Dsa, quando leggere e scrivere diventa una sfida

Nelle classi italiane sono sempre di più gli studenti che ogni giorno si trovano ad affrontare una sfida silenziosa: imparare a leggere, scrivere o fare calcoli può richiedere uno sforzo molto più grande rispetto ai loro compagni. Non si tratta di pigrizia né di scarso impegno, ma di Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), una realtà sempre più diffusa e che oggi riguarda migliaia di famiglie. A parlarne a Obiettivo Salute è stata la dottoressa Cristina Bertoli, logopedista del Consultorio Cidaf di Fondazione Poliambulanza.
I numeri del fenomeno
Secondo i dati più recenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, relativi all’anno scolastico 2022-2023, in Italia gli studenti con diagnosi di disturbi specifici dell’apprendimento sono circa 354.569, pari a quasi il 6% della popolazione scolastica. Numeri che raccontano quanto questo fenomeno sia ormai presente nella vita quotidiana di scuole e famiglie. «Quando parliamo di Dsa – spiega la dottoressa Bertoli – ci riferiamo a disturbi del neurosviluppo che riguardano l’acquisizione di alcune abilità scolastiche di base, come lettura, scrittura e calcolo, si tratta di difficoltà specifiche che si manifestano in presenza di un funzionamento cognitivo nella norma e di adeguate opportunità educative».
All’interno dei Dsa rientrano quattro principali disturbi: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. «La dislessia riguarda la correttezza e la velocità della lettura – spiega la logopedista – mentre la disgrafia interessa la qualità del tratto grafico, la disortografia è legata alla correttezza ortografica e alla trasformazione dei suoni in segni scritti, mentre la discalculia coinvolge le abilità numeriche e i processi di calcolo».
Superare i pregiudizi
Uno dei punti più importanti, sottolinea la dottoressa Bertoli, è superare i pregiudizi che ancora circondano questi disturbi. «I Dsa non dipendono da mancanza di volontà o di impegno, molti di questi ragazzi studiano tanto e dedicano parecchie energie allo studio, ma incontrano ostacoli specifici nell’automatizzazione di alcune abilità». Proprio per questo in Italia è stata introdotta una normativa specifica, con la Legge 170 del 2010, i disturbi specifici dell’apprendimento sono stati riconosciuti ufficialmente e sono stati introdotti strumenti pensati per sostenere gli studenti nel loro percorso scolastico.
«Gli strumenti compensativi – spiega la dottoressa Bertoli – consentono allo studente di aggirare la difficoltà senza rinunciare all’apprendimento, pensiamo alle mappe concettuali, alla sintesi vocale o alla calcolatrice, strumenti che permettono ai ragazzi di concentrarsi sui contenuti senza essere penalizzati dalle difficoltà specifiche».
I segnali precoci da non sottovalutare
In questo percorso la scuola svolge un ruolo fondamentale, gli insegnanti sono spesso i primi a osservare le difficoltà – sottolinea Bertoli – e possono suggerire alle famiglie di avviare una valutazione. Un’attenzione precoce è fondamentale per evitare che il bambino accumuli frustrazione o perda fiducia nelle proprie capacità».

La ricerca scientifica ha individuato anche alcuni segnali che possono indicare un maggiore rischio di sviluppare difficoltà di apprendimento. «Uno degli indicatori più importanti riguarda i disturbi del linguaggio in età prescolare – spiega la logopedista – i bambini che hanno avuto difficoltà nello sviluppo linguistico possono incontrare più facilmente problemi nella lettura e nella scrittura».
Tra le competenze più importanti c’è la consapevolezza fonologica, ovvero la capacità di riconoscere e manipolare i suoni che compongono le parole come spiega la dottoressa: «è una competenza fondamentale per imparare a leggere e scrivere e quando questa abilità è fragile l’apprendimento può diventare più complesso. Anche la familiarità rappresenta un elemento da tenere in considerazione, gli studi evidenziano una componente neurobiologica nei Dsa– prosegue – e questo significa che in alcune famiglie può esserci una maggiore predisposizione».
L’importanza del lavoro di rete
Per questo motivo l’osservazione dello sviluppo linguistico nei primi anni di vita è molto importante perché quando emergono difficoltà nel linguaggio è utile intervenire precocemente – sottolinea – lavorare su queste competenze può aiutare a ridurre l’impatto delle difficoltà negli anni successivi». In questo contesto la figura del logopedista riveste un ruolo centrale perchè consiste nella valutazione e nel trattamento delle difficoltà comunicative e linguistiche, ma anche nel potenziamento delle competenze che rappresentano i prerequisiti per l’apprendimento della lettura e della scrittura.
Accanto all’intervento specialistico resta fondamentale la collaborazione tra scuola, famiglia e professionisti sanitari. «Il lavoro di rete è essenziale – evidenzia Bertoli – perché solo attraverso una collaborazione stretta è possibile costruire strategie educative e didattiche realmente efficaci». Quando questo supporto manca, le difficoltà scolastiche possono avere ripercussioni anche sul piano emotivo e il rischio – spiega – è che il bambino sviluppi frustrazione, demotivazione o senso di inadeguatezza, nei casi più difficili questo può portare anche all’abbandono scolastico».
Una scuola più inclusiva
Al contrario, una scuola informata e attenta può diventare un fattore di protezione, perché quando gli studenti si sentono compresi e sostenuti – conclude – riescono a sviluppare le proprie capacità e a trovare il loro modo di imparare». Dietro una diagnosi non ci sono solo difficoltà, ma anche potenzialità, curiosità e talenti che meritano di essere riconosciuti e valorizzati, promuovere la conoscenza dei disturbi specifici dell’apprendimento significa proprio questo: aiutare ogni studente a trovare il proprio percorso e a costruire un rapporto più sereno con la scuola.
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