Il cervello non dorme mai: perché il riposo è fondamentale per la salute

Daniela Affinita
Dormire bene non è un lusso, ma una necessità biologica: il tema è stato affrontato durante una puntata di Obiettivo Salute
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Obiettivo salute - Disturbi del sonno
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Dormire non significa «staccare la spina». Durante la notte il cervello continua a lavorare: rielabora le informazioni, consolida i ricordi, ristabilisce l’equilibrio dell’organismo. Quando questo processo si altera, le conseguenze non si limitano alla stanchezza, ma coinvolgono memoria, concentrazione, umore e salute generale.

Il tema è stato affrontato in una puntata di Obiettivo Salute (si può rivedere qui), che ha ospitato Mariapia Pasolini, responsabile del Centro di medicina del sonno dell’Asst Spedali Civili, insieme ai neurologi Paolo Costa e Cinzia Zatti, per fare il punto sull’importanza del riposo notturno per il benessere fisico e mentale.

Fase attiva per il cervello

«Il sonno non è una pausa passiva – spiega Mariapia Pasolini – ma una fase estremamente attiva per il cervello. Durante la notte il sistema nervoso riorganizza le informazioni raccolte durante il giorno, rafforza la memoria e ripristina le energie cognitive». Le diverse fasi, dal sonno leggero a quello profondo fino alla fase Rem, svolgono funzioni specifiche: alcune sono fondamentali per il recupero fisico, altre per i processi mentali legati alla memoria e all’apprendimento. «Se queste fasi vengono interrotte o ridotte – aggiunge – il cervello non riesce a svolgere correttamente il proprio lavoro e la stanchezza può diventare cronica».

Dormire poco non significa soltanto sentirsi affaticati il giorno dopo. Nel tempo, una cattiva qualità del sonno può avere effetti più profondi. «La privazione di sonno – sottolinea Pasolini – altera attenzione, memoria e capacità decisionale e incide anche sull’equilibrio emotivo». Il legame tra sonno e salute mentale è stretto: ansia, irritabilità e difficoltà di concentrazione sono spesso tra i primi segnali di un riposo insufficiente. «Il cervello ha bisogno di dormire per regolare le emozioni – osserva Paolo Costa – quando il sonno è disturbato aumenta la vulnerabilità allo stress e possono accentuarsi i disturbi dell’umore».

Disturbi del sonno

Tra le cause più comuni dei disturbi del sonno figurano stress, ritmi di vita irregolari e uso eccessivo della tecnologia. «Smartphone e tablet prima di dormire interferiscono con la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia – ricorda Costa – la luce blu dei dispositivi elettronici mantiene il cervello in uno stato di allerta». Anche preoccupazioni e tensioni quotidiane possono ostacolare l’addormentamento e compromettere la qualità del riposo.

Tra i disturbi più diffusi nella popolazione adulta ci sono insonnia e apnee notturne, oltre a condizioni più rare come la narcolessia. «L’insonnia diventa patologica quando la difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno si ripete nel tempo e compromette la qualità della vita», spiega Pasolini. Molto comune, ma spesso sottovalutato, è il disturbo delle apnee ostruttive del sonno. «Le apnee provocano interruzioni della respirazione durante la notte – precisa Costa – chi ne soffre spesso russa, si sveglia stanco e può avere sonnolenza durante il giorno». Cinzia Zatti invita a non ignorare i segnali: «Russamento intenso, pause respiratorie nel sonno, mal di testa al risveglio o stanchezza persistente possono essere campanelli d’allarme. In questi casi è importante rivolgersi a uno specialista».

Strumenti diagnostici

Oggi esistono strumenti diagnostici efficaci per individuare i disturbi del sonno. «Nei centri dedicati possiamo valutare la qualità del riposo con esami specifici come la polisonnografia – spiega Pasolini – che registra durante la notte diversi parametri, tra cui attività cerebrale, respirazione, battito cardiaco e movimenti. Questo consente di individuare con precisione eventuali disturbi e impostare una terapia mirata».

Oggi esistono strumenti diagnostici molto efficaci per individuare i disturbi del sonno © www.giornaledibrescia.it
Oggi esistono strumenti diagnostici molto efficaci per individuare i disturbi del sonno © www.giornaledibrescia.it

Quando si parla di insonnia, la prima soluzione che viene in mente sono i farmaci. In realtà spesso esistono approcci altrettanto efficaci senza ricorrere subito alle medicine. «Le terapie non farmacologiche rappresentano spesso il primo passo – chiarisce Costa – tra queste c’è la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia, che aiuta a modificare abitudini e pensieri legati al sonno. I farmaci possono essere utili, ma solo in situazioni specifiche e per periodi limitati».

Migliorare il sonno significa anche cambiare alcune abitudini quotidiane: andare a dormire e svegliarsi a orari regolari, limitare l’uso dei dispositivi elettronici la sera, evitare pasti pesanti o caffeina prima di coricarsi. «Muoversi durante il giorno favorisce un sonno più profondo e regolare – aggiunge Costa – purché l’attività fisica non venga svolta immediatamente prima di andare a letto».

Come capire se il sonno è davvero ristoratore? «Se al mattino ci sentiamo riposati, lucidi e pronti ad affrontare la giornata – conclude Pasolini – significa che il cervello ha potuto svolgere correttamente il suo lavoro durante la notte».

Dormire bene non è un lusso, ma una necessità biologica. Il sonno è uno dei pilastri della salute, insieme ad alimentazione e attività fisica. Proteggerlo significa prendersi cura del proprio cervello e del proprio equilibrio emotivo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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