterei e andrei a fare l’internista in ospedale».
Il «ruolo unico»
Purtroppo non è l’unico ad aver maturato disaffezione verso un mestiere del quale c’è un grande bisogno: qua e là per l’Italia negli ultimi mesi si è creato un movimento informale di giovani corsisti (in tutto sono un migliaio, in Lombardia più di 200, in Emilia Romagna hanno anche raccolto firme on line) contrari al «ruolo unico» (formulato dall’Acn 2019-2021 firmato l’8 febbraio 2024 e approvato il 4 Aprile 2024 dalla Conferenza permanente) che dovrebbe essere applicato solo ai nuovi convenzionati dal 2025 (gli altri hanno potuto scegliere e nel Bresciano, alcuni mesi fa, hanno detto «no» 770 medici di famiglia su 776) creando «una spaccatura, e tensioni, fra i colleghi».




