Salute e benessere

Cosa raccontano i giovani bresciani allo psicologo

Ansia, autolesionismo e relazioni tossiche emergono grazie a «Scuola in ascolto»: l’intervista alla psicologa Linda Biglietti
Daniela Zorat
Anche per i giovani e giovanissimi andare dallo psicologo è ormai un'abitudine
Anche per i giovani e giovanissimi andare dallo psicologo è ormai un'abitudine

Il progetto «Scuola in ascolto» ideato dalla Regione per intercettare fragilità e bisogni di adolescenti e giovani proprio tra i banchi e dare loro un supporto ha coinvolto tra la nostra città e la provincia otto reti territoriali – quattro nell’ambito statale, due paritarie e due legate ai percorsi di Istruzione e formazione professionale (IeFP) – e ha portato alla contrattualizzazione di 75 professionisti, tra cui 56 psicologi e 22 pedagogisti. Le istituzioni scolastiche interessate sono complessivamente 158, mentre i beneficiari diretti degli interventi sono circa ventimila. Linda Biglietti, psicologa, è una dei professionisti che ha potuto incontrare i ragazzi, in una scuola superiore della città, parlare con i docenti e le famiglie.

Che esperienza è stata?

Il mio è un bilancio molto positivo e ritengo che questo progetto, molto coraggioso da parte dell’assessora Simona Tironi, rappresenti una strategia d’aiuto vincente e fondamentale per promuovere il benessere psicofisico dei giovani, intercettando le loro difficoltà precocemente e offrendo risposte concrete.

La psicologa Linda Biglietti
La psicologa Linda Biglietti

Come funziona, esiste uno sportello?

Gli istituti hanno predisposto delle stanze in cui i ragazzi vengono a parlare con noi di ogni problematica che stanno affrontando. Fissano un appuntamento e poi vengono, in autonomia, in questo ambiente libero e non giudicante, aperto due giorni la settimana. Anche a professori e genitori. La privacy di tutti viene comunque tutelata.

Quali sono le fragilità che emergono dai vostri incontri?

Le difficoltà emotive dei ragazzi e delle ragazze, ovviamente, sono in aumento. Si passa dai gesti di autolesionismo all’avvicinamento alle sostanze stupefacenti; alcuni si sentono isolati, coltivano le amicizie social virtuali e non quelle reali. Alcuni hanno problematiche più semplici come la gestione dell’ansia per una verifica, e li vedo una sola volta, mentre altri con problematiche più profonde li incontro anche quattro o cinque volte. È in aumento l’ansia da prestazione perché temono molto il giudizio degli altri e soprattutto non sanno gestire la frustrazione se qualcosa non va per il verso giusto. Certi adolescenti non riescono a cogliere che loro non sono il voto che prendono, ma che dovrebbero cercare di capire cosa hanno sbagliato per poter rimediare, senza farsi abbattere.

Quali altri elementi ha ritrovato parlando con loro?

Hanno solitamente una bassa autostima di se stessi, e su questo si dovrà lavorare con la scuola e le famiglie. Questa bassa autostima va ad incrementare anche i disturbi alimentari. E questo anche per i modelli di persone con fisico al top che si vedono sui social. Ci sono poi anche quelli che si tagliano. Ricordo una ragazzina che mi disse di sentirsi come un palloncino pieno d’acqua. «Quando mi taglio – mi raccontò – è come se tutto il male che ho dentro uscisse fuori, come fa il liquido. Al momento non sento male, ma sento di dovermi liberare dal dolore che ho dentro».

E tutto questo dolore da cosa nasce?

Dal fatto, ad esempio, che a casa i ragazzi non si sentano liberi di parlare ai genitori. O anche per le relazioni tra pari. Con un aumento delle relazioni che possiamo definire tossiche. Ad esempio stanno aumentando le ragazze che fanno coppia con maschi che prima sembrano principi azzurri e poi iniziano a volerle controllare in tutto, dagli abiti che indossano alla password del telefono, dalle amicizie agli hobby. E queste giovani confondono questi atteggiamenti con l’amore, li giustificano e si adattano.

E i rapporti con le famiglie?

Anche questi incidono sul benessere dei giovani. A padri e madri cerchiamo di far capire com’è veramente il figlio, quali siano i suoi bisogni e quali potrebbero essere le motivazioni per le quali si comporta come un ribelle. Può incidere ad esempio la scelta della scuola, ne viene imposta una senza ascoltare i desideri del ragazzo; molti genitori sminuiscono le capacità del figlio, impongono il loro metodo di studio; se sono separati spesso si rimpallano le responsabilità e non hanno un patto educativo tra loro.

Bullismo e cyberbullismo?

Esistono, esistono. Più subdolo è quello che viaggia sul cellulare, che spesso si configura come una vera violenza psicologica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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