Grande successo per una «provocatoria» Fiorella Mannoia in piazza Loggia

Con Anime salve la cantante ha portato sul palco una dimensione intima e potente, con arrangiamenti molto coinvolgenti. Un omaggio eccellente a due dei cantautori più amati della canzone italiana: Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati
Francesca Marmaglio
Fiorella Mannoia in piazza Loggia
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Fiorella Mannoia in piazza Loggia

Ci sono concerti che si ascoltano. E poi ci sono concerti che si vivono. Con la testa, con la pancia, con il cuore. Il live proposto da Fiorella Mannoia, quartultima tappa del Brescia Summer Music organizzato da Cipiesse, appartiene alla seconda categoria: un viaggio attraverso le emozioni, i ricordi, le fragilità e le storie di ognuno.

Con Anime salve, Mannoia porta sul palco una dimensione intima e potente, con arrangiamenti davvero molto coinvolgenti, un omaggio eccellente a due dei cantautori più amati della canzone italiana: Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati. Con la sua presenza e quella voce inconfondibile che negli anni ha imparato a graffiare e accarezzare, la cantante trasforma piazza Loggia in un teatro.
E così, canzone dopo canzone, il concerto diventa un dialogo. Fiorella Mannoia non canta semplicemente per il pubblico, ma diventa interprete di messaggi sociali e tematiche scritte nel 1996 – appunto da De Andrè – ma ancora molto attuali.

Provocazione

«L’arte deve essere provocatoria. Deve provocare disgusto, amore, un pensiero – dice Mannoia fra un brano e l’altro – e queste canzoni hanno la forza di farlo. Dobbiamo sempre avere il coraggio di andare in direzione ostinata e contraria, anche quando la maggioranza va da un’altra parte, perché la maggioranza non sempre ha ragione».

Il pubblico – si sfiora il sold out –, canta, si lascia trascinare dai ricordi, sorride e si commuove. Le canzoni diventano fotografie di una vita che non appartiene più soltanto a chi le ha scritte o interpretate, ma a chi le ha ascoltate negli anni. Anime salve canta di reietti, poveri, emarginati, ma è anche un elogio alla libertà. La libertà di essere imperfetti, di non avere tutte le risposte, di attraversare le proprie contraddizioni senza vergognarsene. È un invito a non smettere di sentirsi vivi, anche quando la vita presenta il conto.

Ricordi

«Quanto sentii per la prima volta De Andrè avevo 14 anni – racconta Mannoia – mi sbattè addosso storie di persone con vite che non pensavo potessero esistere: prostitute, drogati, delinquenti. Mi ha insegnato l’empatia, la compassione, a tendere la mano a chi rimane indietro. Fabrizio mi ha aperto questa strada, Ivano è un amico, mi ha permesso anche lui di essere quella che sono. Ecco perché questo concetto per me è una grande responsabilità che mi sono presa».

È proprio questo il senso di Anime salve: ricordarci che, nonostante tutto, siamo ancora capaci di emozionarci. E che qualche volta basta una canzone per sentirsi un po’ meno soli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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