Matteo, pur di non mangiare, nascondeva il cibo in tasca o lo sputava nel tovagliolo. Un semplice rumore nello stomaco bastava a scatenargli l’ansia. Giulia, invece, per dieci anni ha evitato di prendere l’aereo e ha rinunciato a viaggi, occasioni di socialità ed esperienze tipiche della sua età. A unire le loro storie è l’emetofobia (dal greco «émetos», vomito), la paura intensa e invalidante di vomitare.
Per anni si sono sentiti smarriti, incompresi e senza punti di riferimento. Ora vogliono fare in modo che chi convive con la stessa paura non si senta più solo: da questo obiettivo sta prendendo forma l’associazione Emetofobia Spov che, oltre a loro due (Matteo Giamundi, 22enne di Ghedi, e Giulia Baggioli, 23enne di Dello), vede tra i soci fondatori Alice Perotti, Ginevra De Gregorio, Corinne Pontillo, Iris Dagnino e la psicologa Margherita Donaera.
Una volta concluse le pratiche burocratiche, Matteo assumerà la carica di presidente e Giulia quella di vicepresidente. Allo sportello di orientamento collaborerà inoltre, come professionista esterno, Massimiliano Padova, psicologo e psicoterapeuta di Ghedi. «Ci impegneremo per far conoscere a tutti questa fobia e per aiutare chi ne soffre a capire che si può gestire», spiega Matteo.
L’episodio che lascia il segno
Il 22enne convive con questa paura da quando aveva quattro anni. «Ero all’asilo quando ebbi una forte indigestione e vomitai davanti ai compagni – racconta Matteo –. Le maestre mi rimproverarono perché non ero riuscito ad arrivare in bagno». Un episodio che, nel tempo, ha lasciato un segno profondo. Per Matteo l’emetofobia è poi sfociata «in un disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo, l’Arfid, che non va confuso con l’anoressia. In questo caso si limita ciò che si mangia per paura di conseguenze fisiche negative, come vomito, nausea o soffocamento. Non c’è il desiderio di dimagrire».
Chi soffre di emetofobia può infatti mettere in atto numerose strategie per evitare di vomitare, come ridurre drasticamente l’alimentazione, non andare al ristorante o evitare i luoghi affollati per timore di contrarre il virus gastrointestinale. Perché vomitare significa perdere il controllo sul proprio corpo.
Oggi, però, Matteo sta meglio: «Da due anni seguo un percorso di psicoterapia e non ho più paura di vedere gli altri vomitare, che è uno degli aspetti della nostra fobia. Lavoro in un supermercato e faccio volontariato in ambulanza. Di recente ho anche fatto un viaggio da solo in aereo verso la Puglia per incontrare Ginevra e la psicologa di Lecce Donaera».
La difficoltà a parlarne
Giulia racconta di aver fatto molta fatica, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, a parlare della sua paura: «L’emetofobia – racconta – è ancora poco conosciuta e spesso viene sottovalutata rispetto all’impatto che può avere sulla vita di una persona».

Anche per lei, però, il percorso degli ultimi anni ha portato cambiamenti importanti: «Oggi riesco ad affrontare situazioni che prima evitavo e a cogliere occasioni che un tempo avrei lasciato perdere. Non esiste una soluzione immediata, ma è una paura su cui si può lavorare».
Quante occasioni perse
Ginevra convive con l’emetofobia da quando aveva 13 anni: «L’ansia mi ha portata più volte a vomitare. Ho così iniziato a evitare alcuni cibi e, sempre più spesso, anche di uscire di casa, per paura che potesse accadere di nuovo in pubblico». Una paura che, racconta, ha finito per condizionare profondamente la sua quotidianità: «L’emetofobia può essere davvero invalidante: ti porta a rinunciare a esperienze, occasioni e momenti di socialità e può spingerti anche ad abusare di farmaci nel tentativo di prevenire nausea e vomito. Spesso mi sentivo dire: “Di che cosa hai paura? Se vomiti, poi stai meglio”. Ma non è affatto così semplice».
Il sogno diventa realtà
Ginevra abita in Puglia e ha conosciuto Matteo attraverso la rete. Da anni il 22enne racconta pubblicamente la propria esperienza con un obiettivo preciso: far conoscere meglio l’emetofobia, intercettare altre persone che convivono con la stessa paura e offrire loro un punto di riferimento, perché non si sentano più sole. In passato Matteo aveva già dato vita a un gruppo di auto mutuo aiuto che, grazie alla rete, riuniva persone da diverse parti d’Italia. Ora quel percorso compie un passo ulteriore: a Brescia sta nascendo l’associazione Emetofobia Spov, dedicata proprio a questa fobia. Tra i servizi previsti ci sarà anche uno sportello online, pensato per offrire orientamento e un primo punto di riferimento a chi convive con questo problema.




