Con l’arrivo della stagione influenzale, i bambini sono tra i più esposti ai virus respiratori che circolano facilmente soprattutto nelle scuole e negli asili. Nella maggior parte dei casi la malattia si risolve in pochi giorni, ma nei più piccoli e nei bambini con patologie croniche possono comparire complicanze. Come riconoscere i sintomi, gestire la febbre e capire quando è necessario rivolgersi al pediatra? Ne parliamo con la dottoressa Luisa Giannone, pediatra degli Spedali Civili di Brescia.
Dottoressa, quali virus respiratori circolano in questa stagione?
Oltre all’influenza e al Covid-19, incontriamo virus parainfluenzali, Rhinovirus e virus respiratorio sinciziale (VRS). Quest’ultimo interessa soprattutto neonati e lattanti sotto l’anno di vita e può provocare bronchiolite, con rischio di ricovero soprattutto nei primi sei mesi. L’influenza, invece, si diffonde molto tra i bambini in età prescolare e scolare.
Come distinguiamo l’influenza da un raffreddore?
L’influenza tende a esordire bruscamente, con febbre spesso superiore a 38 gradi, dolori muscolari, mal di testa e forte stanchezza. Nei bambini possono comparire anche vomito e diarrea, con il rischio di disidratazione. Non sempre, però, è possibile distinguere le infezioni soltanto dai sintomi.

Quando il bambino ha la febbre, cosa devono fare i genitori?
La febbre è una risposta naturale dell’organismo: non dobbiamo curare il termometro, ma il malessere del bambino. È importante offrire spesso liquidi, vestirlo leggero e non coprirlo eccessivamente, paracetamolo e ibuprofene vanno utilizzati secondo le indicazioni del pediatra e in base all’età e alle condizioni del piccolo. Alternarli richiede particolare cautela, sono da evitare bagni freddi, ghiaccio e spugnature con alcol.
Quanto dura l’influenza?
In media dai cinque ai sette giorni. La febbre tende a concentrarsi nelle prime 48-72 ore, mentre tosse e stanchezza possono durare più a lungo.
Quali segnali devono preoccupare?
La difficoltà respiratoria, il respiro molto veloce, il rientramento della pelle tra le costole, il rifiuto dei liquidi e la riduzione della diuresi richiedono attenzione. Anche un bambino insolitamente sonnolento, difficile da svegliare o molto irritabile deve essere valutato. Se la febbre ricompare dopo un miglioramento, è opportuno contattare il pediatra per escludere complicanze.
Il vaccino antinfluenzale è consigliato anche ai bambini?
Sì, la vaccinazione è importante anche in età pediatrica, in particolare per chi soffre di patologie croniche. In base all’età e alle condizioni del bambino, il medico può indicare il vaccino più appropriato. Proteggere i bambini significa ridurre anche la circolazione del virus verso neonati e persone fragili.

E gli antibiotici?
L’influenza è causata da un virus, quindi gli antibiotici non servono a curarla, possono essere prescritti dal medico soltanto se si sviluppa una complicanza batterica. Usarli senza indicazione espone il bambino a possibili effetti indesiderati e contribuisce all’antibiotico-resistenza.
Come limitare i contagi a scuola e quando tornare in classe?
Sono importanti il lavaggio delle mani, il ricambio d’aria e l’abitudine di tossire o starnutire nella piega del gomito. Il bambino dovrebbe rientrare quando è senza febbre da almeno 24 ore, senza antipiretici, e si è ripreso abbastanza da affrontare la giornata scolastica. Nei bambini più piccoli e in quelli con malattie croniche è importante mantenere una particolare attenzione all’evoluzione dei sintomi.



