L’ospedale esce dai reparti ed entra nelle case degli anziani. Camici bianchi, cure specialistiche ed esami diagnostici arrivano direttamente al letto del paziente, senza costringerlo a lasciare le proprie mura domestiche. Dopo Torino e Firenze, anche Brescia sperimenta questa nuova frontiera dell’assistenza sanitaria con l’«Ospedale a domicilio», il progetto che debutta in questi giorni nel Distretto Brescia Centro dell’Asst Spedali Civili. Un modello che punta a portare l’ospedale dove ce n’è bisogno, evitando ai pazienti più fragili spostamenti e ricoveri non necessari.
«Un vero cambio di paradigma – sostiene il direttore sociosanitario Enrico Burato –: portiamo l'eccellenza specialistica direttamente nelle case dei pazienti più vulnerabili. Lavorando in stretta sinergia con i medici di assistenza primaria e la centrale operativa territoriale costruiamo una rete che protegge l'anziano nel suo ambiente quotidiano, riducendo l'impatto dei ricoveri ospedalieri e sostenendo concretamente le famiglie e i caregiver».
L’iniziativa, finanziata dalla Regione e in linea con il Decreto ministeriale 77/2022, si inserisce nel percorso di rafforzamento della medicina di prossimità e ha nella collaborazione tra geriatri, medici del pronto soccorso e medici di famiglia uno dei suoi punti di forza. A illustrarne il funzionamento è la professoressa Alessandra Marengoni, direttrice della Geriatria dell’Asst Spedali Civili e docente ordinaria dell’Università degli studi di Brescia, responsabile del progetto.

Professoressa Marengoni, a chi si rivolge l’«Ospedale a domicilio»?
Agli anziani che arrivano in pronto soccorso o si trovano in Osservazione breve intensiva e che, pur avendo condizioni cliniche sufficientemente stabili per essere dimessi, presentano problemi di salute complessi, difficili da gestire con la sola assistenza ambulatoriale. L’obiettivo è garantire loro una continuità di cure specialistiche direttamente a casa.
Quali requisiti bisogna avere per accedere al servizio?
Il paziente deve avere almeno 65 anni, presentare una condizione di fragilità, disabilità o un disturbo neurocognitivo maggiore, risiedere nel distretto Brescia Centro e non essere già seguito da altri servizi di assistenza domiciliare.
Come avviene il passaggio dal pronto soccorso alle cure a casa?
È il medico del pronto soccorso o dell’Osservazione breve intensiva a individuare il paziente che potrebbe beneficiare del progetto. A quel punto contatta il geriatra dedicato, che ne valuta l’idoneità clinica. Se ci sono le condizioni, la Centrale operativa territoriale del distretto Brescia Centro organizza l’intervento e informa immediatamente il medico di famiglia. Entro 24 ore un’équipe composta da un geriatra e un infermiere raggiunge il paziente a domicilio per valutarne i bisogni, programmare gli accertamenti, impostare le terapie e spiegare ai familiari o a chi se ne prende cura come riconoscere eventuali segnali d’allarme. Le visite successive vengono effettuate ogni 24 o 48 ore, a seconda dell’evoluzione clinica.
Quanto conta la collaborazione con i medici del pronto soccorso e i medici di famiglia?
È fondamentale. Il progetto si basa su uno stretto raccordo tra ospedale e territorio. I medici del pronto soccorso hanno un ruolo decisivo nell’individuare i pazienti che possono beneficiare di questo percorso, che integra con competenze specilistiche (geriatra) la presa in carico del medico di famiglia che rappresenta il riferimento essenziale per la continuità dell’assistenza. L’obiettivo è lavorare insieme, affinché il paziente possa contare su un’assistenza integrata anche dopo le dimissioni.
Qual è il valore aggiunto di curare un anziano nel suo ambiente domestico?
Le esperienze internazionali, dalla Spagna all’Inghilterra fino agli Stati Uniti, dimostrano che questa modalità di assistenza non comporta differenze significative nella mortalità rispetto al ricovero ospedaliero. I benefici riguardano soprattutto la qualità della vita. Restare a casa significa ridurre il disorientamento, limitare la perdita di autonomia e diminuire l’esposizione a rischi come cadute e infezioni. Anche la durata della presa in carico tende a essere inferiore.
C’è anche un vantaggio per le famiglie?
Entrare nelle case permette di osservare, anche grazie al contributo professionale del personale infermieristico, il contesto in cui vive il paziente, comprendere meglio i suoi bisogni e individuare eventuali difficoltà che in ospedale potrebbero sfuggire. Possiamo così valutare anche l’attivazione di altri servizi, comprese le cure palliative domiciliari, quando necessarie. Non ci occupiamo soltanto della malattia, ma cerchiamo di rispondere ai bisogni della persona e di chi le sta accanto.
Quali prestazioni possono essere effettuate direttamente a casa?
Possiamo eseguire prelievi del sangue, elettrocardiogrammi, somministrare terapie e richiedere esami di radiologia domiciliare. Prestazioni che consentono di seguire anche situazioni cliniche complesse senza obbligare il paziente a continui spostamenti.
Ma l’«Ospedale a domicilio» può davvero sostituire il ricovero tradizionale?
Non quando il ricovero è necessario. Il servizio è pensato per pazienti selezionati, le cui condizioni consentono una gestione clinica sicura a domicilio.




