Sempre più spesso si sente parlare di Dsa e Adhd, ma attorno a questi disturbi esistono ancora molti pregiudizi, soprattutto nel mondo della scuola e tra i coetanei. A fare chiarezza è la dottoressa Chiara Stampatori, neuropsicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale di Domus Salutis, che ogni giorno segue bambini, adolescenti e famiglie nel percorso diagnostico e riabilitativo, ospite a Teletutto Racconta.
Dottoressa Stampatori, partiamo dalle basi: cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento?
I Dsa sono disturbi del neurosviluppo, quindi presenti sin dalla nascita, con una forte componente neurobiologica e familiare. Riguardano la difficoltà del cervello nel rendere automatici alcuni processi cognitivi come la lettura, la scrittura o il calcolo. Per fare un esempio: un normolettore legge una parola senza pensare alla conversione delle lettere in suoni. Un bambino con dislessia, invece, deve compiere uno sforzo enorme per decodificare ogni singola parola. Questo comporta maggiore lentezza, più errori e spesso anche difficoltà nella comprensione del testo.
Quali sono i principali disturbi dell’apprendimento?
La dislessia riguarda la lettura, la disortografia la correttezza della scrittura, la disgrafia, l’aspetto grafico e motorio della scrittura, mentre la discalculia interessa le abilità matematiche e il calcolo. Spesso si pensa che si tratti semplicemente di poca applicazione o scarsa attenzione, ma non è così. Sono difficoltà specifiche che nulla hanno a che vedere con l’intelligenza.
Quando emergono i primi segnali?
I segnali più evidenti compaiono nei primi anni della scuola primaria, tra la prima e la seconda elementare. Un bambino che fatica a unire le sillabe, che commette molti errori fonologici o che incontra grandi difficoltà nella lettura e nella scrittura deve essere osservato con
attenzione. Tuttavia, alcuni campanelli d’allarme possono emergere già alla scuola dell’infanzia: difficoltà nelle rime, nel riconoscere i suoni delle parole, nella memorizzazione delle sequenze o nei prerequisiti numerici.
Quanto conta arrivare presto alla diagnosi?
La diagnosi precoce è fondamentale, prima si interviene, maggiore è la possibilità di ridurre l’impatto del disturbo sul percorso scolastico e soprattutto sul benessere emotivo del bambino. Oggi sappiamo che una diagnosi tardiva aumenta il rischio di ansia, bassa autostima e disturbi dell’umore in adolescenza. Molti ragazzi crescono sentendosi “meno capaci” rispetto ai compagni, senza capire il motivo delle proprie difficoltà.
In questo contesto si sente parlare sempre più anche di Adhd. Che relazione c’è con i Dsa?
«Dsa e Adhd spesso si presentano insieme. L’Adhd, cioè il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, comporta difficoltà attentive, impulsività e talvolta iperattività motoria o mentale. Un ragazzo può avere difficoltà a mantenere la concentrazione, organizzare il lavoro, gestire il tempo o controllare l’impulsività. È importante capire che non si tratta di svogliatezza o maleducazione, ma di un diverso funzionamento neurocognitivo.»

Oggi c’è ancora poca cultura su questi temi?
Sì, e questo è uno degli aspetti più dolorosi, in Italia manca ancora una reale cultura della neurodivergenza. Spesso i ragazzi con Dsa o Adhd vengono etichettati come pigri, distratti o poco impegnati. Anche tra i coetanei esiste ancora molta poca consapevolezza: capita che un bambino venga preso in giro perché utilizza strumenti compensativi come mappe concettuali, sintesi vocali o formulari. In realtà questi strumenti non sono facilitazioni, ma strumenti di equità, che permettono allo studente di esprimere le proprie capacità senza essere penalizzato dalla difficoltà specifica.
Perché è importante normalizzare l’utilizzo degli strumenti compensativi?
Perché aiutano il ragazzo a raggiungere autonomia e serenità, nessuno si stupisce se una persona con problemi di vista indossa gli occhiali. Allo stesso modo, uno studente con Dsa ha diritto agli strumenti che gli consentono di apprendere. Il problema è che spesso il giudizio sociale pesa ancora tantissimo, molti ragazzi evitano di usare gli strumenti compensativi per paura di sentirsi diversi o essere giudicati dai compagni.
Come si arriva alla diagnosi?
Dal 2010 la diagnosi di Dsa è multidisciplinare e coinvolge psicologa, logopedista e neuropsichiatra infantile. Attraverso test specifici si valutano lettura, scrittura, calcolo, attenzione e funzionamento cognitivo generale. Presso Domus Salutis è attivo “La Fabbrica delle Parole”, un percorso specialistico dedicato ai bambini e ai ragazzi con disturbi del neurosviluppo, dalla valutazione alla riabilitazione. Il servizio accompagna le famiglie attraverso un iter completo, con équipe specializzate nella diagnosi e nel trattamento di Dsa, Adhd e difficoltà attentive.
Una volta fatta la diagnosi, quali sono gli interventi più efficaci?
L’intervento principale è quello logopedico, spesso integrato dal supporto neuropsicologico, l’obiettivo non è “guarire” il bambino, perché un Dsa accompagna la persona per tutta la vita, ma aiutarlo a sviluppare strategie efficaci e strumenti compensativi che riducano la fatica. Il lavoro deve coinvolgere anche scuola e famiglia, creando una rete che sostenga il ragazzo senza colpevolizzarlo.
Qual è il messaggio che si sente di dare ai genitori?
Di non avere paura della diagnosi, dare un nome alle difficoltà di un bambino significa aiutarlo a capirsi e a non sentirsi sbagliato. Parlare apertamente di Dsa e Adhd con i propri figli è fondamentale. I bambini percepiscono molto presto la differenza rispetto ai compagni e, se
lasciati soli, rischiano di pensare di non essere abbastanza intelligenti o capaci, accoglierli, ascoltarli e spiegare loro che esistono strumenti e strategie per affrontare queste difficoltà, può davvero cambiare il loro percorso scolastico ed emotivo.


