Salute e benessere

Coliche renali, come riconoscerle e quando andare in Pronto soccorso

Davide Inverardi, urologo dell'Istituto Clinico Sant'Anna: «Dopo il primo episodio è importante individuare le cause della formazione dei calcoli e prevenirne la ricomparsa».
Daniela Affinita
La colica renale si manifesta con un dolore acuto
La colica renale si manifesta con un dolore acuto

Un dolore improvviso, fortissimo, che spesso arriva senza alcun preavviso e che viene descritto da molti pazienti come uno dei più intensi mai provati. Le coliche renali rappresentano una delle emergenze urologiche più frequenti e, nella maggior parte dei casi, sono causate dalla presenza di un calcolo che ostruisce il normale passaggio dell'urina.

A parlarne a Teletutto Racconta è stato il dottor Davide Inverardi, urologo dell'Istituto Clinico Sant'Anna, che ha spiegato come riconoscere una colica renale, quali sono i principali fattori di rischio e quando è necessario rivolgersi al Pronto soccorso.

Che cos'è una colica renale e perché viene considerata uno dei dolori più intensi?

La colica renale è un dolore acuto, molto intenso e spesso improvviso, ha un andamento caratteristico: cresce rapidamente d'intensità, si attenua per qualche istante e poi torna a intensificarsi. È il classico dolore «colico», che arriva a ondate, ma senza dare alcun sollievo tra un episodio e l'altro. Nella maggior parte dei casi è necessario ricorrere ai farmaci antidolorifici per riuscire a controllarlo. Viene spesso descritto come uno dei dolori più forti che una persona possa provare, paragonabile a quello del parto. Anzi, molte donne che hanno vissuto entrambe le esperienze raccontano che la colica renale può essere addirittura più dolorosa. È una sensazione che molti pazienti descrivono come un «morso» improvviso e violento al fianco.

Il dottor Davide Inverardi - © www.giornaledibrescia.it
Il dottor Davide Inverardi - © www.giornaledibrescia.it

È vero che chi ha avuto una colica renale è più predisposto ad averne altre?

Prima di tutto è importante chiarire che la colica renale non è una malattia, ma un sintomo, è il segnale che qualcosa sta ostacolando il normale deflusso dell'urina. Nella maggior parte dei casi la causa è un calcolo urinario che, scendendo lungo l'uretere – il condotto che collega il rene alla vescica – ne provoca l'ostruzione. È proprio questa ostruzione a generare il dolore intenso. Chi ha già avuto un calcolo è effettivamente più esposto al rischio di formarne altri nel corso della vita. Non significa che accadrà sicuramente, ma la probabilità di una recidiva è più elevata rispetto a chi non ha mai sofferto di calcolosi. Per questo motivo, dopo un primo episodio, è importante individuare le cause della formazione dei calcoli e adottare tutte le strategie utili per prevenirne la ricomparsa.

Come si distingue una colica renale da un semplice mal di schiena o da un dolore addominale?

La colica renale ha caratteristiche molto precise: come detto, è un dolore estremamente intenso, che arriva a ondate e non dà alcun sollievo. A differenza del classico mal di schiena, non esiste una posizione che faccia stare meglio il paziente: sdraiarsi, sedersi o cambiare postura non modifica il dolore. Anche rispetto al dolore addominale ci sono differenze importanti, la colica renale interessa quasi sempre un solo lato del corpo, destro o sinistro, perché origina da uno dei due reni. Il dolore, inoltre, è spesso accompagnato da nausea e vomito, non perché sia presente un problema intestinale, ma semplicemente perché l'intensità del dolore provoca questi sintomi. Quando il calcolo si trova nella parte finale dell'uretere, vicino alla vescica, possono comparire anche disturbi che ricordano una cistite: frequente stimolo a urinare, sensazione di dover andare continuamente in bagno e fuoriuscita di piccole quantità di urina. Sono sintomi che spaventano molto il paziente, ma fanno parte del quadro tipico della colica renale.

Perché si formano i calcoli renali? Bere poco aumenta davvero il rischio?

Sì, ed è uno dei pochi fattori di rischio dimostrati con certezza, una scarsa assunzione di liquidi favorisce la formazione dei calcoli. Per capire il meccanismo basta pensare a una tazza di tè e a una tazzina di caffè. Se mettiamo un cucchiaino di zucchero nella tazza grande, lo zucchero si scioglie facilmente; se lo mettiamo nella tazzina piccola, tende invece a depositarsi sul fondo. Nelle urine accade qualcosa di molto simile, l'urina contiene numerose sostanze di scarto, tra cui sali minerali. Se l'acqua è sufficiente, questi rimangono disciolti, se invece beviamo poco, diventano più concentrati, formano piccoli cristalli che, aggregandosi tra loro, danno origine ai calcoli. Anche il clima influisce: nei paesi più caldi, dove si perdono più liquidi con la sudorazione, la calcolosi renale è infatti più frequente.

Esistono altri fattori di rischio?

Sì, c'è una predisposizione individuale, in parte genetica, anche se le forme ereditarie vere e proprie sono piuttosto rare. Un ruolo importante è svolto anche dalla cosiddetta sindrome metabolica, obesità, accumulo di grasso addominale, insulino-resistenza e diabete aumentano il rischio di sviluppare calcoli renali. Infine, anche l'alimentazione può incidere, un consumo eccessivo di carne rossa può favorire l'aumento dell'acido urico e quindi la formazione dei cosiddetti calcoli di acido urico. Questi rappresentano un caso particolare perché, in alcune situazioni, possono essere trattati con una terapia farmacologica che ne favorisce lo scioglimento.

Quando è necessario andare in Pronto soccorso?

La colica renale, per quanto dolorosissima, nella maggior parte dei casi non rappresenta un'emergenza dal punto di vista della gravità clinica. L'obiettivo principale è controllare il dolore con farmaci antidolorifici, in particolare con gli antinfiammatori non steroidei, che rappresentano il trattamento raccomandato dalle linee guida. Naturalmente nessuno, al primo episodio, può sapere che si tratti di una colica renale: un dolore improvviso e così intenso spinge giustamente a chiedere assistenza medica. Chi ha già sofferto di calcoli sa che il primo passo è assumere il farmaco antidolorifico prescritto dal medico e valutare la risposta. Bisogna invece rivolgersi tempestivamente al Pronto soccorso quando il dolore non si controlla con i farmaci oppure compare la febbre. Quest'ultima può indicare che, oltre all'ostruzione provocata dal calcolo, si è sviluppata un'infezione delle vie urinarie, una situazione che richiede una valutazione urgente. In ospedale il medico raccoglierà la storia clinica del paziente, effettuerà la visita, valuterà i sintomi e, quando necessario, richiederà esami del sangue e accertamenti diagnostici per verificare la presenza di infezione, l'eventuale sofferenza del rene e scegliere il trattamento più appropriato.

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