Voce squillante, sorriso contagioso. E nella borsa un paio di bacchette da batterista. Marlena Balduchelli, infermiera e ambasciatrice della Fondazione Ant, le conserva come un dono prezioso. «Me le ha regalate un uomo che abbiamo assistito - racconta -. Aveva un desiderio: rivivere con il figlio il loro rito dopo i concerti».
Andavano in birreria, lui beveva una bionda, il bambino una gassosa. Un’abitudine semplice, di quelle che diventano memoria senza che ce ne si accorga. La malattia gli impediva ormai di uscire, così Marlena trovò un altro modo: portò quel piccolo pezzo di normalità tra le mura di casa. «Quando vide tutto pronto disse: “Così Carlo non si ricorderà del papà malato, ma del papà in birreria”».
Quelle bacchette sono rimaste a Marlena. L’infermiera le porterà con sé anche sabato 26, sul palco del Teatro Clerici, dove alle 20.30 andrà in scena «Eubiosia - Buona vita», lo spettacolo che ha scritto per raccontare le cure palliative e raccogliere fondi per i progetti della Fondazione Ant. I biglietti sono disponibili su Ticketmaster.

Balduchelli, quale messaggio vuole lasciare al pubblico?
Vorrei dare voce ai malati e far capire che la vita ha senso fino alla fine. Sul palco e dietro le quinte saremo tutti volontariati. Nessuno famoso, ma ciascuno importante. A condurre la serata sarà Maddalena Damini, direttrice artistica di Teletutto e Radio Bresciasette. Il Teatro Clerici ci è stato concesso gratis. Abbiamo, inoltre, il patrocinio della Fondazione Cure Palliative, dell’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) di Brescia e del Comune.
Come è nata l’idea dello spettacolo?
Dalle domande dei pazienti. Alcune sono molto concrete: «Cos’è l’Ant? Che cosa fate?». Altre arrivano dritte al cuore: «Quanto mi resta da vivere? Ha ancora senso vivere così?». È da queste domande che nasce tutto. Perché assistere significa prendersi cura della vita fino in fondo.
Non solo cure, dunque. A volte anche desideri da realizzare. Quali ricorda?
Ho accompagnato un paziente al mare, un altro al cinema a vedere il film sulla storia dei Queen. Poi c’era una donna di 46 anni che durante la chemioterapia ascoltava sempre le canzoni di Fiorella Mannoia. Un giorno sono riuscita a portarle la cantante a casa.
Come è riuscita a contattare Fiorella Mannoia?
Le ho scritto una lettera. Ho vissuto dieci anni in Africa come infermiera e da allora mi è rimasta l’abitudine di scrivere. In realtà scrivo a tutti. L’ho fatto anche con il Papa e con il presidente della Repubblica.
E hanno risposto?
Sì. A Papa Leone XIV ho scritto a luglio e il 2 agosto è arrivata la risposta. Avevo letto un suo testo e mi ero ritrovata in molte delle sue parole: parlava di situazioni che io vivo ogni giorno nel mio lavoro. La lettera sarà letta sabato 26 a margine dello spettacolo.
E dal Quirinale?
Dalla segreteria di Mattarella mi hanno telefonato. Credo di essere una delle poche persone che possa raccontare di aver ricevuto una chiamata dal Quirinale mentre giocava a golf.
Dietro tutto questo impegno c’è anche una storia personale?
Sì. Ero in Africa quando mia mamma scoprì di avere un tumore. Aveva 66 anni. Era gennaio, a luglio morì. In quei mesi Ant le è stata accanto e, nonostante la distanza, anche a me: la dottoressa mi contattava via radio ogni due giorni per raccontarmi come stava. Oggi sento di dover restituire agli altri almeno una parte di quello che, in quel breve periodo, ho ricevuto.




